Brexit, vertice Johnson – Junker e risoluzione parlamentare in vista dell’uscita dall’UE

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Boris Johnson ha incontrato lunedì 16 settembre il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a Lussemburgo. Al centro del vertice è stata ancora una volta la questione Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. L’incontro è stato il primo colloquio faccia a faccia per i due leader, dato che in una telefonata con Juncker di circa due settimane fa, Johnson ha rifiutato l’opzione di andare a Bruxelles per una riunione. Per Johnson l’incontro sembra essere stato costruttivo, mentre Juncker non ha condiviso tale pensiero: il presidente Juncker ha ricordato che è responsabilità del Regno Unito presentare soluzioni giuridicamente operative e compatibili con l’accordo di recesso, sottolineando poi la costante volontà e apertura della Commissione di esaminare se tali proposte soddisfino gli obiettivi del sostegno. Tuttavia, tali proposte non sono ancora state fatte. Sebbene Johnson sembri dover richiedere una proroga della data di uscita dall’UE secondo il Parlamento inglese, la situazione è tutt’ora ancora aperta, e ad intervenire sono molti attori politici ed importanti istituzioni.

L’attuale presidente del Consiglio dell’Unione Europea, il primo ministro finlandese Antti Rinne, in accordo con il presidente francese Macron, ha invitato il Regno Unito a presentare il suo piano per la Brexit entro la fine di settembre, così da poter procedere con l’uscita il 31 ottobre 2019. Dopo l’iniziale risposta di rispettare i propri tempi – “presenteremo soluzioni scritte formali quando saremo pronti, non secondo una scadenza artificiale, e quando l’UE sarà chiara sul fatto che si impegnerà in modo costruttivo su di esse in sostituzione del sostegno” – un portavoce del governo britannico ha confermato che i “documenti tecnici non riservati che riflettono le idee che il Regno Unito ha avanzato” sono stati già condivisi con Bruxelles. Il documento informale ha come principale argomento il backstop, un meccanismo che si attiverà solo nel caso in cui non venga trovato un accordo su Regno Unito e UE in merito al confine irlandese. In questa fase si prevedono dunque una serie di discussioni tecniche che si terranno ora tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea, seguite da alcuni colloqui tra il segretario alla Brexit Stephen Barclay e il capo negoziatore di Bruxelles Michel Barnier. Boris Johnson ha dichiarato di poter raggiungere un nuovo accordo il 17 ottobre, data del prossimo Consiglio europeo; in caso contrario, rimane comunque l’opzione no deal che avverrà il 31 ottobre.

Anche il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria ha affrontato la questione: con una risoluzione approvata mercoledì con 544 voti favorevoli, 126 contrari e 38 astensioni, i parlamentari europei hanno sottolineato l’importanza di una cosiddetta “Brexit ordinata”, con un accordo di recesso che sia equo, equilibrato e che garantisca la certezza del diritto, sia inglese che europeo. L’accordo dovrebbe infatti salvaguardare i diritti e le scelte di vita di cittadini europei e britannici, offrendo un meccanismo di risoluzione rispetto agli obblighi finanziati del Regno Unito e rispondendo alla richiesta di un periodo di transizione; non meno importante è il meccanismo di backstop a salvaguardia dell’Irlanda. Gli eurodeputati sono anche pronti ad esaminare soluzioni alternative giuridicamente e operativamente credibili e in linea con i principi dell’UE, a patto che vi sia nell’accordo un meccanismo di salvaguardia. In caso di no deal, secondo i deputati europei il Regno Unito è l’unico responsabile ed in quanto tale si dovrebbe assumere le conseguenze. In ogni caso, l’uscita senza accordo non eliminerebbe in alcun modo gli obblighi e gli impegni inglesi nei settori finanziari e di protezione dei diritti dei cittadini. Per questo, i deputati credono sia necessario pianificare una serie di misure di preparazione e di emergenza in caso di recesso senza accordo, soprattutto a tutela di quella che è la massima priorità del Parlamento europeo, la salvaguardia dei diritti e delle scelte di vita dei cittadini UE nel Regno Unito e inglesi nell’Unione Europea: proprio ciò che si intende con Brexit “ordinata”, obiettivo che il Parlamento europeo è disposto a raggiungere anche concedendo una ulteriore proroga qualora fosse richiesta dal Regno Unito. A seguito di tale risoluzione, Boris Johnson si è rivolto al Presidente dell’Europarlamento David Sassoli e con una telefonata lo ha invitato a Londra, sottolineando l’importanza del Parlamento europeo nei negoziati sulla Brexit. La prima conversazione tra i due leader è stata incentrata sull’auspicio da parte di entrambi di trovare un accordo positivo per l’uscita del Regno Unito dall’UE. Proprio come emerge dalla risoluzione dell’Eurocamera, anche il presidente Sassoli ha ribadito la priorità europea, la garanzia dei diritti dei cittadini e la protezione del processo di pace in Irlanda del Nord, oltre a ribadire che l’accordo di uscita deve essere approvato da entrambi i Parlamenti, europeo e inglese.

Johnson ha dichiarato il successo dei colloqui con Bruxelles ed ha affermato che la Gran Bretagna riuscirà nell’impresa di uscire dall’Unione Europea, paragonandola ad Hulk, il supereroe: “Più si arrabbia, più Hulk diventa forte. E riesce sempre a fuggire, non importa quanto sembra imprigionato. Lo stesso vale per questo Paese”.

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