Elezioni politiche in Estonia, la “Silicon Valley europea”

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Il 3 marzo il Partito riformatore (Eesti Reformierakond, ER), liberale e di centro destra, guidato da Kaja Kallas, ha vinto le elezioni parlamentari in Estonia, superando quello governativo, il Partito di centro, di stampo centrista e liberale, nonché EKRE, partito popolare conservatore, euroscettico e nazionalista.

Il tasso di affluenza si è attestato al 63%. Gli aventi diritto al voto in Estonia sono circa un milione (e la popolazione estone complessiva è di un milione e 300.000 persone), ma l’esiguo numero non ha impedito il manifestarsi di una grande attenzione da parte dell’intera Unione Europea e ciò a causa dei cambiamenti politici che stanno caratterizzando il Paese baltico.

Secondo i dati definitivi, il Partito riformatore ha ottenuto il 28,8% (in rialzo dalle ultime elezioni in cui aveva preso il 27.7% dei consensi), il Partito di centro il 23% ed EKRE il 17,8%. Quest’ultimo, in particolare, era osservato in Europa ed effettivamente ha ottenuto un gran successo, raddoppiando il proprio risultato elettorale ed avvicinandosi alle prime forze politiche del Paese, con 12 deputati in più rispetto alla precedente legislatura, avviata dalle elezioni politiche del 2015. L’EKRE  ha beneficiato dei consensi della popolazione delle aree rurali dell’Estonia, maggiormente colpite dalle politiche d’austerità europee, imposte dal Partito riformista e dal Partito di centro. A tali popolazioni l’EKRE ha promesso un referendum per uscire dall’Unione europea, una cosiddetta “ESTXIT”, nonché maggiori controlli e soluzioni con riguardo al fenomeno dell’immigrazione e l’emigrazione dei cittadini estoni verso aree più ricche del continente. Il leader del partito, Mart Helme, paragona l’Unione europea all’Unione sovietica, inoltre, propone la fine delle agevolazioni per la minoranza russa come, ad esempio, il sistema scolastico separato. Al contrario di altri partiti europei euroscettici, l’EKRE non si pone come un partito filorusso ed è caratterizzato da una leadership fortemente indifferente nei confronti della Russia di Vladimir Putin e per tale ragione si schiera a favore del battaglione della NATO presente in Estonia dal 2017. Su altre questioni, la posizione di EKRE è molto più ambigua, il politologo dell’Università di Tallin, Tonis Saarts, ha evidenziato come non sia chiaro il pensiero del partito relativamente a tematiche come la democrazia liberale, i diritti umani, lo stato di diritto e la separazione dei poteri e confronta la sua posizione con quella assunta da partiti simili che hanno recentemente ottenuto consensi in Europa. Rileva che recentemente l’EKRE ha provato ad accrescere i propri consensi strumentalizzando l’evento definito come “il più grande scandalo bancario della storia europea”, avviato nel 2018 quando emerse che decine di miliardi di euro, utilizzati da ricchi oligarchi dell’ex URSS per operazioni illecite, erano passati per l’Estonia; tale scandalo ha certamente animato una campagna elettorale definita “noiosa”.

Il 3 marzo nessun partito ha ottenuto una solida maggioranza per governare da solo e sono in corso le trattative per formare l’esecutivo: il Partito riformatore potrebbe allearsi con i Socialdemocratici (Sotsiaaldemokraatlik Erakond, SDE) ed i Pro Patria (Isamaa), forze politiche minori che hanno ottenuto rispettivamente l’8 e l’11,4%, raggiungendo così una maggioranza di 56 seggi per governare. In tale quadro l’opposizione spetterebbe al Partito di centro ed all’EKRE. Non è da escludere che il pericolo conservatore induca le due principali forze politiche, l’ER e l’EK, da sempre rivali, a stringere un’alleanza, formando un governo di larghe intese. Riformatori e centristi si sono alternati al governo dal crollo dell’Unione Sovietica ed in particolari circostanze politiche hanno creato delle alleanze temporanee. I due partiti sono divisi da questioni legate alle tasse, alla spesa pubblica e fino a tempi recenti anche da diverse concezioni relative ai rapporti con la Russia, che vedevano inizialmente i centristi moto vicini a Vladimir Putin, tuttavia, con l’avvio della leadership di Jüri Ratas, il Partito di centro ha preso le distanze, preoccupato dell’aggressiva politica estera russa. Attualmente, dunque, entrambi i partiti sostengono il ruolo dell’Estonia nella NATO, intesa come difesa dalla Russia.

L’Estonia, Paese baltico che ha ottenuto la propria indipendenza nel 1991, definita uno Stato  stabile, mediamente prospero, nonchè diciottesimo Paese meno corrotto al mondo secondo Transparency International  ed altamente avanzato nel settore tecnologico – nel 2005 l’Estonia è stato il primo Paese al mondo ad aver introdotto il voto elettronico – si tinge sempre più di rosa, in quanto alla prima Presidente della Repubblica donna, Kersti Kaljulaid potrebbe accostarsi la figura di un’altra donna, quella della leader del Partito riformatore, Kaja Kallas,  alla guida del governo. Si tratterebbe del primo capo del governo donna nella storia della “Silicon Valley europea”. Inoltre, il tandem femminile è ulteriormente arricchito dalla presenza ( anche in tale caso per la prima volta) tra i 101 membri del Riigikogu, il Parlamento estone, di 29 donne.

Avvocato di professione ed ex deputata al Parlamento europeo, figlia dell’ex primo ministro estone Siim Kallas, Kaja Kallas ha incentrato la campagna elettorale del suo partito, fortemente europeista, sul taglio delle tasse e sulla creazione di nuovi posti di lavoro, al fine di ridurre il tasso di disoccupazione. Rileva che l’Economist ha definito la sua campagna elettorale “tecnocratica”.

In attesa dell’esito dei negoziati per dar vita al nuovo Governo è possibile affermare che la posizione dell’Estonia uscita dalle urne elettorali rimane ancorata all’appartenenza all’UE ed alla NATO, seppur l’esito delle elezioni del 3 marzo sembra lasciare aperti spiragli conservatori ed euroscettici in crescita di consensi, il cui ruolo sarà importante nelle imminenti elezioni europee ed in prospettiva nelle prossime tornate elettorali.

 

 

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