Ursula Von der Leyen, prima donna presidente della Commissione europea

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Il 16 luglio, durante la prima sessione plenaria del neoeletto europarlamento, si è tenuta la votazione per eleggere Ursula Von der Leyen presidente della Commissione europea, preceduta da un discorso della candidata al ruolo di presidente: è la prima donna ad ottenere un ruolo istituzionale europeo di tale rilievo.

Il Consiglio Europeo ha indicato la Von der Leyen come candidata dopo numerosi e lunghi negoziati: appartiene al Partito popolare europeo di centro-destra, è stata recentemente ministro della Difesa tedesco ed è una stretta alleata del cancelliere Angela Merkel. Affinché venisse eletta, la Von der Leyen necessitava della maggioranza assoluta del Parlamento, dunque almeno 374 voti; la votazione è stata a scrutinio segreto. Per avere maggiori certezze sul proprio sostegno, per qualche giorno la candidata ha tenuto riunioni politiche con i vari gruppi del Parlamento Europeo. La sua indicazione è stata frutto di molti negoziati e la sua attuale posizione non è molto semplice, per cui non è stato semplice raggiungere la maggioranza.

Prima della votazione, la candidata ha illustrato le sue priorità politiche, se eletta presidente della Commissione, ai deputati europei a Strasburgo. Dopo aver fatto un importante riferimento ad icone femminili europee quali Simone Veil, prima presidente del Parlamento UE, e sottolineando la sua identità di donna, ha presentato una vera e propria agenda e delle guidelinesper il periodo 2019-2024, individuando le principali sfide dell’Unione Europea – cambiamento climatico, digitalizzazione, cambiamento democratico, e così via – analizzando gli effetti che hanno nella vita dei cittadini. Le linee guida politiche si concentrano su sei ambizioni principali per l’Europa nei prossimi cinque anni: un accordo ecologico europeo; un’economia che funzioni per le persone; un’Europa adatta all’era digitale; proteggere il nostro stile di vita europeo; un’Europa più forte nel mondo; una nuova spinta per la democrazia europea. La Von der Leyen ha ribadito l’importanza dell’Unione Europea alla luce anche delle minacce dei regimi autoritari, delle potenze esterne e del protezionismo, difendendo il multilateralismo, il commercio equo, le norme internazionali. Un discorso senz’altro mirato e riformista, capace di sintetizzare tutte le principali questioni europee, ma anche criticato per essere “troppo ricco per essere realistico, vago ed eterogeneo”. “Ci adatteremo e aggiorneremo man mano che emergeranno inevitabilmente sfide e opportunità” ha affermato la candidata, “ma resteremo sempre fedeli ai principi e alle aspirazioni delineati in queste linee guida. Vedo i prossimi cinque anni come un’opportunità per l’Europa: impegnarmi di più a casa per guidare nel mondo”.

Nel discorso da candidata, era importante che la Von der Leyen coinvolgesse quanti più gruppi possibili, cercando consensi anche sulla base di quanto stava proponendo concretamente. In realtà però, la sua elezione è avvenuta con una maggioranza molto stretta, per appena nove voti. È stata votata da una maggioranza di 383 voti su 733, supportata da popolari, liberali e in parte socialdemocratici, un margine piccolo che sottolinea le divisioni persistenti. Il presidente uscente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, protagonista anche lui di una resistenza alla sua nomina, nel 2014 è stato eletto con 422 voti su 729. La nuova presidente ha una scarsa legittimità da due punti di vista: se si considera il punto di vista popolare, si può notare come non avendo seguito il procedimento di elezione denominato Spitzenkandidaten, sia venuta meno la possibilità dei cittadini europei di essere coinvolti nella decisione del presidente della Commissione, indicato sulla base di negoziati politici e non delle elezioni. Dal punto di vista parlamentare, risulta una netta spaccatura dell’eurocamera: la soglia politicamente significativa per avere un sostegno effettivo è quella dei 400 voti, ma non è stata superata. Pur essendo un voto a scrutinio segreto, in base alle dichiarazioni di vari esponenti si può compiere una analisi del voto in base ai vari gruppi parlamentari. Il partito popolare europeo ha sostenuto la propria candidata, così come hanno fatto i liberali di Renew Europe ed in parte i socialdemocratici. Il gruppo S&D ha ufficialmente espresso il sostegno alla candidata presidente, ma stando ai voti, un terzo del gruppo ha votato contro, in particolare, i tedeschi, i francesi, gli austriaci, i greci, gli olandesi, i belgi, gli sloveni e i bulgari, mentre il Partito Democratico ha votato a favore. Contrari si sono posti anche i Verdi, necessari per formare la coalizione di maggioranza parlamentare; nonostante le proposte della candidata per un Green Deal e una legge europea sul clima da promulgare entro i primi 100 giorni, i Verdi europei non sono stati convinti a dare il loro sostegno. Di fondamentale importanza sono stati invece il Movimento 5 Stelle italiano e il partito di estrema destra polacco Diritto e Giustizia, che votando a favore hanno garantito la maggioranza alla neoeletta presidente. I partiti italiani di Lega e Fratelli d’Italia hanno invece votato contro la Von der Leyen, nonostante l’iniziale consenso che sembrava coinvolgere anche i sovranisti italiani.

“Mi sento molto onorata, la fiducia che riponete in me la riponete nell’Europa, un’Europa forte e unita da est a ovest, da nord a sud, pronta a combattere per il futuro invece che contro sé stessa. Il compito che dovrò affrontare pesa su di me ed il mio lavoro comincia adesso”, ha detto subito dopo l’ok di Strasburgo la Von der Leyen, ringraziando tutti i membri del Parlamento europeo che l’hanno eletta.

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