I risultati delle elezioni europee

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Dal 23 al 26 maggio si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, l’appuntamento politico più importante in Europa, nonostante spesso esse vengano percepite come “second order elections”.

Il tasso di partecipazione elettorale si è attestato al 50.97%, con un aumento di 8 punti percentuali rispetto alla tornata elettorale del 2014 e soprattutto il più alto degli ultimi 20 anni. Alla vigilia delle elezioni, l’obiettivo era quello di superare la soglia psicologica della metà dell’elettorato europeo, obiettivo che è stato dunque raggiunto. Tuttavia, il dato dell’affluenza a livello europeo deve essere analizzato anche alla luce dei diversi tassi di partecipazione sul piano nazionale. In generale l’affluenza è aumentata nella maggioranza degli stati membri, seppur con significative differenze. In alcuni Paesi come Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Germania, Malta e Spagna il tasso di partecipazione ha superato il 60%. In altri Stati membri come la Croazia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e la Slovenia, il tasso è stato inferiore al 30%, pur registrando un aumento sul piano dei risultati nazionali. Per la prima volta da 40 anni e cioè dalle dalle prime elezioni europee, la tendenza è stata invertita: dal 1979 l’affluenza è sempre diminuita, fino a giungere al 42.6% del 2014. I partiti nazionali sembrano essere più coinvolti nel dibattito politico europeo ed i cittadini cominciano a comprendere che il loro voto più fare la differenza in Europa. In questa tornata elettorale e nella relativa compagna si è, infatti, assistito ad una maggiore “europeizzazione” del dibattito nazionale ed a tale risultato ha contribuito certamente il ruolo dei social media ed il loro utilizzo da parte degli attori politici e delle istituzioni sul piano nazionale ed europeo. Tuttavia, l’aumento del tasso di affluenza non è necessariamente correlato ad un maggior sostegno all’Unione europea ed all’integrazione: analizzando i dati nazionali, infatti, emerge come ad esempio in Ungheria abbia vinto il partito euroscettico di Viktòr Orbàn, Fidesz, il quale ha riscosso il 52% dei consensi.

I risultati delle elezioni dicono molto sui futuri equilibri del Parlamento europeo, con ripercussioni anche nelle politiche nazionali. Dalla tornata elettorale emerge la seguente distribuzione dei seggi tra i gruppi politici europei: Partito popolare europeo 179; Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo 153; Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa + Renaissance + USR PLUS 105; Verdi/Alleanza libera europea 69; Conservatori e Riformisti 63; Europa delle Nazioni e della Libertà 58; Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica 38; Non iscritti 8; Altri (neoletti senza appartenenza a un gruppo politico del Parlamento uscente) 24. Ricordiamo che dal 2009, ai sensi del regolamento del Parlamento europeo, un gruppo politico è composto da almeno 25 deputati, eletti in almeno 7 Stati membri.

La parola chiave che emerge da un simile quadro è “frammentazione”: in seno al Parlamento europeo è finita la tradizionale egemonia dei Popolari e dei Socialisti, che nella storia delle elezioni europee non avevano mai occupato meno del 50% dei seggi. Nella nuova legislatura i due gruppi politici avranno, infatti, meno del 40% dei seggi. Altri gruppi politici hanno invece incrementato il proprio peso, come l’ALDE, che ha ottenuto il suo miglior risultato, anche grazie ai seggi garantiti dal partito francese del Presidente Emmanuel Macron “En Marche”. Di fondamentale importanza è la “marea verde” che emerge dall’appuntamento elettorale: i Verdi hanno infatti ottenuto un risultato migliore rispetto a quello previsto dai sondaggi, accrescendo il loro peso politico in sede europea. In particolare, in Germania sono diventati il secondo partito, in Francia il terzo e nel Regno Unito hanno superato i Conservatori della uscente Theresa May. I Verdi sono stati premiati dal risveglio dei movimenti ecologisti e dagli effetti dell’attivismo di Greta Thunberg. Per quanto riguarda gli euroscettici, essi hanno guadagnato qualche seggio, sottraendoli soprattutto al PPE. I sovranisti si sono affermati in Francia, in Regno Unito ed in Italia, confermando la vittoria in Ungheria ed in Polonia, ma nel complesso non hanno ottenuto un vero successo elettorale a livello europeo, rispetto al 2014 non è mutato in maniera incisiva e rilevante il loro peso politico. Nonostante il calo elettorale dei gruppi politici tradizionali, il controllo del Parlamento europeo rimane in mano alle forze europeiste, seppur con ruoli e pesi diversi. A ciò si aggiunge anche l’eterogeneità delle forze euroscettiche, le quali necessitano di elaborare una linea politica condivisa al fine di accrescere la propria incidenza in Unione europea.

A causa di tale frammentazione sarà complesso trovare una maggioranza stabile fino al 2024. I Popolari ed i Socialisti non hanno più i numeri per formare una maggioranza. Sembra che l’allargamento non potrà avvenire a destra a causa dell’ostilità dei socialisti, bensì si ricercherà una maggioranza includendo gruppi a sinistra ed al centro. Sarà necessario includere almeno i Verdi o i Liberali. Tale frammentazione, potrebbe, tuttavia rivelarsi come positiva per la nascita di un vero dibattito pubblico ed un interesse europeo.

Ciò che è sempre stato ostativo all’affermazione dell’Europarlamento è la percezione del suo ruolo di “secondo ordine”, eletto tramite elezioni subordinate alle dinamiche nazionali. A limitare le potenzialità del Parlamento europeo sono le campagne elettorali ed i sistemi elettorali nazionali, nonché la scarsa informazione relativa alle sue attività. Per quanto concerne questo ultimo punto, occorre dar risalto alla campagna “This time I’m voting”, organizzata dallo stesso Parlamento europeo al fine di sensibilizzare al voto ed informare i cittadini relativamente ai poteri ed alle attività svolte dal Parlamento.

In definitiva, i risultati riportati evidenziano chiaramente una fase di mutamento degli equilibri del Parlamento e dell’Unione europea. Tale mutamento già dai prossimi mesi darà luogo ad una nuova dialettica, la quale influenzerà il futuro dell’Unione ed il suo ruolo nel contesto internazionale, con la duplice possibilità di approfondire ed accelerare l’integrazione europea o favorire i meccanismi intergovernativi.

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