Emergenza terroristica nel continente Africano: il punto del Segretario generale ONU

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In base al nono e ultimo rapporto del Segretario generale dell’ONU sul contrasto alla minaccia terroristica, sarebbero in circolazione oltre 30mila foreign fightersancora in attività affiliati all’ISIS o ad altri gruppi terroristici tra cui Al Qaeda. Il rapporto si basa su dati dei servizi di intelligence di tutti i paesi membri dell’organizzazione ed analizza il rischio di attentati per area geografica, senza indicare obiettivi precisi.

Le risoluzioni del Consiglio di sicurezza alla base di questo rapporto sono due: la 2368 (2017) con cui il Consiglio ha varato nuove misure contro Al Qaeda e lo Stato Islamico, e la 2253 (2015), con cui il Consiglio ha espresso la propria determinazione a far fronte al problema della minaccia alla pace a alla sicurezza internazionale da parte dello Stato islamico e di gruppi associati. Nel rapporto si nota che nonostante abbia rinunciato al radicamento territoriale, l’organizzazione guidata da Abu Bakr al-Baghdadi continua ad essere attiva e a minacciare nuovi attacchi nei prossimi mesi, potendo contare su un ingente patrimonio finanziario (il rapporto stima fra i 50 e i 300 milioni di dollari). La leadership è ancora in Iraq, ma è chiaro che la minaccia non rispetta i confini geografici soprattutto a causa dell’attività dei cosiddetti “combattenti stranieri”, motivati a sacrificare la propria vita per la causa jihadista.  Si calcola che dall’Europa siano partiti circa 6000 foreign fightersper la Siria e l’Iraq e che 2mila di questi siano tornati, rendendo elevato il rischio di nuovi attentati terroristici sul suolo europeo. Si legge infatti che “L’attuale diminuzione di tali attacchi non può durare a lungo, probabilmente neppure fino alla fine del 2019”.

Il rapporto, tuttavia, sottolinea quanto il rischio terroristico sia elevato anche in altre aree geografiche, in particolare in Africa. In Libia, la guerra civile e gli scontri interni hanno generato un “security vacuum” nei governatorati meridionali, sfruttato dall’ISIS per lanciare nuovi attacchi in diverse città, tra cui Zillah, al-Fuqaha e Fezzan. In Marocco numerose cellule terroristiche affiliate all’ISIS sono state distrutte ma, in base al rapporto, alcuni miliziani sono riusciti a rifugiarsi in Iraq e in Siria grazie alle reti di trafficanti e all’utilizzo di documenti falsi. Nell’Africa occidentale si è registrato un aumento consistente in termini di miliziani reclutati e di attacchi legati all’ISIS o ad Al-Qaeda. I governi nazionali, infatti, sono spesso troppo deboli e incapaci di fronteggiare da soli una simile minaccia. Nel rapporto si fa espressamente riferimento al “W Regional Park”, un’area di confine tra Benin, Burkina Faso e Niger utilizzata come base dallo Stato islamico del Grande Sahara (Isis-Gs), gruppo affiliato all’ISIS, e da altri gruppi terroristici.

Secondo il rapporto del Segretario generale, la chiave per affrontare la crescente minaccia terroristica in Africa e non solo, risiede nella capacità di favorire la cooperazione internazionale tra gli Stati, soprattutto tramite l’assistenza giudiziaria e lo strumento dell’estradizione. Il rapporto invita quindi gli Stati membri delle Nazioni Unite a rafforzare la partecipazione a reti e piattaforme regionali nell’ambito della cooperazione giudiziaria al fine di favorire la tempestiva condivisione di informazioni e prove relative ai sospetti terroristi. Le Nazioni Unite tentano di favorire questo processo di cooperazione in Medio Oriente e del Nord Africa con il tramite dell’ONUDC, una delle sue agenzie specializzate. La Task Force multi-agenzia (MATF), istituita nel 2018 proprio dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), mira a rafforzare la cooperazione tra le forze dell’ordine e la giustizia penale sui casi terroristici riguardanti combattenti stranieri tra i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Il cammino è ancora lungo ed il meccanismo ancora da perfezionare, ma un primo traguardo è stato raggiunto già all’inizio del 2019, quando la Multi-Agency Task Force dell’ONU è riuscita a localizzare, arrestare ed infine ad ottenere l’estradizione di un sospetto terrorista associato allo Stato islamico consegnandolo alla giustizia.

 

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