“Non sono un Bersaglio” basta violenze sui soccorritori

in EUROPA/SICUREZZA by

Si è tenuto a Roma presso lo Spazio Europa della sede dell’alto rappresentante della commissione Europea in Italia il convegno promosso dalla Croce Rossa Italiana “ Non sono un Bersaglio” in concomitanza con il lancio della campagna di sensibilizzazione sul tema delle violenze ai danni degli operatori del soccorso in Italia e all’estero.

Un incontro che ha potuto mettere in risalto il tema dei rischi che corrono sia gli operatori umanitari in zone di crisi o di guerra ma anche gli operatori del soccorso sul territorio nazionale che negli ultimi anni hanno visto aumentare le denunce di violenze ai danni del personale di soccorso.

Il convegno si è svolto in due fasi, la prima con interventi di carattere internazionale che hanno portato la testimonianza di quanto succede nelle zone di guerra con gli interventi di Els Debuf, Vicecapo di Delegazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Delegazione Regionale a Parigi; Younis Kathib, Presidente della Mezzaluna Rossa Palestinese; Raquel Codesido, Delegata Medico del CICR in Yemen. Tutti gli osservatori internazionali hanno sottolineato come le violenze siano in aumento ogni giorno di più e come vengano percepite come normalità, una sorta di effetto collaterale della guerra. Una visione distorta da correggere.

Molto importante l’intervento di ELs Debuf che ha sottolineato l’importanza della formazione del personale impiegato in campo, formazione specifica tesa a limitare e prevenire i rischi degli operatori in aree a rischio, sia esso di instabilità economica o sociale sia di vero e proprio conflitto.

Per quanto riguarda la tavola rotonda nazionale, Alessandra Ceracchi, in rappresentanza di Maria Paola Corradi, Direttore Generale ARES 118, ha rimarcato la necessità di un cambiamento culturale che parta dalla comunicazione. Claudio Mare, Direttore Sanitario AREU, ha poi sottolineato che “si tratta di un problema in aumento, ma non un problema nuovo. L’operatore fa fatica a denunciare, l’utente non fa fatica ad accettare, perché considera quella medica una professione a rischio”. Roberto Trucchi, Presidente della Confederazione Nazionale delle Misericordie, ha detto che “non abbiamo una soluzione al problema, ma diversi possibili approcci. E’ perciò molto importante partire dalla formazione. Ci troviamo in una società nella quale non ci si fida più di nessuno. Questo deve far riflettere: dobbiamo aumentare il dialogo e riuscire a confrontarci di più”.

Presentati i primi dati (ancora parziali, ma indicativi) dell’Osservatorio CRI aperto poco più di un mese fa per raccogliere le denunce dei casi di aggressione di volontari e professionisti. Dai primi dati emerge che le aggressioni avvengono prevalentemente in strada, da parte di gruppi nella maggior parte dei casi e da parte di terzi, ovvero persone non coinvolte direttamente nella questione. Aggressori e vittime sono per la maggior parte uomini. Il servizio più colpito è quello del trasporto sanitario.

Ha chiuso i lavori Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana e Presidente della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: “Nelle aree di conflitto l’assenza dell’applicazione del Diritto Internazionale Umanitario è un gravissimo danno ed è fondamentale un’azione a 360 gradi di tutto il Movimento internazionale. Per quanto riguarda gli scenari nazionali, dobbiamo andare oltre la nostra Campagna e far nascere, da questo momento, una mobilitazione a livello nazionale di tutti gli attori in causa e della società civile. Dobbiamo riscrivere insieme le regole del gioco attraverso un lavoro di squadra, ecco perché è importante oggi la presenza di AREU, ARES e Misericordie: assistiamo alla nascita di un percorso di mobilitazione. Non dobbiamo essere ostaggio di questa rabbia sociale, dobbiamo riaffermare la neutralità di chi soccorre, secondo l’intuizione originaria di Henry Dunant, nostro padre fondatore. Perché Umanità e Neutralità sono due caratteristiche non negoziabili”.

 

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