PPE sospende il partito di Orban

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Il compromesso tra il PPE ed Orbán: sospensione con effetto immediato ed a tempo indeterminato

L’assemblea politica del Partito Popolare europeo (PPE), il principale partito europeo di centro destra, ha approvato la sospensione di Fidesz, il partito del Primo Ministro ungherese Viktor Orbán.

Le delegazioni dei membri “nordici”, vale a dire Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia, avevano chiesto l’espulsione di Fidesz, come reazione alle condotte e dichiarazioni controverse, costituendo, tuttavia, un blocco minoritario. La delegazione austriaca, invece, aveva presentato la proposta di sospensione non soggetta a monitoraggi, tuttavia, l’assemblea del Partito, su impulso del capogruppo del PPE e candidato alla presidenza della Commissione europea, Manfred Weber, ha proposto un compromesso -non a caso noto come compromesso di Weber- il quale consiste nella sospensione di Fidesz con la previsione di un monitoraggio. Si tratta di un compromesso accettato anche da Orbán e dagli altri membri di Fidesz, approvato con una larghissima maggioranza: 190 voti favorevoli alla sospensione e tre contrari.

Come dimostrazione dell’alta posta in gioco, Annegret Kramp-Karrenbauer, leader dell’Unione cristiano democratica tedesca ed erede di Angela Merkel, era presente alla riunione dell’assemblea politica che ha approvato la sospensione – che ha riunito tutte le delegazioni dei partiti appartenenti al PPE- ed ha negoziato il compromesso tra il partito europeo ed il partito ungherese.

Fidesz è sospeso dal Partito Popolare europeo con effetto immediato ed a tempo indeterminato: vengono meno, così, tutti i diritti che discendono dallo status di membro del partito, il quale non potrà più partecipare alle riunioni, esprimere un voto o mantenere incarichi e funzioni nell’ambito del PPE. Fidesz ed Orbán sono stati accusati per l’approvazione di leggi illiberali e per aver condotto una campagna politica ostile, finanziata con soldi pubblici, contro Bruxelles e ed in particolare contro il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, anch’egli membro del PPE. Inoltre, Fidesz si è schierato contro l’Università dell’Europa centrale di George Soros, costringendola a lasciare il Paese, nonché contro le organizzazioni umanitarie. Lo scontro tra il PPE e Fidesz riguarda, dunque, i valori alla base dell’Unione europea e nello specifico il fenomeno dell’immigrazione, la difesa dei confini nonchè la società multiculturale e multireligiosa. I principi dello Stato di diritto risultano essere il principale bersaglio per uno Stato che viola ripetutamente la libertà di stampa e l’indipendenza giudiziaria.

Nonostante la decisione in questione si configuri come un colpo duro per il PPE e le conseguenze siano importanti ed immediate, il partito di Orbán è riuscito ad evitare l’espulsione, registrando, quindi, un esito non del tutto negativo. Inoltre, rileva che nel documento originale figurava l’espressione “sospensione volontaria”, pertanto la sospensione approvata risulta essere la migliore delle ipotesi per Fidesz, nonostante l’iniziale annuncio secondo cui in caso di sospensione, il Partito di Budapest avrebbe lasciato immediatamente il PPE.

Allo stesso tempo Orbán accetta una condizione con un peso rilevante, date le sue critiche alla presenza “ingombrante” dell’Unione europea. Il partito ungherese, infatti, sarà sottoposto ad un monitoraggio svolto da un comitato, il cosiddetto “consiglio dei saggi”, formato da Herman Van Rompuy, già Presidente del Consiglio europeo, Hans-Gert Pottering, già Presidente del Parlamento europeo e Wolfgang Schussel, ex cancelliere austriaco.  L’obiettivo del monitoraggio è stabilire, a tempo debito, il futuro di Fidesz nel PPE, sulla base del rispetto dello stato di diritto da parte del partito governativo ungherese e la sua condotta nei confronti delle istituzioni europee. A tal fine riferirà al Parlamento attraverso un report dettagliato.

La sospensione del partito ungherese potrebbe, tuttavia, complicare le sorti del PPE alle elezioni europee di maggio. Non a caso l’ala più pragmatica del Partito riteneva che la quindicina di parlamentari di Fidesz avrebbe potuto far comodo e che sarebbe stato più opportuno effettuare un controllo all’interno del partito e non esterno ad esso.

Orbán ha dichiarato di aver optato per “l’autosospensione” ed ha altresì rinnovato il sostegno al leader Weber per la guida della prossima Commissione europea.

La decisione dell’assemblea politica del PPE è stata considerata un banco di prova per l’Unione europea nel prendere una posizione contro la violazione dello Stato di diritto. I critici sostengono che il compromesso di Weber ignora i problemi più profondi posti dal dominio di Orbán in Ungheria.

Guy Verhofstadt, leader dei liberal democratici ha affermato che la sospensione è un “trucco politico” che mostra come “il PPE metterà sempre in primo piano i numeri parlamentari rispetto all’interesse europeo collettivo”.

La durata della sospensione non è chiara, ma ciò che è certo è che la questione è rimandata al periodo successivo alle elezioni europee.

Per ora dunque, nonostante la sospensione, Orbán continuerà a rimanere nel quadro del PPE ed a battersi per “l’Europa delle patrie”, contrastando chi opta per una maggiore integrazione tra gli Stati membri dell’Unione europea.

 

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