Il consiglio europeo approva l’accordo Brexit

in EUROPA by

È il 25 novembre 2018 quando l’Unione Europea si trova a dover considerare, per la prima volta dopo il referendum britannico per l’uscita del Paese dall’UE, una proposta di accordo formalmente approvata dal governo inglese. Si tratta di un momento di cruciale importanza per la questione Brexit: il Regno Unito ha notificato al Consiglio europeo l’intenzione di uscire dall’UE il 29 marzo 2017 e dunque è necessario stipulare un accordo di recesso entro due anni precisi, vale a dire il 29 marzo 2019.

Il momento di svolta vi è stato il 14 novembre, giorno in cui è stato approvato l’accordo inglese; dunque, i 27 leader degli Stati membri dell’UE si sono riuniti in sede di Consiglio europeo per una riunione straordinaria in vista della sua approvazione. Si è giunti alla riunione del 25 novembre non senza difficoltà: Spagna, Regno Unito ed Unione Europea si sono trovati ad affrontare la questione di Gibilterra, l’enclave britannica nel sud della Spagna. All’indomani della pubblicazione dell’accordo di recesso, il governo di Madrid ha minacciato di non approvare l’accordo in questione poiché nel testo non vi erano garanzie secondo cui l’accordo non si sarebbe applicato a Gibilterra. Dopo varie trattative, la Spagna ha ottenuto che l’accordo non avrebbe in alcun modo riguardato l’enclave britannica, dimostrando di avere un sostanziale diritto di veto nella questione Brexit, alla luce del fatto che la questione Spagna-Regno Unito è stata affrontata procedendo attraverso un accordo bilaterale dei due paesi e dunque non a livello europeo.

È stato il Presidente Donald Tusk ad indire l’incontro a Bruxelles, invitando i capi di Stato e di governo europei al fine di ultimare e formalizzare l’esito dei negoziati sulla Brexit, durati all’incirca un anno e mezzo. Donald Tusk ha voluto ribadire che sin dall’inizio dei negoziati sono stati posti dei precisi obiettivi da voler raggiungere da entrambe le parti, rispettando gli orientamenti negoziali. Tra gli obiettivi principali dei negoziati figurano la riduzione al minimo dell’incertezza causata dalla Brexit verso i cittadini, le imprese e gli Stati membri, la regolamentazione dello status dei cittadini europei che vivono, lavorano e studiano nel Regno Unito con garanzie reciproche, la garanzia che il Regno Unito onori tutti gli impegni e le responsabilità finanziarie, il tutto evitando un confine chiuso tra Irlanda del Nord e Irlanda.

Secondo il Presidente, il negoziatore dell’Unione Europea Michel Barnier ha raggiunto questi obiettivi nell’accordo di recesso. A tal proposito, l’accordo in questione garantisce che i diritti dei cittadini vengano pienamente protetti, venga garantito un processo di pace nell’Irlanda del Nord, si prevede che il Regno Unito continuerà i pagamenti al bilancio dell’UE durante il periodo di transizione (fino al 31 dicembre 2020) e rispetto agli impegni presi fino al recesso e verrà garantita la certezza del diritto. Secondo quanto affermato, il negoziatore europeo è dunque riuscito a ridurre i rischi e le perdite derivanti dal ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea. L’unica questione aperta che rimane è quella del diritto dei pescatori europei di poter operare nelle acque britanniche e dei pescatori britannici che devono, a loro volta, rispettare le quote europee, senza contare poi il rapporto tra industrie britanniche ed europee.

Nella lettera di invito del Presidente Tusk, si fa riferimento anche alla Dichiarazione politica che definisce il quadro delle future relazioni politiche tra Unione Europea e Regno Unito e che è stata poi approvata in sede di Consiglio. Analizzando tale documento, si evince che si intende continuare a lavorare per i prossimi due anni verso la costruzione di una relazione con il Regno Unito dopo la Brexit, come amici e partner, nel segno della cooperazione internazionale. L’Unione Europea e il Regno Unito condividono la necessità di cooperare per salvaguardare l’ordine internazionale e la promozione della democrazia, senza dimenticare la fondamentale importanza degli standard in materia di commercio, dei diritti dei lavoratori e della protezione dei consumatori. Si tratta dunque di un partenariato di cooperazione commerciale ed economica.

È evidente come quanto espresso da Donald Tusk sia stato pienamente condiviso dai leader europei: l’accordo di recesso è stato approvato in tempi molto brevi all’unanimità dai membri del Consiglio europeo, sebbene con la riserva di ratifica. All’atto pratico, ciò vuol dire che d’ora in poi sarà quasi impossibile tornare indietro sul contenuto dell’accordo, poiché ciò significherebbe riaprire i negoziati tra Londra e Bruxelles, riportando la situazione al punto iniziale. Secondo Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, l’accordo concluso risulta essere il miglior compromesso possibile, alla luce del fatto che in questo momento critico, l’Unione Europea a 27 ha superato la prova di unità e solidarietà. Anche il Primo Ministro inglese Theresa May sembra condividere tale posizione, affermando dunque che si tratta dell’unico accordo possibile tra Ue e Regno Unito: l’alternativa era un’uscita dall’UE con il no-deal, senza alcun accordo.

Sebbene si sia raggiunto un importante risultato, si può parlare di un successo solo parziale: l’approvazione dei parlamenti – europeo e britannico – risulta essere l’ostacolo più difficile. Sembra che non si voglia affatto considerare l’opzione di respingimento da parte del parlamento inglese, ma è necessario sottolineare che il governo May dovrà convincere approssimativamente 80 parlamentari che potrebbero essere contrari all’accordo, o perché richiedono un maggior legame con l’UE, o al contrario poiché si richiede un accordo di hard Brexit. La premier May ha affermato che tale accordo porta a termine tre importanti obiettivi per i sostenitori Brexit: la fine della libera circolazione delle persone nel Regno Unito, il taglio dei contributi che il Regno Unito versa all’UE, la fine della giurisdizione delle corti europee nel territorio inglese. A questo punto, l’accordo sarà oggetto di approvazione da parte della Camera dei Comuni, per poi passare al Parlamento europeo.

Il Presidente Tusk ha rifiutato di esprimersi su un eventuale rifiuto da parte del parlamento inglese, mentre il primo ministro olandese Rutte ha detto chiaramente che al momento “non esiste un piano B” in quanto “se ci fosse stato un accordo migliore, Theresa May lo avrebbe ottenuto”.

A margine della riunione, Tusk ha concluso affermando che “di fronte a noi si profilano il difficile processo di ratifica e ulteriori negoziati. Ma a prescindere dal risultato finale, una cosa è certa: resteremo amici fino alla fine dei giorni, e anche un giorno di più.”

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*