GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Monthly archive

agosto 2018

Cina chiama Italia per difesa patrimonio archeologico

INNOVAZIONE di

La competenza e la capacità professionale degli archeologi italiani al servizio della tutela del patrimonio culturale cinese. E’ questo l’obiettivo del workshop organizzato il 21 e 22 settembre dal Consolato Generale, in coordinamento con l’Ambasciata italiana in Cina, nell’ambito del Western China International Fair, dove l’Italia è Paese ospite d’onore, in programma a Chengdu, capoluogo della provincia sud-occidentale di Sichuan.

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Europa, 34 milioni al fondo solidarietà

EUROPA di

Il Parlamento europeo approva un Fondo di solidarietà di 34 milioni di euro per Bulgaria, Grecia, Lituania e Polonia. Il 29 agosto 2018, la commissione per i bilanci del Parlamento europeo ha votato la proposta della Commissione europea di mobilitare il Fondo di solidarietà dell’Unione Europea per Bulgaria, Grecia, Lituania e Polonia per un importo totale di 33.992.206 milioni di euro a seguito di terremoti, inondazioni e tempeste che hanno colpito i paesi nel 2017;

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Yemen, l’ONU condanna la violazione dei diritti umani

MEDIO ORIENTE di

Yemen: Save the Children accoglie con favore il nuovo rapporto delle Nazioni Unite sulla violazione dei diritti con la condanna delle parti in conflitto per il completo e assoluto disprezzo della vita dei civili 

Save the Children accoglie con favore il nuovo rapporto delle Nazioni Unite sulla violazione dei diritti in Yemen con la condanna delle parti in conflitto per il completo e assoluto disprezzo della vita dei civili.

Il rapporto, realizzato da una commissione di esperti di diritti umani, ha rilevato almeno 6.500 vittime e 16.706 feriti tra la popolazione civile dello Yemen tra i mesi di Marzo 2015 e Giugno 2018, sottolineando che il numero reale è con ogni probabilità ancora superiore.

Il livello di impunità è tale che i civili sono diventati un obiettivo negli attacchi a infrastrutture come scuole e ospedali, ad aree densamente popolate come mercati e quartieri residenziali e ad eventi comunitari come matrimoni o funerali, rendendo ogni luogo insicuro per i bambini yemeniti.

“Questo rapporto riafferma quello che avevamo già denunciato, e cioè che tutte le parti in conflitto stanno violando le leggi internazionali e starebbero commettendo, in alcuni casi, veri e propri crimini di guerra. Sotto ai nostri occhi i bambini stanno pagando il prezzo più alto di questa guerra, venendo uccisi o menomati in attacchi indiscriminati.

Il rapporto fornisce chiare evidenze di queste orribili atrocità,” ha dichiarato Sylvia Ghaly, Direttore Advocay in Yemen di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.

“Ora, la comunità internazionale deve porre fine a questa impunità e chiamare i responsabili a rispondere delle loro azioni. Allo stesso tempo, i governi che vendono armi alle parti in conflitto devono riconoscere le loro responsabilità nell’alimentare questa crisi e l’impatto devastante che il loro operato sta avendo sul popolo yemenita. Se lo facessero si renderebbero conto di come continuare questo loro commercio violento sia inconcepibile e indifendibile.”

“I bambini dello Yemen sono stati derubati della loro infanzia e del loro futuro. Non possiamo accettare questo stato di cose, nel quale le conseguenze per i bambini stanno diventando solo un effetto collaterale del conflitto. Per questo, non solo i bambini e le loro famiglie devono essere protette dai combattimenti, ma tutte le parti devono fare sforzi reali e concreti per la ricerca di una soluzione in vista degli imminenti negoziati di pace.”

Israele ha iniziato a curare civili e combattenti siriani dal 2013, all’ospedale di Nahariya

MEDIO ORIENTE di

Nahariya è una cittadina turistica  situata a nord di Israele sul mar Mediterraneo vicina al confine con il Libano. Arrivando all’ospedale di Nahariya si percepisce immediatamente l’attenzione alla sicurezza e la sua efficienza dettata dall’esperienza israeliana, infatti la struttura stessa è progettata in modo da prevenire   e gestire eventuali attacchi o attentati.

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7 arresti in Spagna per contrabbando di migranti

EUROPA di

Con il sostegno del Centro europeo per il contrabbando di migranti (EMSC) di Europol , la polizia nazionale spagnola ha smantellato un gruppo criminale organizzato sospettato di facilitare il contrabbando di migranti su larga scala tra i paesi africani di lingua francese e la Francia. Si stima che questa rete criminale abbia facilitato l’ingresso in Spagna di circa 300 immigrati irregolari, prima di organizzare il loro successivo contrabbando in Francia.

Durante un giorno di azione alla fine di luglio, sei sospetti sono stati arrestati a Guipuzcoa (nel nord della Spagna) e uno a Madrid. Otto migranti in attesa di essere introdotti clandestinamente in Francia sono stati anche salvati da una casa sicura a Guipuzcoa. Europol ha supportato l’indagine con capacità analitiche interne e lo spiegamento di un esperto a San Sebastian (Spagna) con un ufficio mobile e UFED (Universal Forensic Extraction Device).

Il gruppo della criminalità organizzata, formato da individui di origine subsahariana, ha predisposto il passaggio clandestino di migranti dai paesi africani di lingua francese (Guinea, Costa d’Avorio, Mali e Senegal) in barca, fornendo di solito documenti falsi . Al loro arrivo sulla costa spagnola, i migranti furono contattati da membri dell’organizzazione criminale che avrebbe provveduto al loro trasferimento in case sicure nel nord della Spagna e da lì in Francia.

Altamente ben organizzata, questa rete criminale operava dalla città spagnola di San Sebastian, con ramificazioni a Bilbao, Madrid e Francia.

IL CENTRO EUROPEO PER IL CONTRABBANDO DI MIGRANTI (EMSC)

Il crescente coinvolgimento delle reti criminali organizzate nel facilitare l’immigrazione illegale negli ultimi tempi ha richiesto una risposta rafforzata e coordinata da parte delle forze dell’ordine europee. Europol è stato incaricato di rafforzare le sue capacità e ha lanciato il Centro europeo per il traffico di migranti (EMSC) nel febbraio 2016. Il centro si concentra su punti di crisi geografici e sulla costruzione di una migliore capacità in tutta l’UE per combattere le reti di contrabbando di persone organizzate che operano in esse.

Rohingya: Save the Children, ad un anno dall’inizio della crisi numero allarmante di orfani

ASIA PACIFICO di

un allarmante numero di bambini rimasto orfano a causa delle brutali violenze in Myanmar

 

Ancora nessuna condanna o indagine imparziale e indipendente su questi crimini

 

Un bambino Rohingya su due fuggito in Bangladesh senza i genitori è rimasto orfano a causa delle brutali violenze. Lo afferma una nuova ricerca di Save the Children in occasione del primo anniversario dalla crisi il prossimo 25 agosto.

Al momento nel campo di Cox’s Bazar ci sono più di 6.000 bambini Rohingya non accompagnati, che sono senza genitori o adulti di riferimento, dove si trovano ad affrontare gravi conseguenze per la carenza di cibo e sono sempre più esposti al rischio di sfruttamento e abusi.

Secondo i dati raccolti, il 70% dei bambini intervistati[1] è stato separato dai genitori o da maggiorenni di riferimento per conseguenza diretta di attacchi violenti, il 63% durante assalti contro i villaggi e il 9% nella fuga verso il Bangladesh. Inoltre, sottolinea Save the Children, il 50% di loro ha dichiarato che i propri genitori (o chi si prendeva cura di loro) sono stati uccisi in questi stessi attacchi, lasciandoli definitivamente orfani dopo aver assistito a scene di violenza inaudita.

Save the Children chiede che gli autori di questi attacchi sistematici, spietati e deliberati in Myanmar siano chiamati a rispondere per i loro crimini ai sensi del diritto internazionale, e a tutti i paesi di sostenere con forza le iniziative ONU volte ad assicurare i responsabili alla giustizia.

“Dodici mesi fa, i nostri operatori sul campo hanno visto i bambini che arrivavano in Bangladesh da soli, così angosciati, affamati ed esausti da non riuscire neanche a parlare. Abbiamo subito creato degli spazi sicuri per questi bambini affinché potessero ricevere supporto 24 ore al giorno mentre cercavamo di rintracciare i loro familiari. Un anno dopo, ci è purtroppo chiaro che per molti di loro, questa riunificazione non avverrà mai” ha dichiarato Mark Pierce, Direttore in Bangladesh di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.

“Questi bambini sono tra i più vulnerabili del pianeta e hanno dovuto ricostruirsi in qualche modo un’esistenza completamente nuova nei campi, senza la madre o il padre, in un ambiente in cui sono molto più vulnerabili ed esposti al rischio di tratta, matrimoni precoci e altre forme di sfruttamento”.

“I nostri dati non possono pretendere di essere rappresentativi di tutti i bambini rifugiati orfani e soli a Cox’s Bazar, ma dipingono comunque il quadro spaventoso di un sanguinoso conflitto in cui i civili sono stati presi di mira e uccisi in massa” continua Pierce. “Per garantire che le organizzazioni umanitarie possano proseguire a fornire un supporto essenziale a questi bambini, la comunità internazionale dei donatori deve sovvenzionare interamente il piano di risposta congiunta di 950 milioni di dollari per il 2018, finanziato attualmente solo per un terzo. Dobbiamo anche garantire che i bambini rifugiati Rohingya, nonostante la loro condizione di sfollati, possano ricevere un’educazione di qualità ed inclusiva, e sia garantito un supporto psicologico adeguato nei casi di maggiore fragilità.”

Save the Children, ha raggiunto oltre 350.000 bambini Rohingya a Cox’s Bazar negli ultimi 12 mesi, compresa una grande maggioranza di coloro che sono rimasti orfani o sono stati separati dai propri genitori, creando circa 100 spazi dedicati per i bambini e le ragazze nei campi profughi Rohingya a Cox’s Bazar, che forniscono a quasi 40.000 bambini uno spazio sicuro per giocare, riprendersi e tornare ad essere bambini, e attraverso programmi di protezione e accesso all’istruzione, di salute e nutrizione, di distribuzione di acqua e cibo, e garantendo servizi igienico-sanitari.

Tra i minori che Save the Children supporta c’è Humaira[2], 17 anni, fuggita in Bangladesh con alcuni vicini del suo villaggio dopo che i suoi genitori sono stati uccisi davanti ai suoi occhi negli attacchi di agosto dell’anno scorso. L’operatrice, Rashna Sharmin Keya ha raccontato che solo dopo un mese e gli incontri con uno psicologo Humaira è riuscita a parlare della sua storia. Ma, dopo mesi di ricerche, è stato finalmente possibile ricongiungerla con i suoi due fratelli più piccoli. Ora vivono insieme, con la responsabilità del resto della famiglia sulle sue spalle.

“Quando l’ho incontrata per la prima volta, non parlava molto. Nel suo cuore c’era molta paura e non si fidava di nessuno” ha dichiarato Keya. “Mentre piangeva mi ha detto: ‘Sono morti tutti. Tutta la mia famiglia è stata uccisa in Myanmar. Li ho visti, so che sono morti tutti. Non c’è più nessuno lì’.

“È passato un anno da quando a questi bambini è stata strappata via l‘infanzia. Il mondo non è riuscito a condannare gli autori di questi barbari attacchi, compreso l’esercito del Myanmar. Crimini straordinari richiedono una risposta straordinaria. Un’indagine credibile, imparziale e indipendente su questi crimini e tutte le violazioni dei diritti dei bambini commessi nello Stato settentrionale del Rakhine è un primo passo fondamentale per accertare le responsabilità,” ha dichiarato Michael McGrath, Direttore di Save the Children in Myanmar. “La comunità internazionale deve fare di più per trovare una soluzione duratura alla crisi che consenta il rimpatrio sicuro, dignitoso e volontario dei rifugiati Rohingya, che rispetti i diritti fondamentali dei bambini e delle loro famiglie e sia sostenuto dal diritto internazionale”.

 

L’Iran andrà al nucleare con sanzioni reimpiegate?

SICUREZZA di

Articolo dal Bulletin o atomic scientist di Ezra Friedman

Ieri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha emesso un ordine esecutivo che ripristina una serie di sanzioni economiche all’Iran che sono state tolte dall’accordo nucleare

dell’era di Obama noto come il piano d’azione congiunta globale. Le sanzioni riguardano il commercio iraniano di articoli che includono metalli come oro e acciaio, automobili e aerei.

All’inizio di novembre, Trump prevede di reintrodurre sanzioni ancora più paralizzanti sul petrolio e sulle banche iraniane. Collettivamente, queste sanzioni potrebbero causare immensi danni all’economia iraniana. Anche i tappeti e le derrate alimentari vengono sanzionati dagli Stati Uniti. L’Unione europea e i tre paesi europei che hanno firmato l’accordo nucleare (Francia, Germania e Regno Unito) stanno tentando di mettere insieme un pacchetto economico che salvi l’accordo dal completo collasso, ma finora con pochi progressi e crescente frustrazione su tutti i lati. Una dichiarazione congiunta rilasciata ieri dai ministri degli Esteri europei afferma che “deplorano profondamente” la decisione della Casa Bianca.

Ricostituendo le sanzioni, Trump mira a costringere l’attuale regime in Iran a negoziare un accordo nucleare più completo, oa infliggere abbastanza dolore economico per cambiare il comportamento del regime, se non il regime stesso. L’Iran ora si trova nel mirino di un presidente che ha fatto della sua missione personale quella di combattere aggressivamente Teheran.

La strategia di Trump potrebbe non avere l’effetto desiderato, ma è probabile che l’Iran si ritiri dal piano d’azione globale congiunto (JCPOA). Ciò significa che l’Iran andrà a Pyongyang e inizierà a sviluppare armi nucleari? Probabilmente no. Ma a meno che non si possa fare un nuovo accordo nucleare, ci si può aspettare che l’Iran riprenda il suo programma pre-JCPOA di arricchimento dell’uranio, portando il paese alla soglia del diventare uno stato di armi nucleari.

Perché l’Iran probabilmente lascerà il JCPOA. Quando il JCPOA è stato firmato tre anni fa, i suoi sostenitori l’hanno salutato come una svolta contro la proliferazione delle armi nucleari, e la possibilità di accogliere l’Iran nelle pieghe delle nazioni dopo un lungo esilio iniziato nel 1979. I detrattori dell’affare nucleare affermarono che l’accordo non era abbastanza ampio, perché permetteva all’Iran di continuare il suo programma di missili balistici senza sosta e di sostenere i suoi delegati in Siria, Iraq, Libano e Yemen, continuando così a spingere un programma di egemonia regionale.

Il ritiro dell’8 maggio degli Stati Uniti dal JCPOA ha amplificato il dibattito. Gli Stati Uniti stanno perseguendo una campagna quasi fanatica, facendo pressione sui propri alleati e partner in tutto il mondo e istruendoli sull’ultimo pacchetto di sanzioni, nonché sulle sanzioni per la non conformità. I critici dicono che il regime delle sanzioni sarà inefficace perché la Cina e altri paesi trarranno vantaggio dalla situazione. Ma altri, tra cui diverse importanti compagnie straniere, stanno prendendo sul serio le sanzioni, in alcuni casi ritirandosi del tutto dall’Iran.

Ciò che è chiaro è che le sanzioni renderanno peggiore una situazione economica interna già difficile in Iran. Gli iraniani sono in gran parte giovani, istruiti e stanchi delle politiche del regime. Molti sono arrabbiati per i miliardi di dollari spesi a sostegno delle guerre straniere e le proteste si stanno intensificando. L’Iran si trova anche sovraesposto a livello regionale con le sfide alla sua grande strategia in Yemen, Iraq e Siria. Mentre l’alleato di Teheran Bashar al-Assad rimarrà al potere, l’Iran si troverà ora in competizione con la Russia per il dominio in Siria, sia economicamente che politicamente, nonostante l’alto prezzo che Teheran ha pagato sia agli uomini che ai soldi per sostenere Assad.

Trump ha chiarito di non attribuire molto peso alle norme internazionali, soprattutto quando si tratta di trattati del suo predecessore. Questo è uno dei pochi punti positivi per l’Iran, in quanto Trump ha in gran parte isolato gli Stati Uniti dai loro alleati europei, che ora stanno lavorando a stretto contatto con l’Iran e l’Unione Europea su una soluzione per salvaguardare il JCPOA. Ciò consentirà all’Iran di incolpare il crollo del patto sugli Stati Uniti. Ma questo è un piccolo compenso per il prezzo economico che il regime pagherà con il ritorno delle sanzioni.

La mancanza di efficaci meccanismi economici e politici per garantire i benefici dell’accordo nucleare per l’Iran chiarisce che il JCPOA ha una durata limitata a progredire. Senza accesso ai mercati internazionali, l’Iran non ha alcun incentivo a rimanere all’interno dell’accordo nucleare. Una volta che Tehran pesa i costi per trattenere il suo programma nucleare contro i benefici del riavvio ai livelli di arricchimento pre-JCPOA, un’uscita iraniana dall’accordo nucleare è solo una questione di tempo.

Perché non è nell’interesse dell’Iran lasciare il TNP. L’Iran ha diverse opzioni una volta lasciato il JCPOA. Alcune dichiarazioni dei leader iraniani suggeriscono che l’Iran gareggerà per acquisire un ordigno nucleare, facendo avanzare il suo programma nucleare in modo da raggiungere questo obiettivo il più rapidamente possibile, apertamente o segretamente. I critici iraniani segnalano le passate violazioni del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) nei primi anni 2000, confermato da un’operazione israeliana di intelligence all’inizio di quest’anno. (L’Iran è stato parte del trattato dal 1970).

Pur essendo spaventoso, questo scenario è improbabile, perché collocerebbe l’Iran nella stessa categoria della Corea del Nord: un paria agli occhi della comunità internazionale. A livello strategico, Teheran è profondamente consapevole di questa possibilità e vuole evitarlo a tutti i costi. Anche se l’Iran desiderasse avere un programma nucleare militarizzato, il costo sarebbe enorme se non insopportabile per il regime.

Come la Corea del Nord, l’Iran è soggetto a molti diversi tipi di sanzioni , ma non si avvicinano nemmeno a quanto isolano quelle che la Corea del Nord deve affrontare. L’Iran è più dipendente dall’economia mondiale della Corea del Nord, specialmente per quanto riguarda le esportazioni legate al petrolio, e l’isolamento sulla scala che la Corea del Nord dovrebbe affrontare sarebbe probabilmente una ferita mortale per il regime.

L’Iran può aspettare un po ‘prima di agire con decisione, poiché molte delle attuali sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite scadranno presto. Una violazione del TNP da parte dell’Iran sarebbe un fattore di unione per i partiti americani ed europei per l’accordo sul nucleare iraniano e costringerebbe paesi come la Russia e la Cina a scendere duro sull’Iran.

Ritirarsi dal TNP e perseguire un programma nucleare militarizzato esporrà anche l’Iran a un possibile attacco militare da parte degli Stati Uniti o di Israele. Mentre Trump sembra riluttante a esercitare il potere militare americano, Israele ha una solida reputazione di essere capace e disposto a colpire. Israele non ha avuto paura di attaccare obiettivi iraniani in Siria quando si sente minacciato ai suoi confini o nel trasferimento di munizioni avanzate da Teheran a Hezbollah attraverso la Siria. Mentre l’Iran è un paese molto più grande e potente sulla carta, Israele ha dimostrato nelle recenti battaglie con l’Iran di essere la forza superiore. Vi è un forte consenso in Israele sul fatto che un Iran nucleare sarebbe una minaccia esistenziale, e il primo ministro Benjamin Netanyahu ha considerato l’ Iran sorprendente in passato.

Anziché ritirarsi dal TNP, è più probabile che l’Iran ritorni a qualcosa di simile a uno scenario pre-JCPOA, con un programma nucleare che sta arricchendo l’uranio al 20% o più senza la completa supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che quasi certamente perderà la sua attuale capacità di accedere ai noti siti nucleari non militari dell’Iran all’uscita dell’Iran dal JCPOA. In questo scenario, l’Iran avrà un breve “periodo di breakout” – il tempo necessario per produrre abbastanza uranio per la costruzione di armi per costruire il suo primo ordigno nucleare – stimato tra cinque settimane e un anno.

È importante notare che esiste una forte probabilità che alcuni partner commerciali ritenuti importanti per l’Iran economicamente, come Cina, India, Turchia e Unione europea, lascino almeno parzialmente le sanzioni extraterritoriali statunitensi. Tale scenario sarebbe il migliore dei due mondi per Teheran, consentendo al regime di ottenere il prestigio e il riconoscimento tacito di un programma nucleare di natura illecita, pur non essendo soggetto alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e mantenendo la sua posizione nel comunità internazionale. La minaccia di un’opzione militare non svanirà nel nulla, ma gli Stati Uniti e Israele potrebbero pensarci due volte prima di colpire l’Iran, considerando la possibile reazione internazionale e la possibilità che l’azione militare non causi abbastanza danni da distruggere o far arretrare in modo significativo il nucleare iraniano programma.

Un nuovo accordo deve essere il nuovo obiettivo. Vi è abbondanza di vie di mezzo tra un Iran dotato di armi nucleari e un Iran senza nucleare. Se l’Iran si ritira dal JCPOA a un certo punto, come sembra probabile, ciò causerebbe il completo collasso dell’accordo. E se l’Iran tornasse ai livelli pre-JCPOA di arricchimento dell’uranio e continuasse il suo programma di missili balistici e attività illegali regionali, sarebbe quindi nell’interesse di Cina, Russia, Regno Unito, Francia e Germania collaborare con gli Stati Uniti Stati per costringere l’Iran a tornare al tavolo per i negoziati e un nuovo accordo. L’alternativa, un nuovo stato nucleare con armi nucleari o soglia, è peggiore.

Trump avrebbe dovuto sfruttare la minaccia del ritiro per negoziare un nuovo accordo, ma non è più un’opzione. La comunità internazionale ora si trova ad affrontare una situazione in cui un fronte unito a sostegno delle sanzioni a guida americana potrebbe alla fine essere l’unico modo per evitare futuri conflitti e impedire all’Iran di violare segretamente il TNP. Mentre l’Iran non può fidarsi né desiderare di impegnarsi con gli Stati Uniti in questo momento, Teheran potrebbe cambiare tono una volta che le sanzioni inizieranno a mordere, come ha fatto durante il secondo mandato del presidente Barack Obama. Europa, Cina e altri paesi dovrebbero lavorare con Trump, nonostante i sentimenti feriti e la chiara avversione per le politiche rialziste del presidente sull’Iran e una pletora di altre questioni. Mentre il cambio di regime e la democrazia sono obiettivi nobili, la storia suggerisce che il cambio di regime è un processo volubile che non porta sempre a risultati positivi.

Se l’Iran non intende frenare volontariamente i suoi programmi di missili nucleari o balistici o interrompere le sue attività illegali regionali di sua spontanea volontà, è responsabilità della comunità internazionale tenere sotto controllo il regime. Le circostanze attuali non sono l’ideale, ma un Iran dotato di armi nucleari o un regime sulla soglia dell’acquisizione di armi nucleari condurrebbe certamente a conflitti se non a una guerra regionale a tutto campo.

Il futuro della teocrazia in Iran

MEDIO ORIENTE di

Chi segue da vicino la situazione iraniana sa che, al di là dei proclami, il regime teocratico al potere dal 1979 non si è mai sentito stabile. Lo conferma, solo per ultimo in ordine temporale, l’intervista del presidente del regime Rouhani alla TV di Stato, il 6 agosto, in cui proclama la stabilità del suo regime e, con un’espressione facciale che lo tradisce, affermando che in Iran non ci sono problemi.

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Esmail Mohades
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