Anniversario della catena umana che ha attraversato i paesi baltici per chiedere l’indipendenza dall’Urrs e scenari odierni

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Il 23 agosto si celebra il trentesimo anniversario della catena umana lunga circa 600 chilometri che, nel 1989 ha collegato le tre capitali degli stati baltici: Tallinn, Riga e Vilnius. Organizzata come una protesta non violenta nata dai movimenti indipendentisti delle tre nazioni, per chiedere il distaccamento dall’Unione Sovietica, che iniziò ad avvenire circa 6 mesi più tardi. Questo atto di disubbidienza pacifica viene considerato come l’atto principale della cosiddetta “rivoluzione cantata”, cioè un movimento di liberazione non violento nato dal 1987 al 1991, il quale prende il nome da un articolo giornalistico a seguito delle proteste di massa durante il festival di musica della canzone estone tenutosi a Tallinn, che utilizzava canti popolari e inni nazionali vietati durante il regime sovietico.

La storia dei tre paesi baltici è una delle più peculiari di tutti i paesi che fanno parte dell’Unione europea, poiché dal patto Ribbentrop-Molotov, firmato il 23 agosto del 1939, che stipulava un accordo di non aggressione tra la Germania nazista e l’URSS, all’interno di esso vi erano delle clausole segrete, una di queste prevedeva l’annessione forzosa delle repubbliche baltiche all’Unione Sovietica. Da quella data i tre paesi rimasero, a parte una parentesi dell’occupazione tedesca, sempre sotto il controllo di Mosca, che nel periodo post-bellico con la così detta “russificazione”, ha portato tantissimi cittadini russi ad emigrare nelle tre nazioni, per lavorare nel settore bellico o nell’esercito, che ha creato poi una forte e ben radicata minoranza russofona che si trova ancora in quei paesi.

L’importanza che Estonia, Lettonia e Lituania rivestissero per l’URSS è testimoniata dal fatto che questa area geografica venne conservata fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, poiché giudicata un’area strategica e un importante sbocco portuale e commerciale, arrivando ad essere l’ultimo territorio occupato in Europa dopo la fine della seconda Guerra Mondiale. Questo controllo così stringente da parte della “madre patria”, ha portato questi tre stati contraddistinti da profonde differenze come la lingua, sviluppo economico, aspetti culturali e la vicinanza politica a Mosca ad unirsi per chiedere l’indipendenza che mancava da quasi 50 anni. La volontà separatista ha avuto il suo apice nella catena umana che ha unito le tre capitali, il quale rimane un evento storico che ha portato dopo pochi mesi all’indipendenza dei paesi baltici, che sono avvenute per la Lituania nel marzo 1990, la Lettonia nel gennaio del 1991 e per ultima l’Estonia nel settembre del 1991.

Dopo aver ottenuto l’indipendenza, le repubbliche baltiche hanno iniziato un veloce processo di occidentalizzazione che le ha portate ad entrare nel 2004 sia nell’Unione europea che nella NATO, di cui oggi sono tra i membri più attivi e leali. Nell’UE i tre paesi stanno promuovendo politiche inclusive, sono entrati tutti nell’euro zona e fanno parte del “Trimarium”, un progetto di cooperazione tra paesi comunitari per promuovere i collegamenti tra nord e sud del continente. Ma nonostante queste politiche, il timore verso la Russia continua ad essere sempre presente, con la paura di un ritorno dell’influenza russa sulla regione.

Ma il ricordo della catena umana dei popoli dei paesi baltici non è stata dimenticata, non solo nella ragione ma anche nel mondo, infatti sempre in questi giorni i manifestanti di Hong Kong ispirati dagli eventi avvenuti in Estonia, Lettonia e Lituania, hanno dato vita allo stesso atto non violento, creando un serpentone di circa 40 chilometri, per dire no alle estradizioni verso la Cina e alla brutalità della polizia contro i manifestanti.

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