Direttiva Copyright: il diritto all’Autore

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Il Parlamento europeo di Strasburgo, mercoledì 17 aprile, ha firmato quelle che sono le nuove regole sul copyright. Inizia, quindi, il conto alla rovescia: a partire dalla data di pubblicazione della direttiva nella Gazzetta ufficiale dell’UE, gli Stati membri avranno 24 mesi per recepire le nuove norme nel quadro normativo nazionale.

Per alcuni, la direttiva sul copyrightintroduce norme capaci – addirittura – di minacciare e – persino – compromettere la libertà della rete, fino a definirla come un ingiusto sistema di censura.

Altri attenti osservatori evidenziano – piuttosto – che l’approvazione della direttiva segni un importante risultato in termini di maggiore garanzia dei diritti e di rispetto degli obblighi sanciti dal diritto d’autore, a vantaggio dell’editoria e dei professionisti (giornalisti, fotografi, videomaker) il cui rapporto con i giganti del web potrà così essere – finalmente – meno sbilanciato.

Particolarmente rilevante è il differente approccio che la direttiva stabilisce in ordine al regime di responsabilità per i contenuti caricati sulle piattaforme internet, compresi gli aggregatori di notizie, responsabilità che – a questo punto – inizierebbero a pesare di più a carico delle piattaforme stesse[1].

La direttiva intende rendere, così, effettivo per i titolari dei diritti (musicisti, artisti, interpreti, sceneggiatori, nonché editori di notizie) il potere di negoziare accordi più equi in termini di remunerazione per l’utilizzo delle loro opere presenti sulle piattaforme internet.

Allo stato attuale, invece, proprio l’assenza di un criterio per l’attribuzione della responsabilità a carico dei provider, rispetto ai contenuti caricati dai loro utenti, non ha mancato di generare, oltre che eventi dannosi, spesso di estrema gravità, anche un  assoluto disinteresse a stipulare accordi di licenza con i titolari dei diritti.

Gli Internet Service Providersono obbligati a rimuovere i contenuti che violano i diritti solo su richiesta del titolare – quest’ultimo, peraltro, facendosi carico dei costi di tale richiesta – una circostanza questa che ha agevolato ai bigdel weba monetizzare sull’intermediazione di opere frutto dell’altrui lavoro creativo.

Ecco invece che la direttiva consente di pone un obbligo in capo ai provider– salvo quanto potrà scaturire in fase di recepimento – di «responsabilizzarsi» nonché di firmare accordi di licenze con i legittimi titolari dei diritti che potranno così ottenere una remunerazione più equa per l’uso delle loro opere utilizzate – e non più sfruttate – in forma digitale, a ciò si aggiunge l’obbligo di rimozione dei contenuti pubblicati in violazione del copyright.

Resta espressamente esclusa dal campo di applicazione la condivisione di frammenti di articoli di attualità, purchè si tratti di testo “molto breve”, quindi: “meme” e “GIF” continueranno a essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online, mentre a essere colpiti dalle restrizioni previste dalla direttiva saranno gli aggregatori di notizie.

Il testo della direttiva specifica pure l’automatica esclusione dal campo di applicazione per il caricamento di opere su enciclopedie online con finalità non commerciale – vedasi Wikipedia – o su piattaforme software open source; per i contenuti utilizzati per l’insegnamento e la ricerca scientifica; infine le piattaforme di nuova costituzione saranno assoggettate a un regime di obblighi più soft.

 

[1]Come, peraltro, già apertamente auspicato dall’Autore, sia consentita l’autocitazione a: G. Miceli, Profili evolutivi della responsabilità in Rete: il ruolo degli Internet Service Provider tra prevenzione e repressione. MediaLaws, 1/2017, consultabile in: http://www.medialaws.eu/rivista_category/1-2017/

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