Brunei, Cina e Camerun: l’UE condanna le violazioni dei diritti umani

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Nell’ultima sessione plenaria del Parlamento europeo tenutasi a Strasburgo, gli eurodeputati hanno adottato tre risoluzioni, diverse per contenuto ed oggetto, ma con lo stesso obiettivo: la difesa dei diritti umani e la condanna della loro violazione. In particolare, il Parlamento europeo ha analizzato la situazione di tre paesi: Brunei, Cina e Camerun. Gli obiettivi delle risoluzioni sono stati quelli di far abolire la pena di morte per lapidazione per atti omosessuali consensuali, sesso extraconiugale e aborto in Brunei; far chiudere tutti i campi e i centri di detenzione per scopi di “rieducazione politica” in Cina; far cessare la violenza contro i manifestanti e gli oppositori politici in Camerun.

Per ciò che riguarda il Brunei, il Parlamento europeo ha condannato duramente il paese – con una risoluzione adottata per alzata di mano – per aver introdotto leggi islamiche considerate “retrograde”. Nel 2014 il Brunei ha introdotto il codice penale della sharia – la legge islamica – applicato a musulmani e non musulmani; la terza fase di attuazione è entrata in vigore il 3 aprile 2019 e dà esecuzione a disposizioni che includono la morte per lapidazione per atti consensuali dello stesso sesso, sesso extraconiugale e aborto, nonché l’amputazione di arti per il furto. Il Parlamento europeo ha sospeso i negoziati per un accordo di partenariato e cooperazione con il Brunei ed ha condannato fermamente l’entrata in vigore del codice penale Sharia, esortando le autorità del Brunei a revocarlo immediatamente e ad assicurare che le leggi siano conformi al diritto e agli standard internazionali sui diritti umani, anche per quanto riguarda le minoranze sessuali, le minoranze religiose e i non credenti. Gli eurodeputati hanno ribadito la condanna della pena di morte invitando il Brunei a compiere dei passi verso l’abolizione e nella risoluzione, inoltre, chiedono al Servizio europeo per l’azione esterna di prendere in considerazione l’adozione di misure a livello europeo per punire le violazioni dei diritti umani, come il congelamento dei beni e il divieto dei visti.

Come risposta e per chiarire quello che in Brunei si considera un malinteso, il governo ha inviato una lettera ai parlamentari europei in cui si afferma che “non criminalizza, né ha alcuna intenzione, di vittimizzare lo status di una persona in base all’orientamento sessuale o alle convinzioni, comprese le relazioni omosessuali”, ma si aggiunge che “la criminalizzazione dell’adulterio e della sodomia è quella di salvaguardare la sacralità della discendenza familiare e il matrimonio dei singoli musulmani, in particolare delle donne”.

Federica Mogherini, il capo degli affari esteri dell’Unione Europea, ha fortemente criticato il governo del Brunei, affermando che tale legge “semplicemente non ha un posto nel mondo”, ribadendo che l’Unione europea continuerà a opporsi alla pena di morte in tutto il mondo ed infine dichiarando che “crediamo che non ci sia alcuna giustificazione per questo tipo di punizione. Nessun crimine giustifica l’amputazione o la tortura, per non parlare della pena di morte. E nessuna persona dovrebbe essere punita per aver amato qualcuno.”

Diversa è la situazione con la Cina: l’Unione europea ha richiamato la Cina sulle violazioni dei diritti umani in occasione del vertice annuale; secondo Donald Tusk, il Presidente del Consiglio europeo i diritti umani sono importanti quanto gli interessi economici. In particolare, il Parlamento è preoccupato per il regime sempre più repressivo che molte minoranze religiose ed etniche, come gli uiguri, i kazaki, i tibetani e i cristiani, stanno affrontando in Cina. La situazione si sta rapidamente deteriorando con ulteriori restrizioni ai loro diritti fondamentali. Dunque, si invita il governo cinese a porre fine alle detenzioni arbitrarie, senza alcuna accusa, processo o condanna per reati penali, dei membri della minoranza uigura, kazaka e tibetani. Inoltre, secondo le stime delle Nazioni Unite, la Cina ha istituito un programma di detenzione extragiudiziale, che attualmente trattiene da decine di migliaia ad oltre un milione di uiguri che sono costretti a sottoporsi ad una “rieducazione politica”. I deputati esortano la Cina a chiudere tutti i centri di detenzione e a rilasciare le persone detenute immediatamente e incondizionatamente. Tale questione risulta particolarmente sentita dagli eurodeputati, che hanno adottato la risoluzione con 505 voti favorevoli, solo 18 contrari e 47 astensioni.

Infine, per il Camerun la questione principale è porre fine all’uso della forza contro gli oppositori politici: dalle ultime elezioni, le forze di sicurezza del Camerun hanno violentemente represso le proteste dell’opposizione e arrestato circa 200 sostenitori dell’opposizione, tra cui il leader politico Maurice Kamto. Tale paese si trova poi ad affrontare anche una serie di sfide politiche e di sicurezza, dalle minacce di Boko Haram nella regione del Nord, alle minacce transfrontaliere lungo il confine orientale con la Repubblica Centrafricana. Nella risoluzione adottata per alzata di mano, i deputati condannano l’uso di tali forze, richiedono un’inchiesta indipendente e trasparente sulla condotta della polizia e delle forze di sicurezza contro i manifestanti e l’immediata liberazione di tutti i detenuti politici. Si esorta inoltre il governo del Camerun ad avviare una revisione consensuale del sistema elettorale del paese, per garantire un processo elettorale trasparente e credibile, alla luce del fatto che l’attuale presidente del Camerun, Biya, è al potere dal 1982 e che le ultime elezioni presidenziali sono state caratterizzate da sospetti di frode e segnalazioni di irregolarità.

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