GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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gennaio 2019

Intelligence, al Master dell’università della Calabria lezioni di Carlo Mosca su “Intelligence e democrazia” e di Marco Valentini sulla sicurezza nazionale

CRONACA/SICUREZZA/Varie di
Coordinate dal direttore Mario Caligiuri, si sono svolte durante lo scorso fine settimana, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, le lezioni dei prefetti Carlo Mosca, consigliere di Stato emerito e vice direttore vicario del Sisde dal 1992 al 1994, e Marco Valentini, direttore dell’Ufficio Affari Legislativi e Relazioni Parlamentari del Ministero dell’Interno.

Presso il polo di Rende, il prefetto Mosca ha affrontato il tema “Intelligence e democrazia” spiegando che l’attività delle agenzie delle informazioni per la sicurezza è fondamentale per la sicurezza della Repubblica. L’intelligence, ha spiegato, è innanzi tutto visione per tutelare l’interesse nazionale. Ha poi ricordato che l’ultimo decennio, spesso su sollecitazione del Comitato Parlamentare di Controllo, ha visto molte modifiche alla legge di riforma dell’intelligence, che oggi viene considerata una tra le più aggiornate a livello europeo.

Un momento dell’ultima lezione del Master
Nell’occasione, ha ribadito il coraggio del legislatore italiano nel regolare progressivamente, a partire dal 1977, un settore fondamentale dello Stato in cui si consideravano le regole un impedimento all’efficacia della funzione. E’ stato importante – ha ricordato – distinguere tra intelligence convenzionale e intelligence non convenzionale, assolta dai Servizi a beneficio del decisore politico nel quadro delle attività per la tutela della sicurezza della Repubblica. In tale contesto ha evidenziato come i rapporti tra intelligence e magistratura rappresentino un tema di grande delicatezza. Mosca ha poi ribadito che fino al 1979, anno in cui redasse la voce “servizi segreti” sul “Nuovissimo Digesto Italiano” non fosse stata mai scritta una sola riga su questo tema dal punto di vista giuridico nel nostro Paese.
È del 1995 la prima rivista di cultura dell’intelligence in Italia “Per Aspera ad Veritatem”, la cui esperienza editoriale è proseguita negli anni successivi con “Gnosis”, disponibile anche nelle librerie, segno evidente di un lungo percorso di accreditamento culturale dell’intelligence. Mosca si è poi soffermato sul segreto di Stato e sulla classificazione delle informazioni, spiegandone il significato, gli scopi e le modalità. In particolare ha spiegato che il tema del segreto va inquadrato nel contesto del sistema democratico che è basato sulla trasparenza. Al riguardo, ha richiamato Norberto Bobbio che evidenziava come la trasparenza fosse la regola mentre il segreto rappresentasse l’eccezione, che va motivata e va usata solo in casi specifici, che confermano appunto la regola.
Nella seconda parte della giornata, si è svolta la lezione di Marco Valentini, che ha trattato il concetto di sicurezza nazionale, in un percorso giuridico volto alla ricerca di una nozione ovvero di una definizione, pur nel presupposto che la funzione di protezione e di garanzia della sicurezza nazionale rappresenta la suprema attività politica dello Stato.
Prioritariamente ha definito il concetto di sicurezza nazionale, avuto riguardo alla Costituzione e alle fonti della legislazione primaria. Il prefetto ha poi spiegato che pur avendo la giurisprudenza costituzionale chiaramente collocato la funzione di protezione della sicurezza nazionale quale bene giuridico afferente allo Stato comunità, l’ordinamento italiano è sembrato ripiegato, anche dopo la riforma del 1977, su una concezione in larga parte riconducibile alle funzioni dello Stato apparato. Ciò ha determinato conseguenze, tra le quali la difficoltà per i Servizi di uscire da quel cono d’ombra della democrazia che ne aveva caratterizzato l’esperienza prima della legge del 1977.

Il sacrificio di Nicola Calipari nel 2005 a Bagdad – secondo il prefetto – ha rappresentato uno spartiacque nella percezione dell’opinione pubblica. Sono maturi i tempi per una concezione democratica e costituzionale della funzione dell’intelligence, che consente tra l’altro di distinguere, nella visione del Prefetto Valentini, tra libertà di dissenso e minaccia alla sicurezza, tra sorveglianza generalizzata e attività di controllo mirata a prevenire e reprimere minacce alla sicurezza. In

Il polo di Rende (Cosenza) dell’Università della Calabria, sede del master e del corso di laurea in intelligence

questo quadro, secondo Valentini, diventa fondamentale stabilire la rilevanza dei princìpi etici nello svolgimento di questa delicata funzione, che va messa in relazione alle regole, ai principi e ai valori della Costituzione.

Proprio il caso della regolamentazione delle garanzie funzionali per gli operatori dei Servizi dimostra che una simile integrazione è possibile, cioè riconoscere l’eccezionalità della violazione autorizzata della legge ponendo nel contempo dei limiti invalicabili. Per quanto attiene gli studi giuridici sull’intelligence, ha ricordato che la dottrina ne ha approfondito di più i compiti che le funzioni da un punto di vista contenutistico. Solo negli ultimi anni in Italia, secondo Valentini, sta crescendo la consapevolezza del rapporto tra intelligence e democrazia, nella ricerca necessaria di un equilibrio tra libertà e sicurezza. Valentini ha poi evidenziato che oggi la sovranità dello Stato è messa fortemente in discussione dalle tecnologie e dalla globalizzazione. In tale contesto, gli Stati devono competere con le organizzazioni finanziarie, le cyber corporation e la criminalità. Tale competizione è anche un’opportunità poiché le funzioni globalizzate e oligopoliste delle grandi organizzazioni che gestiscono big data rappresentano anche un bacino di informazioni che possono essere utilizzate per il fine istituzionale di garantire la sicurezza. I cambiamenti creano problemi ma anche impensabili opportunità.
Le lezioni del Master in intelligence dell’Università della Calabria proseguiranno sabato 26 gennaio 2019 alle presso l’aula “Caldora” con le lezioni del generale e saggista Fabio Mini sull’Intelligence militare e del Capo Dipartimento per le politiche del Personale del Ministero dell’Interno Luigi Varratta sul tema “L’intelligence del Prefetto”.

Naufragio nel Mediterraneo: 117 dispersi

EUROPA di

Il Mediterraneo Centrale è tornado ad essere un enorme cimitero per i migranti che cercano di arrivare dal Nord Africa in Europa. Un gommone, con a bordo 120 persone proveniente da Tripoli, è naufragato nella giornata di venerdì. Con praticamente nessuna ONG che pattuglia l’area, a causa della politica  dei porti chiusi e della criminalizzazione dei soccorsi che il governo italiano ha portato avanti, sono passati circa tre ore prima che un aereo della marina militare italiana arrivasse in aiuto delle vittime. Solo tre persone (due sudanesi e una gambiana) sono sopravvissute, per quanto ne sappiamo, e sono state trasportate a Lampedusa in grave stato di ipotermia. Ci sono 117 dispersi.

La ricerca dei dispersi, in un’area a 45 miglia da Tripoli, nel bel mezzo di una zona SAR (una zona di ricerca e salvataggio in cui nessuna  nave straniera  può entrare  senza il permesso delle autorità libiche) continua ininterrottamente. Anche se non è stato possibile trovare nemmeno i resti del gommone. Secondo La Repubblica, tra i dispersi risulterebbero circa dieci donne, di cui una incinta e due bambini piccoli, uno di solo dieci mesi.

La situazione è stata molto confusa fino all’ultimo momento. Inizialmente era stato riferito che dispersi fossero solo 20, quelli avvistati da diversi mezzi aerei mentre l’imbarcazione stava affondando. “Sfortunatamente le dimensioni di questa tragedia è molto più grave di quanto sembrava in principio. C’è stata una certa confusione sul numero di sopravvissuti, ma ci hanno confermato che 120 soggetti sono partiti a bordo del gommone”, ha detto Flavio Di Giacomo, rappresentante dell’IOM (International Organization for Migration). Di Giacomo ha anche sottolineato che i sopravvissuti hanno riferito che dopo undici ore di navigazione il gommone in cui viaggiavano ha iniziato a sgonfiarsi e a poco a poco le persone iniziavano a cadere in mare.

L’ONG tedesca Sea Watch, che ha avuto un conflitto con il governo italiano solo due settimane fa quando non è stato permesso di sbarcare i 49 migranti salvati e che sono rimasti a bordo della nave per quindici giorni, aveva già segnalato venerdì che uno dei suoi aerei di controllo aveva avvistato questa chiatta nella quale erano presenti 25 persone a bordo.

Proprio quest’ultimo naufragio si verifica in un momento in cui c’è solo una nave con missione umanitaria, la Sea Watch 3, che era anche lontana dalla zona in questione, pattugliando il Mediterraneo, perché le nave della ONG spagnola Open Arms è bloccata in Spagna dalle autorità e la Sea Eye è alla ricerca di un porto per il cambio di equipaggio.

Il ritiro forzato delle navi di soccorso delle ONG che operavano nel Mediterraneo prima della chiusura dei porti avviata dall’Italia ha causato un blackout totale nella sorveglianza dell’area, quindi è difficile sapere cosa sta accadendo esattamente in alto mare. Inoltre, il presunto trasferimento della competenza dei soccorsi alla Guardia Costiera libica si è rivelato un fallimento: a causa della mancanza di risorse e, in molti casi, volontà.

Gli arrivi in Italia sono diminuiti nel 2018 di oltre l’80%. In Italia sono arrivati 28.210 persone via mare nel 2018, rispetto ai quasi 120.000 del 2017. Tuttavia, nello stesso anno, sono annegati nel Mediterraneo 2242 persone che cercavano di raggiungere l’Europa, rispetto alle 3139 del 2017 e alle 5143 dell’anno precedente.

Di Mario Savina

La Calabria e l’intelligence.

Varie volte su European Affairs Magazine ci siamo occupati di intelligence  e della possibilità che questa scienza umana potesse assurgere al rango di disciplina universitaria (leggi, ad esempio, quiqui, ed in parte anche qui). In questo ambito, pioniere assoluto in Italia è stata l’Università della Calabria che, prima con il Master di 2° Livello in Intelligence e, poi addirittura con un corso di laurea in Intelligence ed Analisi del rischio ha riconosciuto l’importanza di questa materia. Sia il master che il corso di laurea sono diretti dal Prof. Mario Caligiuri, che peraltro dirige anche

Il prof. Mario Caligiuri, direttore del master e del corso di laurea in Intelligence, dell’Università della Calabria

l’osservatorio e centro studi Intelligence Lab. Al docente va anche il merito di aver fatto conoscere l’intelligence al mondo accademico e non solo, proprio studiandola, rendendola più fruibile e, senza svelare alcun mistero o segreto di stato, facendo comprendere che l’intelligence è una disciplina di studio come tutte le altre ed è fondamentale per la sicurezza dello Stato ma, prima di tutto, proprio per la tenuta democratica dello Stato stesso. Non a caso, attraverso una prolifica e copiosa attività di pubblicazione, il docente calabrese ha studiato i rapporti dell’intelligence con le varie scienze sociali e con i vari assetti ed apparati dello Stato che non sembrerebbero – solo a prima vista – essere propriamente contigui con il lavoro delle agenzie di sicurezza. Ovviamente l’attività di studio sviscerata nelle pubblicazioni di Mario Caligiuri, che Vi invitiamo a consultare, si sta trasfondendo negli insegnamenti universitari da lui coordinati all’UniCal, nel polo di Rende. Una delle pubblicazioni del Professore, per i tipi di Rubbettino, è proprio “Intelligence e Magistratura“. E proprio di tali rapporti si è parlato in una delle ultime lezioni del Master, i cui relatori sono stati ospiti ed autorità del settore di tutto rilievo.

I relatori dell’ultima lezione sono stati infatti il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre ed il magistrato e deputato Cosimo Ferri. Nel corso delle loro letture, i due relatori, introdotti dal direttore del Master, hanno trattato di valori costituzionali e di rapporti tra intelligence e magistratura.

In mattinata Antonio Baldassarre ha illustrato l’origine delle moderne Costituzioni: l’idea di Costituzione, così come oggi la conosciamo, è nata  negli Stati Uniti ed è fondata sul contratto sociale. Tale visione è antitetica alla precedente idea tutta europea,  impostata sulla preminenza dell’autorità. Per Baldassarre l’intelligence è un’attività necessaria per ogni sistema politico sovrano, in quanto la prima sicurezza da tutelare è proprio quella dell’ordinamento costituzionale. Infatti, l’intelligence è un bene fondamentale che viene prima di tutto, poiché senza sicurezza le istituzioni sono deboli ed i diritti inapplicabili.

Il presidente emerito della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre

In relazione ai provvedimenti legislativi in discussione in queste settimane, Baldassarre ha precisato che la sicurezza non consiste nella tutela dei diritti, bensì è il presupposto indispensabile per la garanzia dei diritti stessi. Ha poi proseguito dicendo che la tutela della sicurezza si trova in modo implicito ed esplicito in tutti gli ordinamenti costituzionali. Di conseguenza, l’intelligence deve vigilare affinché non venga minacciata l’unità politica dello Stato, ed appunto per questo deve essere regolata, necessaria ed efficace. Pertanto, l’intelligence è una delle attività fondamentali per garantire la libertà politica. Il modello adottato in Italia è simile a quello americano, e consiste in un’attività riservata, la cui segretezza è commisurata ai principi democratici, che richiedono trasparenza. Infatti, anche negli USA è previsto il controllo parlamentare sull’intelligence, che nel contesto americano assegna ad una apposita Commissione del Senato poteri parificati a quelli dell’autorità giudiziaria. Baldassarre ha poi affrontato l’attualità del tema dell’intelligence alla luce delle riflessioni di Carl Schmit, che prefigura una guerra civile globale, nella logica della contrapposizione inevitabile tra amico e nemico. Secondo il pensatore tedesco, la globalizzazione si oppone alla democrazia e, secondo Baldassarre, non solo la globalizzazione ha allargato le distanze tra gli Stati, ma anche nella stessa Italia (tra Nord e Sud), rendendo ancora più complesso il già complicato asssetto politico ed istituzionale del nostro Paese. In tale contesto, l’introduzione dell’euro ha accentuato le differenze tra il nostro settentrione, integrato economicamente con Francia e Germania, ed il Mezzogiorno d’Italia, sganciato da queste possibilità di sviluppo. Baldassarre ha concluso dicendo che il mondo diviso in due blocchi aveva un suo ordine, oggi invece assente, ed è soggetto a forze temporanee: proprio per questo la funzione dell’intelligence oggi è molto più importante di quella rivestita ieri.

Nel pomeriggio è intervenuto in videoconferenza Cosimo Ferri, che ha ribadito come l’intelligence rappresenti un’area fondamentale dello Stato nel contrasto alla criminalità e al terrorismo. Ha quindi richiamato la funzione molto importante dell’intelligence negli istituti penitenziari. Nel contempo, ha ribadito la necessità delle collaborazioni internazionali: a problemi globali, infatti, occorre fornire risposte globali, coinvolgendo anche le principali società private impegnate nel cyberspazio. Ferri ha poi affermato che il contrasto alla criminalità richiede investimenti sociali e infrastrutturali, accompagnati dalla consapevole reazione delle Istituzioni e dei cittadini. E, in tale quadro, l’intelligence è decisiva. Il parlamentare ha poi evidenziato che la dimensione culturale è fondamentale e che la collaborazione tra intelligence e magistratura rispetto al passato è molto più ampia, tanto che i risultati nel contrasto alla criminalità e al terrorismo sono anche il frutto di una più intensa comprensione delle rispettive funzioni. Ferri ha poi concluso dicendo che il decreto antiterrorismo ha contribuito ad avvicinare i due mondi dell’intelligence e della magistratura, significando che il confronto deve essere non solo di natura culturale ma proprio di visione, progettazione ed anche di taglio operativo: occorre quindi avvicinare sempre di più questi due ambiti, che operano su piani nettamente distinti, ma che hanno quale obiettivo comune quello di tutelare le libertà dei cittadini e garantire la sicurezza dello Stato.

Le lezioni del Master in Intelligence si  terranno anche domani,  sabato 19 gennaio 2019 – come di consueto nell’aula “Caldora” dell’Università della Calabria – e saranno incentrate sempre sui temi giuridici connessi alla disciplina. terranno lezione i prefetti Carlo Mosca, consigliere di Stato emerito e vice direttore vicario del Sisde dal 1992 al 1994, e Marco Valentini, direttore dell’Ufficio Affari Legislativi e Relazioni Parlamentari del Ministero dell’Interno.

Il polo di Rende (Cosenza) dell’Università della Calabria, sede del master e del corso di laurea in intelligence

 

Israele distrugge i tunnel di Hezbollah al confine con il Libano

MEDIO ORIENTE di

L’esercito israeliano termina la cosiddetta operazione Scudo del Nord lanciata lo scorso dicembre per distruggere i tunnel costruiti dal partito della milizia sciita di Hezbollah sul confine libanese. “Abbiamo scoperto un sesto tunnel lungo ottocento metri sul versante libanese che è ha sconfinato in Israele per decine di metri”, ha confermato l’esponente dell’esercito israeliano Jonathan Conricus in un’intervista per fornire dettagli sulla fine dell’operazione.

Il passaggio, il cui ingresso si troverebbe in una casa nella città di confine di Ramyeh, sarebbe alto due metri, un metro di larghezza e penetrerebbe per circa 55 metri nel territorio controllato da Israele. Secondo l’esercito sarà distrutto “nei prossimi giorni” in quanto, a detta di Conricus, è il tunnel “più lungo e accurato” fra tutti quelli costruiti da Hazbollah, perché dotato di binari di trasporto, luce elettrica e scale in alcune sezioni. “Secondo le nostre stime ormai non esiste più alcun tunnel che penetra nel territorio israeliano”, ha detto il portavoce militare, confermando anche che Hezbollah mantiene ancora infrastrutture sotterranee sul lato libanese del confine e che l’esercito continuerà a monitorare i movimenti della milizia sciita per evitare futuri attacchi e identificare nuove minacce.

I militari ebrei dicono di aver informato della nuova scoperta l’operazione di pace in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL), incaricata di sorvegliare il “cessate il fuoco” raggiunto dopo la guerra del 2006. Israele, che dà la responsabilità al Libano delle attività di Hezbollah sul confine, intende anche proteggere i 120 chilometri che confinano con il suo vicino settentrionale con un muro di cemento del quale ha già costruito un decimo. Proprio questo fine settimana, il capo dello stato maggiore dell’esercito israeliano, il generale Gadi Eisenkot, ha detto in un’intervista a due stazioni televisive locali, che una delle  principali motivazioni che hanno portato ad una maggiore attività di controllo e ricerca sono stati gli sforzi dell’Iran di aprire un nuovo fronte contro Israele, l’impegno a consolidare la sua posizione in Siria e quello di rafforzare Hezbollah. Eisenkot ha detto che alla fine della guerra nel 2006, il gruppo sciita libanese ha avuto il sostegno iraniano e forgiato “un piano sofisticato per conquistare zone di Israele (in una futura battaglia)”. Uno degli obiettivi, per Eisenkot, era “il progetto faro di Hezbollah” che comprendeva anche lo sviluppo di armi precise per raggiungere obiettivi specifici su larga scala in Israele e che è stato annullato con l’Operazione Scudo del Nord e con gli attacchi ebraici in Siria. Su quest’ultimo punto, il capo dello staff ha anche confermato in dichiarazioni al New York Times che negli ultimi anni Israele ha effettuato migliaia di attacchi in territorio siriano. “Abbiamo raggiunto migliaia di obiettivi senza assumerci responsabilità o chiedere credito”, ha ammesso al giornale nordamericano, affermando che solo nel 2018 l’aviazione ha lanciato più di duemila bombe. Proprio lo scorso venerdì sera c’è stato un altro bombardamento israeliano nei pressi dell’aeroporto di Damasco. Un attacco riconosciuto poche ore dopo dal Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in un gesto insolito. “Nelle ultime 36 ore l’Air Force ha attaccato i depositi di armi iraniani in Siria. Siamo più determinati che mai  ad agire contro l’Iran in Siria, come abbiamo promesso”, ha ammesso Netanyahu durante l’incontro settimanale del suo Gabinetto.

Di Mario Savina

Migrati: il caso Sea Watch e Sea Eye

EUROPA di

“Tra due ore sbarchiamo, è finita”: così un volontario della nave Sea Watch3 ha annunciato la fine della lunghissima impasse iniziata il 22 dicembre, che ha coinvolto gli Stati europei nell’ennesimo tentativo di trovare una soluzione alla questione dei flussi migratori. I 49 migranti a bordo delle due navi delle ONG tedesche Sea Watch e Sea Eye sono sbarcati a Malta. La notizia dello sbarco è stata data mercoledì 9 gennaio dal primo ministro di Malta, Joseph Muscat, durante una conferenza stampa.

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  Consiglio dell’UE: al via la presidenza della Romania

EUROPA di

Dal 1° gennaio al 30 giugno 2019 è la Romania a detenere la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. È la prima volta che tale Paese, entrato nel 2007 nell’UE e in attesa di acquisire l’euro come moneta, ha l’opportunità di ricoprire questo importante ruolo all’interno delle istituzioni europee, insieme ai paesi di Finlandia e Croazia, con i quali si compone il trio di presidenza.

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Flaminia Maturilli
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