Governo inglese in crisi per la Brexit: dimissioni dei ministri Davis e Johnson

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Il raggiungimento dei negoziati con Bruxelles, per quanto riguarda la Brexit, non è stato affatto facile, tutt’altro. Con ciò che viene definito “terremoto Brexit” si intende il difficile contesto politico delle trattative Londra-Bruxelles, a partire dalle dimissioni delle principali figure istituzionali in tale ambito: il ministro della Brexit David Davis ed il ministro degli esteri Boris Johnson. Dunque, Theresa May sta affrontando una crisi molto difficile, insieme alla perdita della maggioranza in Parlamento dello scorso anno, che ora mette in pericolo anche la sua leadership nel partito e nel Paese.

Venerdì 6 luglio si è svolto il Consiglio dei Ministri, nel quale la May ha presentato la sua nuova strategia per quanto riguarda i rapporti Unione Europea-Gran Bretagna: un’area di libero scambio fra Gran Bretagna e UE, che andrebbe ad eliminare la necessità di dazi sull’import-export di merci, mantenere aperta la frontiera fra le due Irlande (a salvaguardia della pace nella regione) e permettere al Regno Unito di controllare l’immigrazione e stringere patti commerciali con altri paesi.

David Davis, ministro per l’uscita dall’Unione europea dal 2016 e principale negoziatore del Regno Unito nelle trattative con l’UE, ha annunciato le sue dimissioni a causa della linea “soft” adottata dalla May nelle trattative, in quanto lui stesso si pone come favorevole a quella che viene definita hard Brexit. Il ministro Davis, in quanto esponente della corrente Tory euroscettica, non ha accettato la strategia e, dopo qualche giorno di riflessioni, ha optato per le dimissioni. Allo stesso tempo, anche i sottosegretari Steve Baker e Suella Braverman hanno voluto dimettersi. Davis ha dichiarato che “la direzione della politica intrapresa da May, nella migliore delle ipotesi, lascerà la Gran Bretagna in una posizione debole per i negoziati”. In particolare, per i conservatori che sostengono l’hard Brexit sin dal 2016, queste concessioni sono considerate alla stregua di un tradimento del risultato ottenuto.

Ciò che più si temeva dopo le dimissioni di Davis era il cosiddetto “effetto domino”, la possibilità che anche altre importanti figure politiche potessero arrivare a rassegnare le dimissioni. Così è avvenuto proprio con il ministro degli esteri Boris Johnson, il quale ha affermato che “il sogno Brexit sta morendo”: vi è stato l’annuncio dopo l’intervento della May sulla Brexit, alla Camera dei Comuni. Johnson è stato ministro degli esteri dal luglio 2016, poche settimane dopo il referendum sulla Brexit, poiché ne era stato uno dei più importanti promotori. Insieme a David Davis, anche Johnson era tra i sostenitori della “hard Brexit”, l’uscita del Regno Unito da tutti i trattati e da tutte le istituzioni europee, che pone fine alle quattro libertà fondamentali – persone, capitali, merci e servizi – che hanno dato vita al mercato unico europeo. L’hard Brexit non è stata considerata dalla May, che invece ha proposto delle trattative con l’Unione Europea basate sulla soft Brexit, con un compromesso fra la partecipazione al mercato unico e la sua esclusione e delle procedure facilitate per la circolazione di persone all’interno dell’area. Secondo Johnson questa strategia avrebbe reso il Regno Unito una colonia dell’Unione Europea; il ministro ha quindi deciso di non poter promuovere il piano della May, poiché si tratta di una “semi-Brexit” con ampi settori dell’economia bloccati nel sistema dell’Unione Europea, ma senza alcun controllo del Regno Unito. Il negoziato proposto dalla May per l’Unione Europea vedrebbe il Regno Unito adottare un regolamento comune sulle norme per i prodotti alimentari e le merci in cambio di una maggiore divergenza sui servizi e la regolamentazione digitale; questa proposta ha preoccupato i Brexiters – sostenitori della Brexit – sin da quando è stata ufficializzata.

La premier Theresa May ha preso atto delle dimissioni rassegnate ed ha ringraziato i ministri Boris Johnson e David Davis per il lavoro svolto, non negando di non essere d’accordo con loro per questa scelta. La May non sembra voler cedere ad alcun compromesso, infatti ha poi affermato che la strategia utilizzata per i negoziati con l’Unione Europea rispetta il risultato del referendum del 2016 e garantisce una Brexit giusta, a partire dal controllo dei confini da parte del Regno Unito, la fine della libertà di movimento delle persone e della giurisdizione della Corte europea di giustizia in Gran Bretagna e, allo stesso tempo, anche una partnership con l’Unione Europea sul fronte del libero commercio dei beni e della sicurezza comune. La situazione interna al governo britannico è però nel caos, tanto da far arrivare a parlare di una vera e propria crisi di governo. A tal proposito, Donald Tusk, il presidente del Consiglio Europeo, ha affermato che “i politici vanno e vengono ma i problemi che hanno creato alla gente rimangono” e “il caos creato dalla Brexit è il più grande nella storia delle relazioni tra Unione Europea e Regno Unito ed è lungi dall’essere risolto”.

Theresa May ha infine provveduto a nominare nuovi ministri per il governo inglese. Il parlamentare conservatore Dominic Raab è stato nominato nuovo Segretario di Stato per l’Uscita dall’Unione Europea, vale a dire ministro della Brexit, e sarà il negoziatore del Regno Unito per stabilire i termini con cui il paese uscirà dalla Unione Europea. Il nuovo ministro degli Esteri sarà invece Jeremy Hunt, il quale ha annunciato il suo sostegno al primo ministro Theresa May nelle trattative con Bruxelles sulla Brexit, con l’obiettivo di portare a termine un grande accordo per la Gran Bretagna.

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