Kabul, esplode autobomba, 50 bambini tra i feriti

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Afghanistan: Save the Children, almeno 50 bambini feriti in seguito all’esplosione di un’autobomba a Kabul per il crollo di una parte della loro scuola elementare

Almeno 50 bambini sono rimasti feriti, alcuni dei quali in modo molto grave, in seguito all’esplosione, avvenuta oggi a Kabul, di un’autobomba che ha provocato il crollo di una parte della scuola elementare frequentata dagli stessi minori, denuncia Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

L’Afghanistan, sottolinea l’Organizzazione, è uno dei Paesi al mondo più pericolosi per i minori, dove 8 bambini su 10 che perdono la vita per cause legate al conflitto vengono uccisi dalle armi esplosive. Esplosioni in seguito alle quali i bambini subiscono lesioni ancora più gravi a causa di una corporatura più minuta rispetto agli adulti, in particolare alla testa e al torace, che possono provocarne la morte o gravi disabilità che ne compromettono il loro futuro. I bambini esposti all’uso di armi esplosive, inoltre, spesso continuano a presentare sintomi di ansia e depressione, che rischiano di accompagnarli anche per molti anni.

“Ancora una volta sono i bambini che pagano sulla loro pelle il prezzo più alto di due decenni di conflitto nel Paese – ha dichiarato Onno van Manen, Direttore di Save the Children in Afghanistan – Ề semplicemente inaccettabile che durante un normale giorno di scuola debbano essere sottoposti a sofferenze simili e questo non è altro che l’ennesimo esempio di una guerra che colpisce i bambini, una realtà che non riguarda solo l’Afghanistan ma anche tante altre aree in conflitto al mondo, dove vivono circa 420 milioni di minori”.

“Ề fondamentale che in Afghanistan tutte le parti coinvolte nel conflitto rispettino il diritto internazionale e facciano di tutto per assicurare la protezione dei minori, a partire dalle scuole e dalle aree ad esse limitrofe, che devono rimanere luoghi sicuri per i bambini, liberi dalle violenze e dai combattimenti”, ha concluso van Manen.

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