Kushner in Bahrain svela il contenuto del ” deal of the Century”

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Lo scorso 26 giugno Jared Kushner, il senior advisor del presidente USA Trump, ha presentato il tanto atteso piano di pace per la Questione Palestinese e per il Medio Oriente. La presentazione ha avuto luogo alla Conferenza di Manama in Bahrain ed ha visto la partecipazione, oltre che dell’amministrazione statunitense, di alcuni Stati del Golfo ritenuti partner strategici degli USA, del presidente della Banca Mondiale David Malpass e del capo dell’FMI Christine Lagarde.

Nel suo discorso Kushner si è appellato direttamente al popolo palestinese ed ha offerto loro un quadro economico più efficiente rispetto a quello passato, il quale a sua detta ha rallentato la crescita economica della popolazione e fomentato il malcontento palestinese.

Difatti il contenuto dell’accordo prevede nell’arco di 10 anni un investimento pari a 50 miliardi di dollari; nello specifico questa somma, che sarà gestita da un’apposita banca di sviluppo, verrà divisa per metà in progetti che riguardano direttamente la Striscia di Gaza e la Cisgiordania e per l’altra metà in progetti che passano per l’Egitto, la Giordania e il Libano.

Lo scopo del progetto a detta di Kushner è « accendere il potenziale economico palestinese » tramite una serie di direttive precise :

– L’apertura della Cisgiordania e di Gaza ai mercati regionali e globali. Segue inoltre la proposta di un corridoio di trasporto da 5 miliardi di dollari per i palestinesi che colleghi direttamente i due territori con la costruzione di una strada principale e di una linea ferroviaria.

– L’aggiornamento e la costruzione di infrastrutture elettriche, idriche e di telecomunicazione essenziali per aumentare la capacità e migliorare l’efficienza, ad esempio sostenendo la conversione della centrale elettrica di Gaza dal gasolio al gas naturale.

– L’incoraggiamento della crescita del settore privato nell’imprenditoria, nelle piccole imprese, nel turismo, nell’agricoltura, nell’edilizia, nella produzione e nelle risorse naturali.

– Il rafforzamento dell’integrazione regionale includendo le economie di Egitto, Israele, Giordania e Libano.

In generale l’obiettivo del piano è più che raddoppiare il PIL palestinese entro 10 anni; creare un milione di posti di lavoro; abbattere il tasso di disoccupazione a quasi una cifra e ridurre il tasso di povertà del 50%.

Tuttavia la conclusione di quest’accordo sembra essere distante anni luce.

L’Autorità Palestinese non era presente alla Conferenza, d’altronde aveva già tagliato i contatti diplomatici con gli Stati Uniti verso la fine del 2017, dopo che Trump ha deciso di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e spostare l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv alla città santa.

Nonostante secondo Kushner il primo passo da compiere per la pacificazione dei territori sia la crescita economica, il Presidente dell’AP Mahmoud Abbas si è espresso sul piano USA e lo ha definito senza possibilità di riuscita a meno che al centro della proposta non venga messa la soluzione politica “dei 2 Stati”, che vedrebbe la creazione di uno Stato indipendente della Palestina, comprendente dei territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza e con capitale Gerusalemme Est.

Anzi, sempre nella giornata di ieri si sono registrate proteste nei territori di Gaza e della Cisgiordania che hanno visto centinaia di manifestanti riversarsi per strada. Le manifestazioni sono state organizzate nel primo caso da Hamas e nel secondo dall’Autorità Palestinese, nei rispettivi luoghi di riferimento. La causa della protesta è stata la mancata discussione a Manama del diritto “al Ritorno” dei Palestinesi nelle proprie terre, e durante lo svolgimento di queste i manifestanti oltre a bruciare le foto di Trump e Netanyahu hanno intonato cori contro gli Stati del Golfo, complici di aver voltato le spalle alla Causa.

L’Egitto e la Giordania anche se presenti alla Conferenza premono per la creazione di uno Stato indipendente, opinione provata anche dal fatto che hanno inviato funzionari di carica minore, mentre il Libano e l’Iraq hanno dichiarato la loro non partecipazione per solidarietà con i palestinesi.

Per il momento Israele assiste con un certo grado di passività gli sviluppi della vicenda e, tramite le parole di Netanyahu,  “sarà pronto a sentire le proposte con onestà” .

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