Commissione europea, al via le audizioni dei candidati

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Il 26 agosto sono iniziate le audizioni dei candidati al ruolo di commissario europeo: i 28 futuri commissari devono passare attraverso un duro processo di verifica parlamentare. Il Consiglio, sulla base delle nomine statali, adotta un elenco di candidati commissari, uno per ciascuno Stato membro. Prima che i commissari designati possano entrare in carica, il Parlamento organizza le audizioni con i candidati proposti per esaminare le loro capacità e qualifiche.

Di seguito, i commissari designati compaiono davanti alle commissioni parlamentari in quelli che saranno i loro settori di responsabilità; ciascun comitato si riunisce per elaborare la propria valutazione delle competenze del candidato, che viene poi inviato alla Conferenza dei presidenti, composta dai leader dei gruppi politici e dal presidente del Parlamento. Quest’ultima invia le lettere di valutazione – che possono essere anche negative, facendo ritirare i candidati – al Presidente del Parlamento, chiudendo così le audizioni. L’intera Commissione, compreso il Presidente della Commissione e l’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, verrà quindi approvata con un voto unico di consenso da parte del Parlamento. Infine, dopo che il Presidente e i Commissari sono stati approvati dal Parlamento, sono nominati formalmente dal Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata.

Gli incarichi vengono assegnati attraverso un gioco di incastri che considera diversi fattori, come il peso del paese all’interno dell’Unione, lo spessore del candidato, compensazioni rispetto a vecchi negoziati, ma anche la famiglia politica, il genere e l’età dei vari nominati. Per il momento è stato stabilito che la presidente sarà Von der Leyen (di centrodestra), e i primi vicepresidenti saranno probabilmente Frans Timmermans (di centrosinistra) e Margrethe Vestager (liberale); l’Alto Rappresentante agli Esteri sarà lo spagnolo Josep Borrell (socialista). In qualità di prima donna presidente, la Von der Leyen ha voluto sin da subito sottolineare l’importanza della parità di genere. Per questo motivo, ha affermato di voler lavorare con almeno 13 donne, quattro in più rispetto alla Commissione Juncker, ed ha chiesto a tutti gli Stati membri di indicare due nomi, un uomo e una donna, per il ruolo di commissario. La sua richiesta è stata ben precisa ed ha compreso anche la data: entro il 26 agosto tutti gli Stati avrebbero dovuto fare i nomi, così da iniziare le audizioni per avere una probabile lista che verrà presentata direttamente dalla Von del Leyen a metà mese, alla luce del fatto che il 1° novembre la Commissione dovrebbe entrare in carica ufficialmente.

Non tutti i paesi hanno ufficialmente seguito la richiesta della Von der Leyen di nominare un uomo e una donna, poiché alcuni Stati hanno nominato direttamente una donna, mentre altri candidati stanno preparando il loro secondo mandato, essendo già parte della squadra di Juncker. Inoltre, alcuni Stati hanno richiesto più tempo per le nomine: Francia e Italia il 26 agosto non hanno presentato alcun nome, così come la Gran Bretagna. Due giorni dopo la scadenza per la presentazione delle candidature, il governo francese ha proposto a Sylvie Goulard di assumere la posizione di Commissario europeo: se la sua nomina avrà successo, sarà la rappresentante della Francia nel collegio dei commissari di Ursula Von der Leyen; esperta di economia, 54 anni, ha lavorato nell’ex gabinetto del capo della Commissione Romano Prodi e potrebbe essere in corsa per supervisionare una potenziale nuova direzione generale della Commissione europea, quella di una DG di difesa. Quanto all’Italia, la situazione di crisi di governo ha rallentato molto la scelta del candidato – commissario. Le dimissioni del Primo Ministro Conte hanno reso difficile l’indicazione dei nomi entro il 26 agosto, considerando anche che le più importanti istituzioni italiane si sono trovate a dover affrontare le consultazioni per dar vita a nuovi accordi politici dopo la caduta del governo. Inoltre, per il risultato delle elezioni europee, sin dall’inizio si è dubitato del fatto che all’Italia potesse andare un ruolo di primo piano a livello di commissari, in quanto né la Lega né il Movimento 5 Stelle fanno parte delle forze politiche che gestiranno la legislazione europea per i prossimi cinque anni. Sebbene inizialmente i due partiti abbiano espresso alcune preferenze di ruolo e di nome, con l’avanzare della crisi la situazione è rimasta in stallo. Ci si è trovati in una fase di transizione per cui il nuovo commissario avrebbe potuto essere indicato da un governo indebolito e dopo qualche giorno caduto, e dunque si è preferito attendere. Un’importante carica per l’Italia già è stata ottenuta con l’elezione di David Sassoli a Presidente del Parlamento europeo, dunque non si è certi sul tipo di incarico che riceveranno i commissari e sul giudizio che riserverà il Parlamento europeo. Infine, per quanto riguarda il Regno Unito, il governo britannico ha annunciato di non voler inviare un proprio rappresentante a Bruxelles, confermando la volontà di uscire dall’Unione Europea il prossimo 31 ottobre.

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