Europa, e non solo, al Cisterna Film Festival

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Le diverse sensibilità della cinematografia europea si sono confrontate per 4 giorni, dal 18 al 21 luglio, a Palazzo Caetani, all’interno del Cisterna Film Festival, dedicato ai corti di tutto il mondo e giunto alla sua quinta edizione. Un luogo emblematico, questo palazzo, fatto costruire nel 1560 dal duca Bonfacio Caetani:  fa parte delle Dimore storiche del Lazio ed è stato, nella sua storia, luogo di ristoro lungo l’Appia per nobili viaggiatori, prestigioso ritrovo per battute di caccia e che accolse cardinali, pontefici e principi di mezza Europa tra cui Papa Gregorio XIII, i Cardinali Lancellotti e Caraffa, Maria Carolina d’Austria e i papi Clemente VIII, Clemente XI, Pio VI e Benedetto XIII. Nella Sala Zuccari sono visibili affreschi che rappresentano i possedimenti dei Caetani (Sermoneta, Norma, Ninfa, il Circeo e Fogliano), il mare e scene di vita quotidiana del XVIII secolo.

Nel cortile di questo palazzo – in quella Cisterna che ai tempi dei Romani si chiamava Tres Tabernae ed era l’ultima stazione per il cambio dei cavalli sull’Appia prima delle paludi pontine – un pubblico eterogeno ma partecipe ha scelto di premiare il bel corto francese Nefta Football Club” di Yves Piat: nel sud della Tunisia, al confine con l’Algeria, due fratelli si imbattono in un mulo con le cuffie che porta un carico di droga. Il finale è sorprendente e lascia un sorriso amaro, ma evidentemente il pubblico ha gradito questo sguardo disincantato e non convenzionale sulla sponda sud del Mediterraneo dalla quale provengono molti dei lavoratori delle campagne cisternesi nelle quali il kiwi latino, insieme ai cocomeri, ha portato negli ultimi decenni una ventata di benessere.

La giuria tecnica ha invece premiato un cortometraggio canadese piuttosto inquietante: “Fauve”, di Jeremy Compte, la storia di due ragazzi che giocano e si sfidano in una miniera deserta: l’esito è drammatico. Uno dei due scompare inghiottito dalle sabbie mobili.

Nella scelta del migliore interprete svetta ancora, però, il cinema europeo: è stata premiata Camille Le Gall, protagonista di “Laissez-moi danser” di Valérie Leroy, un bel film su un tema attuale, quello del transgender. Camille ha voluto essere presente a palazzo Caetani la sera della premiazione ed è salita sul palco, tra gli applausi, abbracciata da Marina Cozzuto, direttrice organizzativa del Festival, e dal suo team al completo. La figura che Camille Le Gall interpreta magistralmente è quella di Myléne, 45 anni, che fa le pulizie su una nave da crociera. Le due colleghe le organizzano una festa a sorpresa per il compleanno. Sul biglietto de regalo, Myléne legge il suo vecchio nome da uomo. Chi la ricatta?

Il cinema europeo prevale anche tra i cortometraggi della sezione Next Generation, destinata ai ragazzi. Per il secondo anno consecutivo la proiezione dei sei corti finalisti si è svolta direttamente fra le mura scolastiche, in giugno, presso l’auditorium della scuola media Plinio il Vecchio.

Il preferito dei ragazzi è stato El niño que quería volar (Spagna) di Jorge Muriel, che ha ottenuto quasi il 70% delle preferenze. Ambientato nella Madrid degli anni ’80, il piccolo protagonista Ivan, un bambino di cinque anni, si trova ad affrontare la nascita di un nuovo fratello. Sua sorella è la preferita di papà, mentre il neonato è il preferito di mamma. E lui che posto occupa in questo nuovo assetto familiare?

Secondo e terzo posto, invece, per Il mondiale in piazza (Italia) di Vito Palmieri e Guaxuma (Francia-Brasile) di Nara Normande.

Quella di portare il cinema nelle scuole è una formula ormai di comprovato successo: i ragazzi, infatti, reagiscono sempre con grande interesse, coinvolgimento e partecipazione. E così è stato anche stavolta, non solo durante la visione dei cortometraggi ma anche successivamente, quando è stato il momento di discutere e ragionare su quello che si era visto.

Cristian Scardigno, direttore artistico del festival, commentando i risultati della quinta edizione, ha fatto ancora una volta  un richiamo al tema del viaggio. “Il Cisterna Film Festival, giunto al giro di boa dei 5 anni, non ha mai avuto un tema portante e probabilmente “il viaggio” è quello che più gli si addice. Osservare corti provenienti da tutto il mondo è un po’ come viaggiare restando fermi davanti a uno schermo, scoprire posti nuovi, culture nuove, autori e volti lontani”. “Mai come quest’anno – ha aggiunto Scardigno – sono rappresentate narrativamente tutte le età: bambini e adolescenti, giovani, adulti e anziani. Lo sguardo autoriale è concretamente rivolto al sociale, all’educazione, al ruolo della donna ai disagi fisici e mentali”.  Un Festival – come ha scritto Marianna Cozzuto – “pensato per essere elegante e accogliente insieme: di alta qualità artistica, ma per tutti”.

Cesare Protettì

 

 

 

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