La questione dell’adesione all’UE di Albania e Macedonia del Nord

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L’avvio dei negoziati d’adesione per l’ingresso dell’Albania e della Macedonia del Nord nell’Unione europea rimane bloccato, la decisione è rimandata ad ottobre. Questo è il frutto delle conclusioni della riunione del Consiglio affari generali dedicato al tema “Allargamento e processo di stabilizzazione e di associazione” che si è tenuta il 18 giugno a Lussemburgo.

Da diverso tempo gli Stati membri dell’UE discutono sul se e come aprire i negoziati con questi due Paesi al fine di aprire le porte al loro futuro nell’Unione, tuttavia, in molti Stati gli equilibri interni caratterizzati dall’influenza crescente di partiti radicali ed euroscettici, inducono i governi a porre in essere atteggiamenti nazionalistici ed a rifiutare tale prospettiva. L’anno scorso i ventotto non avevano trovato un accordo ed avevano deciso di chiedere ai due candidati-membri ulteriori sforzi contro la corruzione e la criminalità, con la promessa di avviare i negoziati per l’adesione nel 2019. Nel corso degli ultimi mesi Skopje e Tirana hanno proseguito sulla strada delle riforme e nel caso di Skopje sono stati siglati degli accordi con la Grecia e la Bulgaria, ponendo fine a storiche dispute. Lo scorso 29 maggio la Commissione europea, ha pubblicato un rapporto concernente la politica di allargamento dell’UE, in cui ha constatato che l’Albania e la Macedonia del Nord hanno fatto sufficienti sforzi, ottenendo così dei risultati, ed ha suggerito agli Stati membri dell’UE di dare il loro parere definitivo sull’allargamento, suggerendo il loro benestare definitivo.

In queste settimane il dibattito è stato molto intenso ed è stato caratterizzato dall’emergere di spaccature tra i ventotto: mentre lo scorso anno l’allargamento era stato bloccato soltanto da Francia ed Olanda, allo stato attuale il numero dei paesi contrari è aumentato, con l’aggiunta di Germania e Danimarca ed il Belgio, il Lussemburgo e la Spagna vicini a questa posizione.

Nuove adesioni sono guardate con preoccupazione. Le ragioni geopolitiche dell’allargamento come strumento di stabilizzazione della regione balcanica, sono ormai poste in secondo piano in molti Paesi, dove prevalgono considerazioni nazionali e timori di eventuali destabilizzazioni in Unione europea.

La settimana scorsa il presidente macedone Stevo Pendarovski si è recato a Bruxelles per fare pressione sui Paesi membri. È emerso un atteggiamento più benevolo nei confronti della Macedonia del Nord rispetto all’Albania, non si può escludere, dunque, un disaccoppiamento delle due adesioni, anche se la scelta potrebbe generare ulteriori malumori.

Il Consiglio ha ribadito il suo impegno a favore dell’allargamento, il quale rimane una politica fondamentale dell’UE, nonché un investimento strategico per la pace, la democrazia, la prosperità, la sicurezza e la stabilità in Europa. Inoltre, nella riunione del 18 giugno è stato altresì ribadito che far propri i valori europei fondamentali ed impegnarsi a difenderli è una scelta che resta essenziale per tutti i partner che aspirano a diventare membri dell’UE.

Ricordando l’Agenda di Salonicco e la dichiarazione di Sofia il Consiglio ribadisce l’inequivocabile sostegno dell’UE all’allargamento ai Balcani occidentali. Per questo l’UE è intenzionata a rafforzare ed intensificare il suo impegno a tutti i livelli per sostenere la trasformazione sociale, politica ed economica della regione. In particolare, prendendo atto dello stato generale degli attuali sforzi di riforma dei partner, il Consiglio ha sottolineato la necessità di continuare a porre l’accento sulle riforme fondamentali per ovviare alle carenze persistenti nei settori dello Stato di diritto, diritti fondamentali, funzionamento delle istituzioni democratiche, riforma della pubblica amministrazione, sviluppo economico e competitività.

Riguardo agli accordi raggiunti dai candidati volti a porre fine a dispute pluridecennali, il Consiglio si è congratulato in virtù dell’importanza delle relazioni di buon vicinato e di cooperazione regionale ed ha invitato a compiere ulteriori sforzi per superare i retaggi del passato e favorire la riconciliazione.

È stata ribadita anche l’importanza di rafforzare ulteriormente la cooperazione nell’ambito dell’ antiterrorismo con i Balcani occidentali a cui si aggiunge anche la lotta contro la criminalità organizzata e la gestione dei flussi migratori, per la quale il Consiglio si è congratulato.

“Sfortunatamente una minoranza di Paesi non ha supportato la nostra raccomandazione di aprire i negoziati con Skopje e Tirana il prima possibile”, cioè nella riunione tra i capi di Stato e di governo del 20 e 21 giugno, ha commentato il commissario Ue all’Allargamento, Johannes Hahn, sottolineando che da parte di Bruxelles “resta la convinzione che bisogna premiare i Paesi che hanno raggiunto gli obiettivi richiesti”, dando una “prospettiva europea credibile” ai Balcani occidentali.

L’Italia continua a sostenere la necessità dell’adesione di Albania e Macedonia del Nord, considerandola positiva a causa dei forti legami economici e temendo che l’assenza di prospettive europee possa generare nuove tensioni politiche ed etniche. Roma è consapevole che l’allargamento del 2004-2007 ha reso troppo eterogenea l’Unione europea, ma al tempo stesso ritiene che sia politicamente rischioso togliere la prospettiva comunitaria ai Balcani. Insieme ad altri 12 Stati membri, pertanto, l’Italia ha firmato una dichiarazione a favore dell’apertura dei negoziati.

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