Consiglio Affari esteri: la politica estera, la difesa e la sicurezza dell’UE

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Il 19 novembre, i grandi temi di attualità e le questioni più urgenti dell’agenda internazionale sono stati i protagonisti della discussione tra i Ministri degli esteri degli Stati membri dell’Unione Europea, riuniti nel Consiglio Affari esteri, tenutosi a Bruxelles e presieduto dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.

Analizzando i risultati della riunione, con riguardo ai grandi temi di attualità, i Ministri degli esteri hanno ritenuto necessario occuparsi degli sviluppi della crisi tra USA ed Iran. Non a caso, soprattutto dopo il 5 novembre – data dell’entrata in vigore delle sanzioni americane – nella comunità internazionale risulta essere centrale il dibattito sul Piano d’azione congiunto globale (PACG), l’accordo sul nucleare iraniano. A tal proposito, i 27 ministri degli esteri, hanno sottolineato il loro pieno e costante sostegno all’accordo, constatando che esso continua ad essere applicato dall’Iran, come l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha certificato per la 13° volta. Al contempo, essi hanno manifestato piena solidarietà agli Stati membri testimoni di comportamenti illeciti posti in essere da attori iraniani sul territorio dell’Unione Europea, dichiarandosi pronti a predisporre delle misure adeguate. In particolare, Federica Mogherini ha affermato che l’Ue deve “affrontare tutte le sfide e le complicazioni che derivano dall’atteggiamento iraniano, sia sul territorio europeo sia nella regione”, tuttavia “è importante fare una chiara distinzione tra questi problemi e il nostro pieno sostegno all’attuazione dell’accordo sul nucleare”. Il Consiglio si è anche soffermato sul caso, emerso ad ottobre, del presunto piano di Teheran di uccidere un dissidente iraniano in Danimarca ed ha deciso di portare avanti il lavoro “per esplorare risposte appropriate alla luce di quanto avvenuto”.

I ministri degli esteri, inoltre, si sono soffermati sui risultati della conferenza internazionale per la Libia, organizzata dal governo italiano il 12 ed il 13 novembre a Palermo ed hanno posto l’attenzione sulla situazione attuale a Gaza, in seguito alla recente escalation di violenza nel’ambito del conflitto israelo-palestinese.

Nell’intento di occuparsi delle questioni più urgenti dell’agenda internazionale, i 27 Ministri hanno effettuato un’analisi specifica relativa ad altri fronti nei quali è impegnata l’Unione Europea.

In particolare, il Consiglio ha discusso di Asia centrale, vale a dire della regione geopolitico- strategica di spiccato interesse che comprende il   Kazakhstan, la Repubblica del Kirghizistan, il Tagikistan, il Turkmenistan e l’Uzbekistan, in prospettiva del 14° vertice ministeriale tra UE ed Asia centrale del 23 novembre a Bruxelles. I rappresentanti degli Stati membri, contribuendo a preparare la nuova strategia dell’UE per l’Asia centrale che sarà adottata nel 2019, hanno preso atto dei recenti cambiamenti significativi che hanno avuto luogo nella regione, nonché dell’intensificazione della cooperazione bilaterale e regionale. Essi hanno, inoltre, espresso il proprio interesse a rafforzare il dialogo relativamente al sostegno alle riforme ed allo sviluppo economico, nonché alla promozione di una connettività sostenibile e di condizioni regionali per il raggiungimento della pace e della stabilità in Afghanistan.

All’indomani delle elezioni del 7 ottobre, il Consiglio ha ritenuto opportuno discutere della situazione della Bosnia-Erzegovina, sottolineando l’importanza e la necessità di formare al più presto i governi a tutti i livelli di tale complesso sistema politico-istituzionale, al fine di consentire alle autorità ed ai leader politici di tornare a lavorare sui progetti di riforma, specie della legge elettorale.

Relativamente ad una delle questioni internazionali più drammatiche, vale a dire la crisi dello Yemen, l’Alto rappresentante ha riaffermato il pieno sostegno al processo guidato dall’ONU ad all’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffith. “Stiamo assistendo a passi incoraggianti verso un allentamento delle tensioni e ritengo che sia il momento giusto per mandare un messaggio forte e chiaro a tutti coloro che sono coinvolti nel conflitto al fine di consolidare questi passi, giungere a un cessate il fuoco e avviare negoziati politici sotto la guida dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Martin Griffiths”,  queste le parole della Mogherini. Dal 2015 l’UE ha contribuito ai finanziamenti umanitari a favore dello Yemen con più di 234 milioni di euro, configurandosi come il principale donatore nel Paese.

In vista dell’imminente riunione del Consiglio di associazione prevista il 17 dicembre, i Ministri degli esteri hanno dibattuto anche sugli ultimi sviluppi in Ucraina, affrontando in particolare le questioni delle elezioni nelle cosiddette Repubblica popolare di Lugansk (LNR) e Repubblica popolare di Donetsk (DNR) – Repubbliche ribelli della regione ucraina del Donbass, controllata dai separatisti filorussi – dell’11 novembre, nonché la questione della crisi del Mar d’Azov. I Ministri degli esteri europei hanno ribadito il loro fermo e pieno sostegno per l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Con particolare riguardo alle elezioni, essi hanno ricordato che l’Unione Europea non le riconosce, ritenendole illegali ed illegittime. “Alla Russia mandiamo un chiaro segnale, dicendo che ci aspettiamo che interrompa le pressioni sull’Ucraina” ha affermato Federica Mogherini “Sono allo studio azioni per sostenere le aree colpite, in Ucraina, con misure concrete che saranno comunicate una volta ufficializzate”. Fonti diplomatiche europee hanno affermato che i gruppi di lavoro dell’UE che si occupano di sanzioni hanno ricevuto l’incarico di valutare l’esistenza o meno di fondamenti giuridici per la predisposizione di azioni mirate, con l’inserimento di nuovi nomi sulla black list, la quale prevede il congelamento dei beni ed il divieto di viaggi nell’Unione.   L’UE, infatti, sostiene la necessità della piena attuazione degli accordi di Minsk, pone in essere un’azione umanitaria nell’Ucraina orientale volta a far fronte alle esigenze di coloro che subiscono maggiormente le ostilità ed è a favore di un processo di riforme.

Infine, i ministri degli esteri sono stati affiancati dai ministri della difesa degli Stati membri per una discussione in merito alla cooperazione dell’UE nei settori della sicurezza e della difesa, nel contesto dell’attuazione della strategia globale dell’UE. La discussione e l’adozione delle conclusioni hanno avuto come oggetto la cooperazione strutturata permanente (PESCO), la revisione coordinata annuale sulla difesa (CARD), il Fondo europeo per la difesa, la mobilità militare, la capacità militare di pianificazione e condotta (MPCC), il patto sulla dimensione civile della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC), la cooperazione tra UE e NATO, nonché la proposta di uno strumento europeo per la pace.

In definitiva, è possibile affermare che seppur l’UE venga definita un attore geopolitico sui generis, la sua azione risulta essere di fondamentale importanza in molteplici settori e questioni internazionali.

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