Open Arms, Sassoli chiede una soluzione per i migranti

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Con una lettera rivolta al presidente della Commissione europea Juncker, il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, l’8 agosto ha chiesto di trovare una soluzione per la nave dell’ONG spagnola Open Arms, da giorni nei pressi delle acque territoriali italiane ma senza possibilità di sbarcare.

Sassoli, nella lettera aperta a Juncker, ha sottolineato come non sia stata ascoltata alcuna parola del Parlamento europeo sulla riforma del Regolamento di Dublino, per cui la vita di chi viene soccorso in mare diventa oggetto di strumentalizzazioni e polemiche fra governi europei. La situazione dell’Open Arms non è di certo nuova, Sassoli infatti ribadisce come ad ogni arrivo in acque europee di una nave si ripete la stessa scena. Il caso della nave Open Arms vede coinvolte 121 persone che si trovano a bordo – divenuti 147 a bordo da 13 giorni – di cui 31 minorenni, neonati e donne che sono state vittime di violenze e soprusi.

 

“Facciamolo per Hortensia”, scrive Sassoli, in difesa e in onore della donna che è stata ustionata con della benzina per fuggire dal suo aguzzino, simbolo delle condizioni dei migranti soccorsi che sono a bordo della nave. Il presidente riconosce il ruolo importante svolto dalla Commissione europea, in rispetto dei valori europei e delle Convenzioni internazionali; tuttavia, nel caso della Open Arms non sono state date precise indicazioni. Proprio per questo Sassoli esorta la Commissione a non mostrarsi indifferente a tale problema, poiché questo non farebbe altro che aggiungere sofferenze al caso, per non parlare poi del mancato rispetto dei valori europei. Non deve prevalere l’egoismo secondo Sassoli, al contrario, si deve fare fino in fondo il proprio dovere anche in questo caso.

 

Pur rivolgendosi direttamente al presidente Juncker, Sassoli non manca di coinvolgere anche il Commissario Avramopoulos, che si occupa di migrazione, affari interni e cittadinanza: appellandosi alla sua sensibilità e al suo impegno, chiede l’intervento anche per questo caso. È necessario, per Sassoli, coordinare l’emergenza umanitaria attraverso un intervento rapido che possa garantire una redistribuzione dei migranti equa per i paesi. Cosciente del fatto che la base volontaria è l’unica soluzione per il momento, Sassoli fa leva sulla domanda di umanità che viene rivolta costantemente all’Europa. Si tratta di una situazione grave che merita un’azione tempestiva, perché “i poveri non possono aspettare”, afferma il presidente dell’eurocamera, dicendosi disponibile a sostenere ogni suo sforzo. La lettera del presidente conclude così: “Se l’Europa non saprà proteggere quella donna (Hortensia) e i suoi compagni alla ricerca di una vita migliore significherà che avremo perso l’anima oltre che il cuore”.

 

Oltre alla nave Open Arms, si trova nei pressi delle acque territoriali italiane anche la nave Ocean Viking, gestita da SOS Méditerranée e Medici senza Frontiere. In totale, i migranti a bordo sono più di 500. La nave Open Arms ha soccorso a partire dal 1° agosto diversi gruppi di migranti, prima 52 persone, poi ulteriori 72 e 39, in operazioni diverse che si sono svolte fino al 10 agosto. Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha vietato alle navi di entrare nelle acque italiane, legittimato dal decreto sicurezza bis, così come hanno fatto anche i governi di Malta e Spagna – nonostante la disponibilità data dalle città di Barcellona e Valencia – impedendo lì lo sbarco. Tuttavia, la situazione a bordo risulta essere molto complessa: vi sono più persone di quante si riesce a gestire, soprattutto poiché un terzo dei migranti soccorsi sono minori non accompagnati, una categoria che necessita di attenzioni particolari. La situazione potrebbe sbloccarsi proprio nel modo auspicato da Sassoli, con la Commissione europea che andrebbe a prevedere un piano di redistribuzione equa di migranti tra paesi, ma per il momento nulla di tutto ciò sembra essere avvenuto. Alla luce del divieto previsto dal governo italiano, il fondatore della ONG spagnola ha presentato ricorso al Tribunale per i minori e alla Procura minorile di Palermo per far scendere i minori a bordo, come previsto dalla Convenzione dell’Aja.

 

Un importante passo avanti si è avuto il 14 agosto, quando il Tar del Lazio ha disposto la sospensione del divieto d’ingresso nelle acque territoriali italiane della Open Arms: “Alla luce della documentazione prodotta e della prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza, si giustifica la concessione della richiesta per consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane e quindi di prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli”. Il Viminale ha reagito contestando tale decisione parlando di un prossimo ricorso al Consiglio di Stato, oltre alla possibilità da parte del ministro Salvini di prendere provvedimenti firmando ulteriori decreti per vietarne l’ingresso in Italia. Al contrario, Open Arms ha invece dichiarato, alla luce di quanto disposto dai giudici, di dirigersi verso il porto più sicuro, in modo che i diritti delle 147 persone a bordo possano essere garantiti.

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