Consiglio Europeo, nessun accordo sulle cariche istituzionali

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I Capi di Stato e di Governo degli Stati membri dell’UE, riuniti nel Consiglio europeo del 20 giugno, non sono riusciti a trovare un accordo sul rinnovo delle cariche istituzionali dell’Unione ed hanno fissato una nuova riunione per il 30 giugno. Particolarmente problematica risulta la nomina della presidenza della Commissione e quella dello stesso Consiglio europeo. Si tratta delle due cariche più delicate ed influenti dei prossimi cinque anni e che ai sensi dei Trattati dovranno essere indicate proprio dal Consiglio europeo. Oltre a queste due nomine, nelle prossime settimane si dovrà procedere anche a quella del nuovo Presidente della Banca Centrale europea, sostituendo Mario Draghi, mentre il 2 luglio il Parlamento europeo dovrà indicare il suo nuovo Presidente, che prenderà il posto di Antonio Tajani. Inevitabilmente anche queste cariche saranno oggetto di trattativa.

Per essere indicato dal Consiglio europeo ciascun candidato dovrà ottenere il sostegno di almeno 21 dei 28 Stati membri, che comprendano almeno il 65% della popolazione dell’Unione. A differenza del Presidente del Consiglio europeo, indicato solo dal Consiglio europeo stesso, il Presidente della Commissione dovrà ricevere anche il sostegno del Parlamento. Infatti, le trattative stanno coinvolgendo anche i principali gruppi parlamentari europei, i quali appartengono alle stesse famiglie politiche che già stanno trattando in seno al Consiglio, ma che, in quanto parlamentari, sono portatori di logiche distinte.

A seguito della riunione Donald Tusk, il Presidente uscente del Consiglio europeo, ha diffuso un comunicato in cui ha spiegato che i Capi di Stato e di Governo hanno proceduto ad una discussione approfondita sulle nomine, tenendo conto della riunione informale del 28 maggio, delle consultazioni effettuate e delle dichiarazioni rilasciate in seno al Parlamento europeo, ma non è stata raggiunta la maggioranza su nessun candidato. Il Consiglio europeo ha ribadito la necessità di un pacchetto di nomine che rispecchi l’eterogeneità presente all’interno dell’UE ed a tal fine prima della prossima riunione Tusk effettuerà nuove consultazioni.

Oltre alle nomine, il Consiglio europeo ha affrontato varie questioni e fra i principali temi emerge quello del bilancio a lungo termine dell’UE, vale a dire il Quadro Finanziario pluriennale (QFP). In merito a quest’ultimo il Consiglio europeo ha accolto con favore i lavori compiuti nel corso della presidenza rumena uscente ed i leader dell’UE hanno invitato la presidenza finlandese entrante a sviluppare ulteriormente lo schema di negoziato. Su tale base, ad ottobre il Consiglio europeo procederà ad uno scambio di opinioni con l’obiettivo di raggiungere un’intesa entro la fine del 2019.

In più, il Consiglio europeo ha concordato un’agenda strategica per i prossimi cinque anni che definisce i settori prioritari che guideranno i lavori dell’istituzione in questione e forniranno orientamenti per i programmi di lavoro delle altre istituzioni europee. Nel dettaglio, le quattro priorità principali sono: proteggere i cittadini e le libertà; sviluppare una base economica forte e vivace; costruire un’Europa verde, equa, sociale ed a impatto climatico zero; promuovere gli interessi ed i valori europei sulla scena mondiale. Infine, sono state definite le modalità con cui raggiungere tali obiettivi.

Rileva, altresì, la conferma del rinnovo per sei mesi delle sanzioni economiche nei confronti della Russia, a causa della mancata attuazione degli accordi di Minsk.

Sono state poi discusse le modalità per garantire un’Unione che rispetti i parametri della lotta contro il cambiamento climatico, in linea con l’Accordo di Parigi ed in vista del vertice sull’azione per il clima convocato dal Segretario generale delle Nazioni Unite per settembre. Il Consiglio europeo ha invitato il Consiglio dell’UE e la Commissione a portare avanti i lavori sui processi e gli strumenti da porre in essere per assicurare una transizione verso un’UE ad impatto zero, tenga conto delle specificità dei Paesi dell’UE, preservi la competitività dell’industria europea, utilizzi misure giuste e socialmente equilibrate, rispetti il diritto degli Stati membri di decidere in merito ai propri mix energetici e si basi sulle misure già introdotte per raggiungere l’obiettivo di riduzione per il 2030. La maggior parte degli Stati membri si è impegnata a favore della neutralità climatica entro il 2050, e, seppur non sia stato possibile raggiungere il voto all’unanimità, nessuno Stato ha escluso la possibilità di giungere ad un’intesa nell’immediato futuro.

Infine, il Presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Anastasiades, ha aggiornato i componenti del Consiglio europeo in merito alla situazione al largo della costa cipriota ed i Capi di Stato e di Governo presenti si sono impegnati a reagire adeguatamente ed in piena solidarietà con Cipro. Inoltre, la Commissione ed il Servizio europeo per l’azione esterna sono stati incaricati di presentare opzioni di intervento.

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