QUALE FUTURO PER LA DIFESA EUROPEA?

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La difesa europea è un tema molto caldo, che spesso suscita polemiche e accesi dibattiti. In primis, perché la definizione stessa dell’argomento è difficile: cosa si intende per “difesa europea”? Ma soprattutto i 28 stati Membri dell’Unione la concepiscono nel medesimo modo? Non sono rare, infatti, le differenze di opinione (e di posizione) in riferimento a specifiche tematiche, siano queste l’immigrazione o l’accordo con l’Iran. A ciò si aggiunge la complessità dello scenario internazionale odierno, caratterizzato da minacce molteplici e diversificate, che crea un ambiente complesso ed entro cui risulta difficile orientarsi. Il seguente articolo mira a fare un po’ di chiarezza non solo sulle tematiche attualmente più rilevanti – anche alla luce del recente meeting informale tra in ministri delle Difesa europei tenutosi a Helsinki a fine agosto – ma anche su alcuni degli attori chiave in materia di difesa europea, e sulle iniziative in vigore, in particolar modo nel campo della ricerca e degli investimenti.

Spesso i termini difesa e sicurezza sono usati come sinonimo e una discreta confusione può nascere in relazione a cosa significhi uno e cosa l’altro. Con il termine “sicurezza” facciamo riferimento a una sfera più ampia, che comprende diverse dimensioni, da quella politica, a quella economica, sociale o ambientale. In breve, è una condizione di assenza di minacce o pericoli, tale per cui l’ambiente (e le persone che lo abitano) risulta “sicuro”, ovvero privo di potenziali pericoli o dotato delle misure in grado di mitigarli,/arginarli qualora essi si manifestino. La difesa, sebbene strettamente connessa al concetto di sicurezza appena illustrato, si riferisce a un settore più definito e specifico, ovvero comprende tutte quelle azioni, iniziative, strumenti volti a difendere da un attacco o resistervi. Nella grande famiglia della difesa rientrano, perciò, non soltanto armamenti, equipaggiamenti militari e truppe, ma anche tutti i processi di analisi e decision-making che portano a delineare strategie militari e investimenti nel campo della difesa.

Ma chi se ne occupa a livello europeo?

Quando parliamo di difesa europea diversi attori devono essere tenuti in considerazione. Tra questi, sicuramente l’Agenzia Europea per la Difesa (AED), ovvero l’istituzione incaricata di coordinare e supportare gli stati membri dell’UE (eccetto la Danimarca) nell’ottica di migliorare le proprie capacità difensive, facilitando in questo modo la cooperazione tra i paesi membri nel campo della difesa. L’AED  promuove e finanzia progetti di ricerca e sviluppo volti a migliorare le capacità difensive dell’Unione, in modo da renderle più adatte al contesto internazionale odierno e alle sfide che esso pone. L’Agenzia è presieduta dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, incarico in questo momento coperto da Federica Mogherini.

Diversi programmi e iniziative sono tra le attuali priorità dell’AED, la molteplicità delle quali dà un’idea della strada e degli obiettivi che l’Unione vuole perseguire in materia di difesa.

Di centrale importanza la Permanent Structure Cooperation (PESCO, Struttura di Cooperazione Permanente), l’istituzione nata nel novembre 2017 con l’obiettivo di rafforzare le capacità di difesa dell’UE, attraverso un meccanismo volto appunto a limitare le incompatibilità esistenti tra i diversi sistemi nazionali, ad evitare “duplicazioni” di capacità e, non in ultimo, a migliorare il coordinamento tra le varie strutture. Ad oggi, la PESCO conta 25 paesi membri dell’UE e conta più di trenta progetti in diverse aree, tra cui sistemi di sorveglianza, sistemi di comando e controllo strategico, sistemi a pilotaggio remoto, condivisione di informazioni e numerosi altri, spaziando da quelli di natura più tattica fino a quelli a caratteri maggiormente strategico.

Un’altra importante iniziativa è la Coordinated Annual Review on Defence (CARD), introdotta dagli stati membri nel maggio del 2017 con l’obiettivo di adattare e uniformare i cicli di pianificazione nazionale nella difesa e le pratiche legate allo sviluppo delle capacità militari. Dopo essere stata testata, ne è stata decisa l’introduzione effettiva il prossimo autunno. In parallelo, è stato lanciato anche il Capability Development Plan (CDP), uno strumento volto a fornire ai decision-makers nazionali ed europei un quadro esaustivo e aggiornato circa le capacità difensive dell’Unione, e quindi il loro status e sviluppo. Il CDP analizza le future minacce per la sicurezza europea, individuando, così, le necessità in termini di capacità militari e strategiche e fornendo in questo modo una serie di priorità sulle quali investire. Il CDP è approvato in accordo dagli Stati Membri e viene revisionato periodicamente. L’ultima versione (giugno 2018) ha indicato undici priorità: funzionalità per le operazioni nel dominio cyber; servizi di informazione e comunicazione basati sullo spazio; superiorità nelle informazioni; capacità di combattimento terrestre; capacità logistiche e di supporto medico; capacità di manovra navale; controllo subacqueo per una maggiore resilienza nei mari; superiorità aerea; mobilità aerea; integrazione delle capacità militari aeree in un settore aereonautico in evoluzione; capacità interdominio per permettere all’UE di raggiungere le sue ambizioni strategiche.

Vediamo, dunque, come oggi più che in passato l’Unione stia spingendo per un maggior potenziamento delle proprie capacità militari, un più efficace coordinamento tra gli assets nazionali e il raggiungimento di una maggiore autonomia strategica, che la renda, cioè meno dipendente dall’intervento di attori esterni. In occasione dell’ultimo meeting informale dei Ministri della Difesa, tenutosi lo scorso 28-29 agosto a Helsinki, sono emersi tre settori prioritari, verso i quali saranno maggiormente diretti gli sforzi dell’UE. In primis, il ruolo dell’intelligenza artificiale e le opportunità che questa tecnologia può creare nell’ambito della difesa e della sicurezza. In secondo luogo, il tema del cambiamento climatico e di come, al di là dell’aspetto ambientale, questo fenomeno possa avere ripercussioni ed impatto significativi sulle capacità militari. Infine, la sicurezza marittima, una delle dimensioni più peculiari della nostra Unione.

Per quanto riguarda il primo aspetto, i ministri europei hanno discusso le potenzialità della digitalizzazione e dei sistemi IA nelle tecnologie difensive, così come le minacce e le vulnerabilità che ne derivano. Non sono stati trascurati gli aspetti etici e legali legati all’introduzione di questi sistemi, nell’ottica di aver un frame work normativo più definito e uniforme a livello europeo.

In riferimento al climate change, due gli aspetti principali trattati. In primis, il ruolo che le forze armate possono giocare per combattere i problemi determinati dai cambiamenti climatici, riducendo – ad esempio – la dipendenza energetica o l’inquinamento derivante dall’utilizzo dei sistemi d’arma. In secondo luogo, l’effetto che il cambiamento climatico e atmosferico può avere sui conflitti e, conseguentemente, sul modo in cui le forze militari e gli equipaggiamenti potranno essere impiegati nei relativi teatri di guerra. L’esigenza sarà, dunque, quella di adattare gli assetti militari ai nuovi contesti.

Infine la sicurezza marittima, un nodo strategico per l’UE non soltanto in termini di sicurezza ma anche per quanto riguarda la dimensione economica e commerciale. Sicurezza marittima significa, quindi, non soltanto rimuovere le minacce che incombono sulle nostre acque, ma anche garantire la libertà di navigazione e la sicurezza delle rotte marittime internazionali. Tra le nuove iniziative in via di definizione, vi è la cosiddetta Coordinated Maritime Presences in determinate aree di interesse strategico per l’Unione. Questo concetto, che verrà ulteriormente approfondito e sviluppato nei mesi futuri, prevedrebbe lo stanziamento di assets navali, da parte degli Stati Membri su base volontaria e sotto il controllo delle rispettive autorità nazionali, con l’intento di condividere informazioni, analisi e intelligence circa le specifiche aree, e con l’obiettivo di promuovere una maggiore cooperazione tra le forze militari in mare e una migliore partnership con le guardie costiere delle aree interessate.

 

 

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