GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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maggio 2019 - page 3

Il Vertice di Sibiu sul futuro dell’Europa

EUROPA di

In un momento cruciale per l’Unione europea, a pochi giorni dalle elezioni del 23-26 maggio, il 9 maggio si è tenuto un vertice informale tra i leader degli Stati membri dell’UE a Sibiu, in Romania, in onore della presidenza rumena del Consiglio dell’UE. Il vertice è stato ospitato da Klaus Iohannis, il Presidente della Romania ed è stato presieduto da Donald Tusk, il Presidente del Consiglio europeo, con la presenza del Presidente della Commissione europea Juncker e del Presidente del Parlamento europeo Tajani. Si tratta di un vertice pensato inizialmente per celebrare i successi della Commissione Juncker e per consolidare un’Europa forte e coesa dopo le vicissitudini della Brexit e prima della tornata elettorale. Tuttavia, la questione Brexit è ancora in sospeso, la Gran Bretagna ha annunciato la sua partecipazione alle elezioni europee e in sede europea persistono difficoltà e frammentazioni, accentuate rispetto a cinque anni fa quando si insediò la Commissione Juncker. Continue reading “Il Vertice di Sibiu sul futuro dell’Europa” »

Elezioni europee: i programmi dei partiti politici italiani

EUROPA di

Il 26 maggio si voterà In Italia per il rinnovo del Parlamento europeo. Verrà utilizzato il sistema previsto dalla legge n. 18 del 1979, un sistema elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 4% e possibilità di voto di preferenza. In particolare, i cittadini andranno a rinnovare i seggi italiani del Parlamento influenzando anche la formazione della Commissione europea. Il numero totale degli eurodeputati è di 751, di cui 73 saranno eletti in Italia; tale dato è stato incerto fino a qualche giorno fa a causa della partecipazione del Regno Unito alle elezioni, che tuttavia è stata confermata.

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8 maggio giornata mondiale della Croce Rossa

EUROPA di

– L’umanitarismo moderno muove i suoi passi oltre 150 anni fa, grazie alla visione di Henry Dunant che, tutt’oggi, guida nel mondo l’operato di milioni di volontari i quali, quotidianamente, contribuiscono alla crescita della più grande organizzazione umanitaria del mondo. L’8 maggio festeggiamo questo impegno attraverso la Giornata Mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, istituita in occasione dell’anniversario della nascita del suo fondatore. Continue reading “8 maggio giornata mondiale della Croce Rossa” »

Venezuela: aria di Guerra Fredda

AMERICHE di

Il Venezuela è la nuova Cuba? Se notiamo quello che sta succedendo nelle relazioni bilaterali tra Usa e Russia, le somiglianze sono tante. Mentre il Paese sudamericano si avvicina ad una possibile guerra civile dalle conseguenze imprevedibili, le tensioni crescono tra le due potenze. Incroci di accuse, minacce, interferenze nelle politiche nazionali, cospirazioni con la leadership militare, ecc. Mosca e Washington ridanno vita in un territorio familiare alle rivalità che hanno segnato i decenni della Guerra Fredda. Mentre il governo di Vladimir Putin sostiene l’attuale presidente Nicolas Maduro, inviandogli aiuti economici e militari per risollevare un’economia la cui crisi lo vede come principale responsabile, l’amministrazione Trump difende i tentativi  da parte del presidente incaricato Juan Guaidò per scalzare dal trono Maduro, tentando di far cadere il regime boicottando il petrolio venezuelano, senza escludere la possibilità di prendere ulteriori misure. Nel frattempo, la popolazione affronta la peggiore crisi umanitaria della storia recente del subcontinente americano.

Forse è John Bolton, il consulente americano per la sicurezza nazionale, che ha chiaramente espresso la sua preoccupazione per la presenza russa in America Latina affermando che tutte le opzioni per rovesciare Maduro, incluse quelle militari, sono sul tavolo. Sul New Yorker, Dexter Filkins descrive  il profilo di quello che è senza dubbio il più grande falco dell’amministrazione Trump. Lo stesso presidente aveva le sue riserve  prima di assumerlo, scherzando sul fatto che il consulente volesse “bombardare il mondo intero”. Il veterano Bolton, dice Filkins, è un uomo umile, autodidatta e disprezzato dall’élite liberali che hanno condiviso con lui la classe alla Yale University. Un’esperienza che lo ha rianimato nella lotta per la causa conservatrice, rendendolo un patriota esaltato. Con una larga carriera nelle amministrazioni repubblicane, da Nixon a Bush jr, Bolton afferma che la Dottrina Monroe è più viva che mai: “America agli americani”. Dal 1823, tale Dottrina stabilì che qualsiasi intervento degli europei in America sarebbe stato visto come un atto di aggressione che avrebbe richiesto l’intervento degli Stati Uniti. L’interferenza russa in Venezuela richiede quindi una risposta. E non necessariamente con un consenso internazionale. Bolton concorda col suo capo nel disprezzo per l’architettura dei trattati e delle alleanze emerse alla fine del secondo conflitto mondiale. Calcola che sono circa 20.000 i cubani presenti in Venezuela agli ordini di Mosca e un centinaio i soldati russi e mercenari disposti a garantire che Maduro continui al potere. “Per espellere i russi devi cambiare regime”, dice fermamente. Questo neoconservatore è riuscito a portare al centro dell’attenzione di Washington il caso sulla presenza di Putin in Venezuela, nonostante i legami tra quest’ultimo e Trump. Bolton accusa Maduro di formare insieme a Cuba e al Nicaragua la “troika della tirannia nell’emisfero occidentale”. Nel subcontinente, con una storia di violenze legata soprattutto alle azioni statunitensi nella regione, questa affermazione suscita tremendi dubbi, causando chissà qualche problema in più a Guaidò, riconosciuto dall’Unione Europea, dal Canada e dalla maggior parte dei Paesi sudamericani (eccetto Messico, Bolivia e Cuba), nella sua corsa alla legittimazione dell’opposizione al regime, difesa con massicce proteste  nelle strade delle principale città venezuelane, nonostante la repressione militare avviata da Maduro. E mentre Washington e Mosca mantengono le proprie posizione, il resto del mondo è preoccupato per la possibilità di un’esplosione del conflitto civile. Come ai vecchi tempi.

Una soluzione negoziata del conflitto è fondamentale: i diritti umani devono stare al di sopra dell’ideologia. I dati del dramma venezuelano sono in questo senso incontestabili: secondo la Banca Mondiale, il PIL del Paese precipiterà del 25% nel 2019 dopo aver accumulato un calo del 60% dal 2013, il tasso di povertà è del 90% e l’inflazione raggiunge il 10.000.000% (o per dirla in altri termini, i prezzi aumentano del 280%). L’Unicef stima che 3,2 milioni di bambini nel paese abbiano bisogno di aiuti umanitari per malnutrizione e malattie. Come il milione di minorenni che hanno abbandonato il paese insieme ai tre milioni di adulti in un esodo paragonabile a quello avvenuto per il conflitto siriano.

Ma la retorica bellicosa di Bolton va oltre il Venezuela. Esperto nell’accumulare, e se necessario produrre, prove per giustificare attacchi come l’invasione dell’Iraq nel 2003, Bolton è uno dei più fedeli sostenitori della guerra all’Iran, all’interno dell’Amministrazione Trump. Una sua ossessione da anni. Quello che sarebbe il sogno del principale alleato americano nella zona, l’Arabia Saudita, visto che indebolirebbe il suo più grande rivale regionale, è una pazzia per molti, incluso alcuni suoi sostenitori. Anche se Trump nella sua campagna elettorale ha promesso di non imbarcarsi più in guerre in Medio Oriente, ritirando le sue truppe da Siria, Arabia Saudita e Israele, entrambi sono favorevoli ad un’azione militare per forzare un cambiamento del regime iraniano. E l’idea guadagna terreno alla Casa Bianca.

Per il premio nobel Joseph Stiglitz il modus operandi di Trump, bellicoso e isolazionista, lascerà un’eredità oscura: “individuare la cosa peggiore del governo Trump non è facile”, afferma in un articolo pubblicato da Project Syndicate, “una politica di immigrazione terribile, la sua misoginia, volgarità e crudeltà, il chiudere un occhio ai suprematisti bianchi, abbandonare il Trattato di Parigi sul clima, come l’Accordo sul nucleare con l’Iran, il disprezzo per l’ambiente, ecc., la lista è devastante”. Ma, per l’economista, il danno più preoccupante è quello fatto alle istituzioni a causa del suo egoismo ed egolatria. “L’attacco che Trump e il suo governo hanno intrapreso contro ciascuno dei pilastri della società americana, e la demonizzazione aggressiva delle istituzioni giudiziarie, minaccia la prosperità degli Stati Uniti e la loro democrazia”.

Di Mario Savina

Accordo Italia-Myanmar per elettrificazione del paese

ASIA PACIFICO di

Un importante Soft Loan Agreement tra l’Italia e il Myanmar del valore di 30 milioni di euro è stato firmato nei giorni scorsi a Nay Pyi Taw, nell’ambito del progetto varato dalla Banca Mondiale per l’elettrificazione del paese. Grazie al contributo italiano – focalizzato soprattutto sullo Stato Chin e sulle aree circostanti, tra le più povere e remote – almeno 100.000 nuclei familiari, per un totale di circa mezzo milione di persone, potranno avere accesso all’energia elettrica.

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Nigeria, chiesto dal tribunale dell’Aja che il processo contro Shell vada avanti

AFRICA di

Il 1° maggio il tribunale distrettuale dell’Aia, in Olanda, ha emesso una sentenza provvisoria nel ricorso di Esther Kiobel e altre tre donne contro il gigante petrolifero Shell per l’arresto illegale, la detenzione e l’esecuzione dei loro mariti da parte della giunta militare nigeriana negli anni Novanta.  Continue reading “Nigeria, chiesto dal tribunale dell’Aja che il processo contro Shell vada avanti” »

Uno sguardo d’insieme all’arena Indo-pacifica

ASIA PACIFICO di

Avendo precedentemente delineato il dilagare degli interessi geopolitici ed economici cinesi, in questa breve analisi ci soffermeremo generalmente sui principali temi e attori nella regione Asia-Pacifico, dove  diverse potenze – tra cui il ‘vecchio’ Giappone e la ‘giovane’ India – combattono per un posto migliore nell’arena geopolitica orientale, sempre piú centro nevralgico a livello globale. Continue reading “Uno sguardo d’insieme all’arena Indo-pacifica” »

Eugenio Cavalieri
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