I 20 anni dell’euro

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Esattamente 20 anni fa, il 1º gennaio 1999, undici Stati membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, adottarono una moneta comune, l’euro, dando vita ad una politica monetaria comune europea, sotto la guida della Banca Centrale Europea (BCE).

Il lancio della valuta segnò la fine di un lungo processo avviato negli anni 80: le turbolenze degli anni 70 e 80 avevano esposto le economie degli Stati membri a rischi notevoli, dando luogo alla necessità di una soluzione europea. Si diffuse la consapevolezza che la creazione di un mercato unico avrebbe agevolato il commercio ed il lavoro. Seguirono vari dibattiti sulle modalità di creazione di un’unione economica e monetaria, con il ruolo chiave svolto dalle tre Commissioni Delors, presiedute dal 1985 al 1995 da Jacques Delors, allora presidente della Commissione Europea, le quali, nel periodo cruciale tra la fine della guerra fredda e la riunificazione tedesca, realizzarono importanti riforme, di rilievo fondamentale nel processo di integrazione europea. Le tre commissioni analizzarono e definirono i passi necessari finalizzati all’adozione di una moneta unica. I criteri delle finanze pubbliche che gli Stati erano tenuti a rispettare per partecipare alla moneta unica vennero sanciti dal Trattato di Maastricht del 1992, la cui firma rappresentò una tappa simbolica nel processo di adozione dell’euro nonché del generale processo di integrazione europea, dando vita all’Unione Europea. Il Trattato dettò una tabella di marcia volta alla creazione di una moneta e di una banca centrale comuni per l’UE, nella realizzazione della quale nel 1994 si procedette alla creazione dell’Istituto Monetario Europeo (IME), tappa intermedia ma fondamentale. A differenza del precedente Comitato dei Governatori, l’IME risultava essere un soggetto dotato di personalità giuridica e nello specifico un organo transitorio, non ancora responsabile della conduzione della politica monetaria europea, ma deputato a far sì che la BCE, istituita e diventata operativa nel 1998, potesse svolgere quel ruolo.

Il nome “euro” fu ufficialmente adottato al Consiglio Europeo di Madrid nel dicembre del 1995 ed il 1º gennaio 1999 nacque in via ufficiale la nuova valuta, con responsabilità di politica monetaria conferite alla BCE, avente sede a Francoforte: vennero fissati i tassi di cambio con le monete nazionali degli undici Paesi partecipanti, basandosi sui valori di mercato del giorno precedente e per tre anni l’euro venne utilizzato solo nei pagamenti elettronici. Nel 2002 vennero definitivamente introdotte le prime banconote e monete.

Si trattò del più grande cambio di valuta della storia: i membri originali erano Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo; nel 2011 ha aderito la Grecia e da allora altri sette Stati membri hanno adottato l’euro, vale a dire Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Slovacchia e Slovenia. L’ultimo Stato ad aver aderito all’euro è stata la Lituania, il 1 º gennaio 2015. Ad oggi, dunque, è la moneta unica ufficiale dell’Unione Europea, adottata da 19 dei 27 Stati membri ed è la valuta di 340 milioni di europei. Il complesso di questi Paesi è definito Eurozona. In aggiunta ad essi, la moneta unica europea è utilizzata in altri sei Stati europei, a seguito di accordi internazionali o di adozione unilaterale, ponendosi come la valuta di 175 milioni di persone al di fuori dell’Eurozona: nel dettaglio, Andorra, Monaco, San Marino, Città del Vaticano, sono microstati che hanno adottato l’euro in virtù delle preesistenti condizioni di unione monetaria con gli Stati membri dell’UE, mentre il Kosovo ed il Montenegro hanno adottato unilateralmente la valuta.

L’euro risulta essere la seconda valuta internazionale più importante e più utilizzata al mondo: è un deposito sicuro di valore per le banche centrali internazionali, utilizzato in tutto il mondo per emettere il debito ed ampiamente accettato per le transazioni economiche internazionali. Dopo 10 anni dalla crisi finanziaria che ha sconvolto il mondo, l’architettura dell’unione economia e monetaria europea è stata notevolmente rafforzata, tuttavia, permangono numerose lacune e critiche al sistema adottato nonché alle modalità di transizione alla valuta.

La Commissione Europea ha definito una tabella di marcia per apportare miglioramenti e riforme e completare così l’unione monetaria ed economica, come previsto dalla relazione dei cinque presidenti del 2015 (Jean-Claude Juncker, Donald Tusk, Jeroen Dijsselbloem, Mario Draghi e Martin Schulz) e dai documenti dell’approfondimento dell’Unione economica e monetaria e sul futuro delle finanze dell’Unione europea del 2017. A tal proposito occorre sottolineare che le istituzioni dell’UE maggiormente responsabili dell’euro sono la Commissione Europea, il Parlamento Europeo, il Consiglio Europeo, la Banca Centrale Europea e l’Eurogruppo.

L’obiettivo generale è di rafforzare l’unità, l’efficienza e la responsabilità democratica dell’unione entro il 2025. Inoltre, rilevano le quattro iniziative principali:  l’istituzione del Fondo Monetario Europeo (FME); la proposta di integrare, nella sostanza, il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’ordinamento giuridico dell’Unione, facendo uso dell’adeguata flessibilità insita nel patto di stabilità e crescita; dei nuovi strumenti di bilancio atti a garantire la stabilità della zona euro nel quadro dell’Unione; l’istituzione di un ministro europeo dell’Economia e delle finanze.

Tutte le riforme sono dettate dalla necessità di conciliare a tutti i livelli solidarietà e responsabilità dell’Unione Europea, al fine di creare un’economia competitiva con le principali potenze internazionali.

 

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