Mafia africana in Italia, sviluppi e prospettive

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La nascita e lo sviluppo del fenomeno della criminalità organizzata riflettono spesso le condizioni politiche, giuridiche ed economiche del contesto in cui questa si sviluppa, sia esso nazionale o internazionale. Organizzazioni criminali come Cosa Nostra, ‘Nrangheta, Yakuza (ヤクザ), Solntsevskaya (братва), sono inevitabilmente l’espressione di un substrato culturale specifico esistente in Italia, in Giappone ed in Cina. Un simile approccio può trovare applicazione anche nel caso del continente africano dove, negli ultimi trent’anni, il crimine si è radicato e sviluppato assumendo caratteri analoghi a quelli della Mafia, favorito dalla fragilità delle istituzioni nazionali e dalla mancanza di regolamenti in materia volti a contrastarlo. Le attività criminali sono di ampio raggio, ma si concentrano soprattutto sul traffico di droga, di armi e di esseri umani.

La criminalità organizzata in Africa, e non solo, si configura quindi come sintomo patologico delle profonde difficoltà economiche, sociali, politiche e culturali esistenti all’interno del continente, rallentando i tentativi di stabilizzazione e di democratizzazione. La proliferazione di reti criminali è spesso attribuita alla corruzione e a problemi derivanti dal dominio coloniale, ma non bisogna dimenticare il ruolo svolto dall’ineguale distribuzione della ricchezza e della mancanza di modelli inclusivi di sviluppo economico. Nel corso del XX secolo, inoltre, i conflitti etnici, le guerre civili e le tendenze secessioniste sviluppatesi nel contenente hanno ulteriormente contribuito al radicamento delle reti criminali nelle società africane divendendo dei veri e propri poteri paralleli a quelli nazionali.

Secondo una definizione fornita dall’Unione Europea (UE), affinché si possa parlare di criminalità organizzata è necessaria la compresenza di una serie di requisiti: una continuità nella collaborazione tra due o più individui, l’esistenza di strumenti di controllo e gerarchia interna, ma soprattutto la commissione di attività criminali su scala internazionale con frequente ricorso all’uso della violenza o ad altri mezzi di intimidazione. In una realtà globalizzata come quella attuale, è chiaro che l’internazionalità della loro azione gioca un ruolo fondamentale, come si nota dalla nascita di cellule affiliate in Europa e nel resto del mondo. In Italia la maggior parte degli agenti criminali africani proviene all’area del Maghreb (Marocco, Tunisia, Algeria, Libia, Mauritania, Sahara occidentale) ed opera attraverso la gestione di mercati illeciti avvalendosi della collaborazione con organizzazioni criminali italiane e straniere. Analogamente ad altre strutture criminali, come quelle di matrice albanese, quelle nordafricane hanno avuto una sostanziale evoluzione nella loro organizzazione interna a partire dagli anni 2000[1]. Infatti, se in una prima fase operavano piccole unità scarsamente connesse e finalizzate alla realizzazione di uno o più piani illeciti, negli ultimi anni si è registrata la nascita di una vera e propria rete criminale integrata con una precisa gerarchia interna, capace di svolgere attività illegali coordinate.

Ad oggi, quindi, l’azione dei gruppi criminali nordafricani è di ampio raggio, potendo contare sulla cooperazione con cellule operanti in vari Stati europei ed extraeuropei nelle fasi di importazione, vendita e distribuzione. In Italia i gruppi criminali nordafricani sono principalmente coinvolti nel traffico di stupefacenti, nella promozione dell’immigrazione clandestina e nel traffico di esseri umani a fini sessuali e lavorativi. Lo svolgimento di queste attività illegali avviene sfruttando una serie di rotte prestabilite che consentono di giungere in Italia passando per Spagna, Paesi bassi e successivamente attraverso Francia e Germania.

La criminalità organizzata africana negli anni ha dimostrato una sorprendente (e pericolosa) capacità di adattamento, riuscendo a stabilire reti e strutture operative tenendo conto, di volta in volta, delle trasformazioni sociali, economiche e politiche in corso. L’azione criminale deve essere quindi disinnescata tanto in Africa, dove nasce, quanto in Europa, dove acquista forza e si sviluppa sfruttando legami operativi con le mafie locali. Alle iniziative a livello nazionale dovrebbe quindi affiancarsi un’azione collettiva sul piano internazionale volta ad esercitare un’azione stabilizzatrice nell’Africa occidentale contrastando e neutralizzando le reti transnazionali di criminalità. La conclusione di specifici accordi bilaterali e di accordi di cooperazione con i paesi africani più colpiti dalla criminalità organizzata, promuoverebbe infatti la cooperazione nella fase investigativa attraverso la creazione di un canale diretto di comunicazione tra Stati europei e Stati africani contro l’illegalità.

[1]Direzione Investigativa Antimafia, Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento. Attività̀ svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia. 1° Semestre 2014, 172.

 

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