Ostpolitik: la normalizzazione dei rapporti con la Russia e il ruolo di Macron

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Il 7 Settembre si è compiuto quello che molti media hanno definito “un’operazione storica”: lo scambio di 70 detenuti tra Federazione Russa e Ucraina. Nelle immagini in diretta dai due aeroporti dove sono atterrati gli aerei con a bordo gli ex prigionieri, le telecamere si sono soffermate sul alcune personalità divenute negli anni del conflitto simboli della resistenza del rispettivo nemico: il regista ucraino Oleg Sentsov, vincitore del Premio Sakhrav nel 2018, i 24 marinai ucraini arrestati l’anno scorso nell’incidente dello stretto di Kerch, il comandante filorusso dei separatisti del Donbass Vladimir Tsemakh e il giornalista dell’agenzia statale russa Ria Novosti.

L’evento è segnale sicuramente di una distensione dei rapporti tra Putin e il Presidente Zelenski: il Capo di Stato ucraino ha parlato di “un primo passo verso la pace” ed anche la portavoce del Ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakharova ha dichiarato “è un passo importante, è necessario mantenere questo atteggiamento per risolvere il più possibile i problemi” .

Lo scambio di prigionieri è stato accolto favorevolmente anche a livello internazionale, in proposito si sono espressi l’ONU e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, concordi nell’affermare che da questo evento potranno ripartire degli accordi bilaterali per cercare di risolvere i conflitti in Crimea e nella regione del Donbass. L’obiettivo auspicato sarebbe infatti quello di rilanciare gli accordi di Minsk, interrotti nel 2015 a causa della decisione di Putin di invadere la Crimea, e a questo proposito stanno lavorando in qualità di mediatori la Germania e soprattutto la Francia.

I tentativi di Emmanuel Macron di rilanciare i rapporti con la Russia risalgono ad agosto, quando il Presidente francese ha invitato il suo omologo russo nella sua tenuta nel sud della Francia, a Bregançon. In occasione dell’incontro, i due leader hanno dichiarato che Ukraina, Iran e Libia sono in questo momento questioni prioritarie, sulle quali peraltro le visioni dei due non divergono poi molto. In Libia infatti sostengono entrambi economicamente il generale Haftar e rispetto all’Iran sia Putin che Macron sono concordi nel voler evitare un’escalation di tensioni.

Il tentativo di Macron di rilanciare i rapporti con Putin sono da attribuire alla volontà del Presidente francese di “creare una nuova architettura di sicurezza e fiducia in Europa”, obiettivo che passa necessariamente attraverso la pacificazione con il vicino dell’est. Inoltre, in vista di una possibile pacificazione tra Mosca e Kiev, un eventuale ruolo di mediatore del presidente francese risalterebbe agli occhi della comunità internazionale e alla storia: il conflitto in Crimea e in Donbass infatti va avanti da 5 anni e ha già provocato 14.000 morti.

Due giorni dopo lo storico scambio di prigionieri è avvenuto un colloquio telefonico tra Macron e Putin, dove il primo ha reso omaggio al secondo per l’evento, sono inoltre state discusse alcune questioni di sicurezza che sarebbero state poi affrontate nei dettagli qualche giorno dopo dai due ministri francesi degli Esteri e della Difesa recatisi a Mosca per incontrare i loro omologhi russi.

Questa struttura di incontro 2+2 era stata usata precedentemente solo nel 1990, subito dopo la caduta del muro di Berlino, quando si auspicava che la Russia potesse intraprendere un cammino democratico e si tratta di una struttura di incontro che serve a rafforzare un legame. Si tratta anche del primo incontro con la Russia da quando, nel 2014, Putin aveva invaso la Crimea, la prima annessione di un territorio in Europa ottenuta con la forza dopo la seconda guerra mondiale.

I ministri le Drian e Parley hanno quindi incontrato i loro omologhi Sergei Lavrov e Sergei Shoigu, oggetto dei colloqui è stato proprio la soluzione del conflitto in Ucraina, si è poi definito un secondo appuntamento per fine settembre, in formato Quartetto di Normandia, tra Germania, Francia, Russia e Ucraina.

Il tentativo di Macron di riaprire un dialogo con Putin tuttavia ha suscitato alcuni scetticismi, sia al livello internazionale che nella comunità di esperti di questioni russe. A pochi giorni dal G7 di Biarritz infatti il tema del ritorno di un G8 con anche la Russia ha diviso i tavoli, favorevoli Parigi e Washington, contrarie Londra e Bruxelles. I bombardamenti in Siria, l’annessione della Crimea, la sistematica violazione dei diritti umani: sono vari gli ostacoli da sormontare prima di poter accettare una normalizzazione completa dei rapporti con la Russia.

Questo avvicinamento tra l’altro avviene proprio nel momento in cui Putin ha imposto una stretta alla democrazia nel suo paese, le ultime elezioni municipali che si sono tenute a Mosca ne sono state la prova: candidature di concorrenti indipendenti invalidate con motivi pretestuosi, polizia presente ai seggi elettorali, 2000 arresti durante la manifestazioni anti governative. In un articolo del Times, la Russia è stata definita una “Democrazia Potemkin”, con riferimento ai villaggi di carta pesta fatti costruire dal principe Grigorij Aleksandrovič Potëmkin per impressionare la Zarina Caterina II di Russia in occasione di una sua visita. “Le elezioni in Russia non hanno neanche la parvenza di Democrazia” ha sostenuto avvocato e leader dell’opposizione di Russia Unita. Ljubov Sobol,

La fragilità della politica estera comune europea si sta dimostrando anche in questa occasione, non sembra infatti esserci un’univocità rispetto alla volontà o meno di normalizzare i rapporti con la Russia, dal momento che solo la Francia e in seconda battuta la Germania si sono poste in prima linea per aprire un dialogo, mentre Bruxelles e Londra si sono dimostrate reticenti.

Le democrazie liberali dovrebbero sempre mantenere un fronte comune forte e coerente, soprattutto nei confronti di paesi dove, come in Russia, lo Stato di diritto é sotto attacco.

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