Venezuela, Maduro accusa Guaidò di tentato assassinio e colpo di stato

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Calata l’attenzione mediatica internazionale sulla crisi venezuelana non si è certo rasserenato il clima del paese. In questi giorni è lo stesso Maduro che rilancia sulla posta in gioco accusando il suo rivale Guaidò di aver ordito un complotto che aveva l’obiettivo di assassinarlo per poi attuare un colpo di stato.

Smentisce e nega l’accusato che ormai dice di aver perso il conto delle volte che è stato accusato di sovversione da Maduro. Di fatto però la pressione che la sicurezza interna pone nei confronti dell’opposizione a Maduro è ogni giorno più forte a partire dalla rivolta di aprile guidata proprio da Guaidò.

Del colpo di satto parla pre primo il ministro ro delle Comunicazioni, Jorge Rodriguez, dichiarando che è stato svenatto grazie alla presenza di informatori all’interno del gruuppo di sovvertitori.

“Sono  stati presenti in tutti gli incontri per pianificare il colpo di stato”, ha detto il ministro Rodriguez secondo il quale sono coinvolte alemno 24 persone tra cui ufficiali militari attivi e in pensione.

“Il piano  presumibilmente consisteva  nell’occupazione di  tre basi militari chiave e uccidere il presidente, sua moglie e diversi alti funzionari nel governo e nel Partito Socialista” dichiara ancora il ministro che aggiunge “ i cospiratori avevano anche intenzione di far uscire di prigione l’ex ministro della Difesa Raul Baduel e proclamarlo presidente.”

Il signor Baduel   è stato uno dei leader dell’opposizione dopo aver lavorato con il precedente presidente venezuelano Hugo Chavez ed era stato all’attenzione della cronaca internazionale nel 2009 quando è stato arrestato per alcune accuse di corruzione storiche che Baduel nega di aver mai commesso.

Guaidó, capo dell’Assemblea nazionale del paese, si è dichiarato presidente ad interim a gennaio e ha il sostegno di oltre 50 paesi, compresi gli Stati Uniti e gran parte dell’America Latina. Ma  Maduro conserva la lealtà della maggior parte degli alleati militari e importanti come la Cina e la Russia.

Lungi dall’essere risolta la crisi venezuelana rischia di far riaccendere sotto le ceneri un fuoco di repressione difficile da contrastare se al disotto dell’attenzione mediatica internazionale e della conseguente pressione politica che potrebbe scaturirne.

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