La lotta ai cambiamenti climatici dell’Unione Europea

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Il 14 marzo il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria, ha adottato una risoluzione sulla strategia europea di riduzione delle emissioni a lungo termine dell’UE.

Sebbene la risoluzione in questione non sia vincolante, ha un importante significato politico a livello europeo, alla luce del fatto che i problemi legati al cambiamento climatico e al cosiddetto global warming sono sempre più attuali e discussi, considerando anche le recenti manifestazioni studentesche a riguardo.

Le parti firmatarie dell’accordo di Parigi sul clima devono comunicare entro il 2020 le strategie proposte – a medio e lungo termine – per ridurre le emissioni di gas serra. A partire da ciò, nel novembre 2018 la Commissione europea ha adottato la comunicazione “Un pianeta pulito per tutti” presentando la propria visione strategica per un’economia che non danneggi ulteriormente il clima e prevedendo otto scenari possibili.

Il Parlamento europeo ha continuato il lavoro iniziato dalla Commissione con la recente risoluzione approvata: tra gli obiettivi vi sono l’adozione di una strategia a impatto zero per il 2050 per accelerare la riduzione delle emissioni entro il 2030, la transizione come opportunità per industria, occupazione e crescita ed infine il sostegno agli obiettivi climatici per il 35% della spesa UE per la ricerca.

La risoluzione è stata adottata con 369 voti favorevoli, 116 voti contrari e 40 astensioni: secondo gli eurodeputati, degli otto scenari proposti dalla Commissione, soltanto due sono realmente funzionali per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2050. Il Parlamento europeo si è soffermato sull’importanza di sostenere le regioni più colpite dalla decarbonizzazione e di investire nell’economia circolare e nella bioeconomia: è importante investire nella transizione verso il regime a zero emissioni di gas serra ed in particolare nelle regioni più vulnerabili, quelle colpite dalla decarbonizzazione; la sfida del cambiamento climatico viene vista anche come opportunità per aumentare gli investimenti nell’innovazione industriale, nel campo delle tecnologie, di economia e bioeconomia.

L’Unione Europea riconosce le importanti sfide dovute alle crescenti minacce dei cambiamenti climatici e dunque le gravi conseguenze che vi sono nel settore energetico. Si ritiene infatti che la quota di energia rinnovabile debba essere aumentata e l’efficienza energetica debba essere migliorata. L’UE è responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di gas serra esta svolgendo un ruolo di primo piano per la riduzione delle emissioni, una migliore efficienza energetica, politiche per la transizione ad altre forme di combustibile e l’introduzione di fonti energetiche rinnovabili. L’importanza dell’azione europea risiede anche nel fatto che le politiche dell’UE in materia di clima ed energia hanno come fondamento giuridico gli articoli 191-194 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea: ai sensi dell’art. 191, la lotta ai cambiamenti climatici è uno degli obiettivi della politica ambientale dell’UE; ai sensi dell’art. 194, l’UE promuove l’efficienza energetica e il risparmio energetico e lo sviluppo di nuove e rinnovabili forme di energia.

Nell’adottare la risoluzione sul clima, Il Parlamento ha espresso sostegno per le manifestazioni che vi sono state in queste settimane, in particolare per le marce sul clima e per gli scioperi degli studenti che sensibilizzano sui rischi climatici. La sedicenne svedese Greta Thunberg, nel portare avanti la lotta contro il cambiamento climatico, ha ispirato movimenti di studenti provenienti da tutto il mondo che hanno iniziato una loro marcia di protesta.

Lo sciopero di venerdì 15 marzo è fin ora quello più significativo, frutto del “venerdì per il futuro” ideato da Greta Thunberg e caratterizzato dallo sciopero scolastico per il clima. A partire dall’agosto 2018, la sedicenne ogni venerdì sciopera e va a manifestare contro il proprio parlamento, lamentando la mancanza del problema del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici dall’agenda delle politiche della Svezia. Pian piano le azioni di Greta Thunberg hanno catturato l’attenzione dei media locali e nazionali prima ed internazionali poi, fino ad arrivare a coinvolgere non solo studenti ma anche i grandi leader internazionali. Greta ha partecipato alla COP24 di Katowice, ha parlato di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha preso parte al World Economic Forum di Davos, fino ad essere nominata la donna più influente ed importante della Svezia per il 2019. L’ accusa principale che Greta Thunberg muove all’attuale classe politica internazionale è la consapevolezza dei problemi legati ai cambiamenti climatici seguita però da poche o irrilevanti azioni per combatterlo.

Gli eurodeputati, dopo aver sostenuto tali movimenti, hanno cercato di portare avanzi azioni concrete sia a livello europeo che all’interno degli Stati membri, chiedendo ai governi nazionali, regionali e locali, ma anche all’UE, di intraprendere azioni concrete e rapide per non superare il limite climatico di 1,5°C, oltre alla necessità di porsi obiettivi più ambiziosi da raggiungere già nel 2030. L‘Unione Europea sta lavorando per ridurre le emissioni di gas serra che produce e, allo stesso tempo, sta anche incoraggiando i singoli Stati membri a fare lo stesso.

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