Russia: l’UE rinnova le sanzioni economiche

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Il 21 dicembre 2018 il Consiglio ha prorogato le sanzioni economiche nei confronti della Russia per il suo intervento in Ucraina per altri sei mesi, fino al 31 luglio 2019. L’Ucraina è uno dei partner prioritari per l’Unione europea, anche nell’ambito del partenariato orientale, ed infatti l’Unione europea sostiene l’Ucraina nella garanzia di un futuro stabile, prospero e democratico. In particolare, dalla primavera 2014, l’Unione Europea ha rafforzato il suo sostegno alle riforme economiche e politiche in Ucraina.

A partire dall’intervento russo in Ucraina per l’illegale annessione della Crimea che ha comportato una destabilizzazione dell’Ucraina e per la guerra civile tra il governo centrale di Kiev e i gruppi armati separatisti incentivata dalla Russia, i rapporti tra Bruxelles e Mosca sono stati sempre più tesi: dal marzo 2014 l’Unione Europea ha imposto gradualmente delle sanzioni nei confronti della Russia in risposta alla crisi ucraina e per l’attacco allo stato sovrano, che sono state poi rinnovate nel corso del tempo.

Le misure restrittive sono uno strumento essenziale della politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell’Unione Europea e si utilizzano per un approccio basato sul dialogo politico globale; hanno come obiettivi la salvaguardia di valori, interessi fondamentali e sicurezza dell’Unione Europea, il mantenimento della pace, il consolidamento della democrazia e dello stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e dei principi del diritto internazionale al fine di prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale.

Nella fattispecie delle sanzioni contro la Russia, l’Unione Europea ha adottato nel corso degli anni diverse tipologie di misure: misure diplomatiche (nel 2014 il vertice UE-Russia è stato annullato e gli Stati membri hanno deciso di non tenere vertici bilaterali, dunque sono stati sospesi i colloqui bilaterali con la Russia sui visti e sul nuovo accordo UE-Russia), misure restrittive individuali (congelamento dei beni e restrizioni di viaggio per 164 persone e 44 entità poiché le loro azioni hanno compromesso l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina), restrizioni alle relazioni economiche con la Crimea e Sebastopoli (il divieto di importazione di beni provenienti dalla Crimea e da Sebastopoli, restrizioni sugli scambi e gli investimenti relativi ad alcuni settori economici, il divieto di esportazione di alcuni beni e tecnologie), restrizioni alla cooperazione economica (sospensione di operazioni di finanziamento e di programmi di cooperazione bilaterale) e sanzioni economiche.

Per ciò che concerne le sanzioni economiche, tali misure sono state imposte a partire dal 31 luglio 2014 per poi essere prorogate per oltre quattro anni in settori economici specifici. In particolare, la proroga è stata decisa di volta in volta a causa del mancato rispetto degli Accordi di Minsk del 2014, alla cui base vi è la fine della guerra dell’Ucraina orientale, siglati dai principali paesi coinvolti e sotto il controllo dell’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Il 19 marzo 2015 il Consiglio dell’UE ha deciso che l’attuale regime di sanzioni deve essere vincolato alla piena attuazione degli Accordi, che sarebbe dovuta avvenire entro la fine del 2015: fin quando non si arriverà a tale situazione, continueranno ad esservi le sanzioni economiche a tutela dell’integrità territoriale dell’Ucraina.

La decisione del Consiglio di prorogare le sanzioni nei confronti della Russia è stata presa alla luce dell’aggiornamento del Presidente francese Macron e della Cancelliera tedesca Merkel in sede di Consiglio europeo il 13 e 14 dicembre 2018 riguardo all’attuazione degli Accordi di Minsk. Non sono stati fatti alcuni progressi in questo senso, anzi la situazione sembra essere ancora più delicata vista la recente cattura di tre navi ucraine da parte delle forze navali russe nel Mar d’Azov, e dunque è stata presa all’unanimità e mediante procedura scritta la decisione politica di rinnovare le sanzioni economiche. Vengono previste importanti misure: limitare l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’Unione Europea da parte di cinque grandi enti finanziari russi e delle loro filiali, nonché di tre grandi società russe attive nel settore energetico e tre attive in quello della difesa; imporre un divieto di esportazione e di importazione per quanto riguarda il commercio di armi; stabilire un divieto di esportazione dei beni usati per scopi militari; limitare l’accesso russo a determinati servizi e tecnologie sensibili che possono essere utilizzati per la produzione e la ricerca del petrolio. Oltre a queste sanzioni economiche, in risposta alla crisi in Ucraina sono state rinnovate nel tempo le misure dell’Unione Europea, tra cui vi sono quelle restrittive individuali mirate, vale a dire il divieto di visto e il congelamento dei beni fino al 15 marzo 2019; le misure restrittive in risposta all’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli, limitate al territorio della Crimea e a Sebastopoli, attualmente in vigore fino al 23 giugno 2019.

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