Appello Relatore speciale ONU alla Nigeria: il paese è una “pentola a pressione”, stop alle violenze

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Il Relatore speciale delle Nazioni Unite (ONU) sulle uccisioni extragiudiziali Agnes Callamard, ha condannato la crescente violenza in Nigeria e la grave “mancanza di responsabilità” per gli autori dei crimini. Agnes Callamard ha infatti effettuato una visita ufficiale nel Paese dal 19 agosto al 3 settembre 2019, al fine di esaminare lo stato delle violazioni del diritto alla vita da parte di attori statali e non, nonché l’effettività delle misure intraprese dal governo per contrastare i frequenti casi di uccisioni e rapimenti. La Federazione nigeriana viene descritta come una “pentola a pressione” in cui ai conflitti interni ed al problema dell’estremismo islamico, si aggiungono la povertà generalizzata ed i cambiamenti climatici, contribuendo ad affievolire l’idea dello Stato di diritto nigeriano come una realtà certa. Nella relazione presentata il Relatore speciale ONU si sottolinea la necessità di aiuti urgenti finalizzati a porre fine all’attuale stato di insicurezza e a garantire protezione ai cittadini, spesso coinvolti nella lotta tra pastori nomadi e agricoltori delle regioni centrali e negli attacchi del gruppo islamista di Boko Haram. Il nome di questa organizzazione estremista nigeriana letteralmente significa “l’istruzione occidentale è proibita”, rendendo evidente la dura opposizione all’Occidente, inteso come corruttore dell’Islam.

Negli ultimi 5 anni il numero di attacchi e di uccisioni ad opera dell’organizzazione è costantemente aumentato e, se questo fenomeno di crescente violenza sarà ignorato, l’effetto a catena nell’intera regione africana sarà inevitabile. Il gruppo fondamentalista ha iniziato ad operare attivamente dal 2009 e, da quell’anno, ha ucciso più di 30mila persone costringendo 2,6 milioni di cittadini nigeriani ad abbandonare le proprie case cercando rifugio altrove. L’attività del gruppo armato, in costante crescita, dopo essersi originata nel Nord-Est della Nigeria è riuscita ad estendersi, incontrando sostenitori negli Stati confinanti, in particolare in Niger, Camerun e Ciad. I quattro Stati hanno istituito nell’aprile 2012 una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF) al fine di contrastare le attività dei ribelli, ma la crisi umanitaria raggiunge ancora livelli di estrema gravità in tutta la regione. A peggiorare la situazione interviene un “generalizzato sistema di impunità”, tanto che in più di un decennio di attività, nessun membro di spicco e nessun finanziatore dell’organizzazione è mai stato condannato. La promessa dell’attuale presidente nigeriano Muhammadu Buhari, al suo secondo mandato consecutivo, di fare della sicurezza interna la priorità assoluta della sua azione politica non sembra essersi concretizzata. Nonostante il capo di Stato abbia più volte annunciato di aver debellato l’organizzazione terroristica di Boko Haram, gli attacchi sono sempre più frequenti ed il tasso di mortalità sempre più alto. L’ultimo il 28 luglio scorso, in cui almeno 65 persone hanno perso la vita a seguito di un attacco dei militanti dell’organizzazione nello Stato nordorientale del Borno.

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