L’inizio della fine dell’era Merkel

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Dopo tredici anni alla guida del governo tedesco e diciotto anni al vertice dell’Unione Cristiano- Democratica (CDU), Angela Merkel si prepara a farsi da parte: la cancelliera tedesca non si ricandiderà alla presidenza della CDU a dicembre pur garantendo di rimanere alla guida del Governo fino alla fine della legislatura, nel 2021.

Ciò a dispetto dell’inscindibilità della carica da cancelliera da quella della leadership del partito per rafforzare il potere, sempre sostenuta seguendo l’esempio di Helmut Kohl. ” È giunto il momento di aprire un nuovo capitolo, non mi ricandiderò come presidente della Cdu, questo quarto mandato è l’ultimo come cancelliera, non mi ricandiderò al Bundestag nel 2021 e non voglio altri incarichi politici (…). Non sono nata cancelliera” queste le parole della Merkel in una conferenza stampa a Berlino.

Tale decisione è stata assunta sull’onda dei risultati elettorali in Assia ed in Baviera, dove la CDU e la CSU (Unione Cristiano-Sociale in Baviera, consorella della CDU, che opera negli altri land tedeschi) hanno perso molti consensi. In particolare, nelle elezioni in Baviera del 14 ottobre, la CSU, pur riconquistando il ruolo di primo partito, ottenendo il 37.2%, ha registrato un forte calo rispetto al 2013, anno in cui il partito ottenne il 47.7% dei voti; inoltre, il Partito alleato della Merkel ha perso la possibilità di avere una maggioranza assoluta nel Parlamento locale; rilevante è stato il successo inedito dei Verdi, i quali sono avanzati sensibilmente arrivando al 17.5%. Relativamente alle elezioni in Assia – land caratterizzato da una forte tradizione cristiano-democratica – il 28 ottobre la CDU ha registrato il peggior risultato elettorale dal dopoguerra, nonché il peggiore da quando si sono svolte elezioni nel land: il crollo, di portata storica, riguarda principalmente i socialdemocratici, in coalizione con la CDU, i quali sono scesi vertiginosamente al 19.5%, oltre 10 punti in meno rispetto alle elezioni del 2013 (30.7%); i cristiano-democratici sono passati, invece, dal 38.3% al 27.8% dei consensi, pur rimanendo alla guida del land; anche in tale caso, l’ “ onda verde” , riconfermandosi e  passando dall’11.1% al 19.5%, ha conquistato i voti persi dalla coalizione. La cancelliera tedesca ha, dunque, deciso di assumersi la responsabilità di questi risultati elettorali, specificando che essi hanno inviato “un chiaro messaggio che le cose non possono andare avanti come è stato fino ad ora”.

Sebbene la “Mutti Merkel”, colei che è diventata la “mamma del Paese”, abbia espresso chiaramente le sue intenzioni, rimane l’incertezza: quest’ultima è relativa in primo luogo alla sopravvivenza della Grande Coalizione con il Partito Socialdemocratico (SPD), ancora più indebolito della CDU; l’SPD ha, infatti, reso nota la volontà di imprimere un cambio di direzione alla coalizione, vincolandola ad obiettivi temporali  ed a progetti definiti; come si legge in una bozza di documento redatta dalla leader socialdemocratica, Andrea Nahles, il partito necessita di “un piano di lavoro preciso”, il quale disciplini i progetti da attuare entro l’autunno del 2019. In secondo luogo, l’incertezza è relativa alla concreta possibilità per la Merkel di arrivare, in simili condizioni, a fine mandato.

Tuttavia, la borsa tedesca reagisce bene: la decisione della cancelliera è stata interpretata in tale ambito come l’inizio di un periodo ordinato di rilancio della CDU, il primo partito tedesco.

Angela Merkel, è indubbiamente la personalità politica più importante ed influente in Europa da anni, pertanto la sua decisione avrà conseguenze sul futuro politico sia della Germania che dell’Unione europea. L’UE ha bisogno di una Germania avente una leadership chiara e forte, in virtù del suo ruolo fondamentale, specie in un periodo caratterizzato dalla fine del complesso negoziato con la Gran Bretagna per la Brexit, dal braccio di ferro con l’Italia per la questione della manovra economica, dalle tensioni con gli Stati membri caratterizzati da “politiche illiberali” come la Polonia e l’Ungheria di Orbán e dalle imminenti elezioni europee. In particolare, all’interno dell’UE,al fine di portare avanti le grandi ambizioni europee, assume un ruolo chiave l’asse franco-tedesco, l’attuale asse Merkel-Macron, entrambi sostenitori della necessità di riforme europee; tuttavia, la Germania, nell’immediato futuro, sarà impegnata in una fase di successione, la quale potrebbe condurre ad una rivisitazione delle scelte politiche, anche europee.

In tale ambito è importante constatare che con la dichiarazione di non intenzione di ricoprire altri incarichi politici, Angela Merkel sembra aver escluso anche la possibilità di futuri ruoli in campo europeo, smentendo la notizia di una sua possibile candidatura alla presidenza della Commissione europea.

Con riguardo alle reazioni europee, una portavoce della Commissione europea, dopo le elezioni in Assia e le dichiarazioni della Merkel ha affermato “La Commissione Ue segue da vicino gli sviluppi, ma non commenta su questioni interne di partito di uno stato membro”. Laura Agea, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo ha dichiarato “Il passo indietro della Merkel alla guida della CDU indebolisce la candidatura alla presidenza della Commissione europea del suo fedelissimo Manfred Weber, leader del PPE a Bruxelles. Le elezioni in Assia confermano il trend europeo che vede crollare i partiti dell’establishment.Ovunque in Europa i cittadini votano il cambiamento e scelgono le forze politiche che lo incarnano. Noi siamo pronti a dialogare con tutti per ricostruire questa Unione europea distrutta dalle politiche fallimentari di popolari e socialisti che non hanno saputo gestire la globalizzazione nell’interesse dei cittadini”.

Secondo alcuni media, potrebbe essere Friedrich Merz a sostituire la cancelliera alla guida della CDU: si tratta di un economista neoliberale, esperto di finanza e lobbista per l’industria metallurgica, già presidente del partito al Bundestag dal 1998 al 2000 e poi vicepresidente dal 2002 al 2004.

L’annuncio del ritiro della Merkel, in definitiva, apre scenari politici temuti che sembravano ancora lontani.

 

 

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