GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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luglio 2018

Niger, la difesa italiana consegna medicinali e attrezzatura sanitaria

SICUREZZA di

Si è svolta oggi, presso la Base Aerea di Niamey in Niger, la cerimonia di consegna alle Autorità civili nigerine di circa sette tonnellate di farmaci, presidi medici e di un’attrezzatura per depurazione, raccolta e distribuzione di acqua potabile donati dallo Stato italiano, tramite il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale (approvvigionamento dal deposito UN di Brindisi) e trasportati con un  aereo militare C 130J. Tale materiale è stato donato a seguito di una richiesta di supporto sanitario espressa dal Ministero della Salute Pubblica del Niger al fine di contrastare l’epidemia di colera che sta affliggendo la regione di Maradi. Sono stati, inoltre, donati al Ministero della Difesa materiali per uso sanitario.

Alla cerimonia, organizzata dall’Ambasciata d’Italia e dal personale militare della Missione bilaterale di Supporto nella Repubblica del Niger (MISIN), hanno partecipato il Ministro della Salute Pubblica, Illiassou Idi Mainassara, ed altre Autorità civili e militari nigerine, l’Incaricato di Affari dell’Ambasciata, Angelo Petruccio, ed il Comandante della Missione, Gen.B. Antonio Maggi.

Il Ministro della Salute Pubblica, Illiassou Idi Mainassara, durante l’intervento in diretta su Tele Sahel ha colto l’occasione per ringraziare il Governo italiano per aver contribuito con questa donazione ad assicurare uno specifico trattamento sanitario alla popolazione.

Grazie a tale donazione, coordinata dalla MISIN, sarà possibile assicurare le cure di base per migliaia di persone, oltre ad un trattamento sanitario specifico per le popolazioni colpite dall’epidemia di colera

Migrazioni, quanto siamo disposti a sacrificare per accoglierli tutti?

POLITICA di

La storia dell’essere umano ha sempre annoverato spostamenti di individui o di interi popoli da un territorio all’altro. Sembra che tutto sia cominciato già agli albori dell’umanità e i paleo-antropologi ci parlano di numerosi tipi di umanoidi che, in periodi differenti, lasciarono l’Africa per disperdersi poi nell’intero mondo. Avevano caratteristiche morfologiche e somatiche così diverse tra loro da non essere considerati un unico genere bensì specie e sottospecie. Noi siamo i diretti discendenti di uno di quei ceppi, apparentemente l’unico sopravvissuto: l’homo sapiens sapiens, a sua volta successivo all’homo sapiens.

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Unione Europea e Stati Uniti: inizia una nuova fase con il vertice Juncker-Trump

EUROPA di

I rapporti tra Unione Europea e Stati Uniti sono da sempre cruciali poiché coinvolgono alcune delle principali aree economiche e politiche mondiali. Attualmente, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno un rapporto commerciale bilaterale di un trilione di dollari – il più grande rapporto economico nel mondo.

Di recente, il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha dichiarato di voler adottare una nuova strategia nei confronti dell’Unione Europea, basata sulla volontà di imporre dazi del 25% sull’importazione di acciaio e del 10% su quella dell’alluminio dall’Unione Europea. Tale dichiarazione ha, sin da subito, suscitato importanti reazioni a livello europeo, dove ciò che si è cercato di fare è stato di negoziare con i funzionari statunitensi per evitare l’adozione di tali misure.

I negoziati hanno permesso di sospendere l’imposizione dei dazi per qualche mese, ma i primi di giugno Donald Trump ha deciso di mettere in pratica quanto detto in precedenza e di imporre i dazi nei confronti dell’Unione Europea: venerdì 1° giugno 2018 il governo americano ha applicato i dazi su alluminio e acciaio. D’altra parte, l’Unione Europea si è trovata pronta a reagire alla misura statunitense: il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha definito la scelta del presidente Trump “contro ogni logica e antistorica”, ed ha imposto dazi sulle merci importate dagli Stati Uniti per un valore di 2,8 miliardi di euro.

La situazione di crisi creatasi tra Stati Uniti e Unione Europea non avrebbe portato a nulla di buono per entrambe le parti. In tale contesto ed alla luce di ciò è stato organizzato l’incontro tra Donald Trump e Jean-Claude Juncker, che ha avuto luogo il 25 luglio 2018 a Washington: una delegazione dell’Unione Europea si è recata alla Casa Bianca per discutere dei dazi e, in generale, di politica commerciale. Il clima che ha preceduto l’incontro non è stato amichevole, tutt’altro: si percepiva in entrambe le parti molta tensione e l’idea del raggiungimento di un accordo era lontana. Tuttavia, tale vertice è stato considerato al pari di una tregua tra Unione Europea e Stati Uniti.

Il presidente Juncker e il presidente Trump, nel breve incontro che li ha visti protagonisti, hanno deciso di avviare una nuova amicizia e, quindi, anche delle relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Si può parlare di una vera e propria nuova fase nel rapporto tra Stati Uniti e Unione Europea, che ha l’obiettivo di lavorare insieme per la sicurezza globale e la prosperità. Uno degli argomenti principali che è stato al centro dell’incontro è l’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti. A tal proposito, sembra essere stato raggiunto un accordo in merito: Trump ha affermato che lavorerà insieme all’Unione Europea per riduzione progressiva dei dazi e dei sussidi commerciali, nonché per l’azzeramento dei dazi sui beni industriali; Juncker ha sottolineato che le due parti hanno accettato di sospendere l’imposizione di nuovi dazi. Entrambe le parti hanno concordato di lavorare insieme per giungere ad una situazione senza tariffe, con zero barriere commerciali non tariffarie e zero sussidi per beni industriali che non siano auto. Si lavorerà anche per ridurre gli ostacoli e aumentare il commercio di servizi, prodotti chimici, prodotti farmaceutici, prodotti medici e soia. Ciò aprirà i mercati agli agricoltori e ai lavoratori, aumenterà gli investimenti e porterà ad una maggiore prosperità economica.

Inoltre, i due presidenti hanno voluto rafforzare la loro cooperazione strategica in materia di energia ed avviare uno stretto dialogo sugli standard al fine di facilitare gli scambi, ridurre gli ostacoli burocratici e tagliare i costi: l’Unione europea vuole importare più gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti per diversificare il proprio approvvigionamento energetico.

Infine, è stato raggiunto un accordo per unire le forze al fine di proteggere le società americane ed europee dalle pratiche commerciali sleali globali. È stato quindi convenuto che le parti lavoreranno a stretto contatto con partner affini per riformare l’Organizzazione Mondiale del Commercio e per affrontare le pratiche commerciali sleali (il furto di proprietà intellettuale, trasferimento forzato di tecnologia, sovvenzioni industriali, distorsioni create da imprese statali e sovraccapacità).

L’incontro tra Juncker e Trump, nonostante i presupposti, si può considerare andato a buon fine, e alla fine del vertice i due presidenti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta.

Il presidente Juncker ha dichiarato: “Quando sono stato invitato dal Presidente alla Casa Bianca, avevo una intenzione: avevo l’intenzione di concludere un accordo. Abbiamo identificato una serie di settori su cui lavorare insieme: lavorare verso tariffe zero sui beni industriali e proporre di scendere a zero tariffe sui beni industriali “. Juncker ha poi aggiunto che “l’Europa è pronta a lavorare con tutti i partner che la pensano allo stesso modo per creare nuove opportunità e migliorare il sistema globale stesso, ed è per questo che sono venuto a Washington, non per dare consigli non richiesti ma per offrire una maggiore cooperazione con questa amministrazione e con tutti i nostri partner negli Stati Uniti e credo fermamente che invece di essere distratti da misure e contromisure dovremmo concentrarci sulle questioni reali nel commercio globale”.

Migranti: l’Unione europea propone l’istituzione di centri controllati di accoglienza e la conclusione di accordi regionali di sbarco

EUROPA di

Negli ultimi anni e significativamente dal 2015 – anno in cui si è registrato un raddoppio del numero delle persone che hanno attraversato le frontiere esterne dell’Unione europea – la crisi dei migranti ha posto in evidenza i limiti del sistema europeo di asilo, spingendo l’UE all’azione.

Rispondendo all’invito effettuato nell’ambito delle conclusioni stilate dai leader dell’UE in seno al Consiglio europeo il 28 e 29 giugno, la Commissione europea, nell’ambito del tentativo di dar vita ad un progetto di condivisione della questione dei flussi migratori, ha approfondito il concetto di centri controllati di accoglienza e ha preso in analisi varie misure a breve termine, aventi l’obiettivo di delineare una possibile via da seguire per la stipulazione di accordi regionali di sbarco con paesi terzi, misure che potrebbero essere adottate per migliorare la gestione dei flussi migratori.

Nel dettaglio, al fine di migliorare l’elaborazione e la registrazione dei migranti che sbarcano nell’Unione europea, è stata proposta l’istituzione di centri controllati di accoglienza, su base volontaria, nel territorio dell’Unione, aventi l’obiettivo di agevolare ed accelerare il processo di distinzione tra individui bisognosi di protezione internazionale e migranti irregolari. Tali centri sarebbero gestiti dallo Stato membro ospitante, con il sostegno dell’Unione europea e delle varie agenzie UE, inoltre, avrebbero carattere temporaneo o ad hoc, a seconda della loro ubicazione territoriale.

Tali centri controllati di accoglienza sarebbero dotati di un pieno supporto operativo con squadre di sbarco delle guardie di frontiera europee, esperti in materia di asilo, esaminatori del livello di sicurezza, ufficiali di rimpatrio e tutte le spese coperte dal bilancio UE; essi garantirebbero l’elaborazione e la registrazione dei migranti rapida, sicura ed efficace, fronteggiando il rischio di movimenti secondari ed accelerando il processo per determinare lo status dell’individuo interessato; inoltre, vi sarebbe un pieno sostegno finanziario agli Stati membri volontari al fine di coprire i costi operativi e delle infrastrutture, nonché un sostegno finanziario fornito altresì agli Stati membri che accettano il trasferimento dei migranti, pari a 6.000 € a persona.

Per testarne l’efficacia, il prima possibile potrebbe essere avviato un progetto pilota dotato di un approccio flessibile.

In tale contesto la Commissione europea assumerebbe un ruolo di coordinamento tra gli Stati membri che volontariamente partecipano a tali azioni di solidarietà ed in particolare, avrebbe un ruolo chiave nel processo di redistribuzione dei migranti; ciò a titolo provvisorio, nell’attesa dell’istituzione di un meccanismo completo nell’ambito delle riforme del sistema comune europeo in materia di asilo.

Oltre al progetto di istituzione dei centri controllati di accoglienza, i leader dell’Unione europea hanno altresì chiesto alla Commissione di prendere in analisi il progetto di stipulazione di accordi regionali di sbarco, in stretta cooperazione con l’International Organization for Migration (IOM) e l’United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) ed in collaborazione con Stati terzi.

L’obiettivo di tali accordi sarebbe quello di fornire ai migranti soccorsi uno sbarco rapido e sicuro su tutte le sponde del Mediterraneo, ai sensi delle regole dettate dal diritto internazionale, tra le quali si profila il principio del non respingimento e di una procedura resppnsabile post-sbarco; inoltre, l’intenzione è quella di garantire la formazione di una responsabilità regionale realmente condivisa, nell’ottica per cui una sfida globale necessità di una risposta altrettanto congiunta.

Tali accordi regionali di sbarco dovrebbero essere dotati di norme chiare per tutti: in particolare, al fine di ridurre il numero delle persone decedute in mare e garantire uno sbarco il più possibile ordinato e prevedibile, tutti gli Stati costieri del Mediterraneo dovrebbero essere motivati e stimolati ad istituire zone di ricerca e soccorso, nonché Centri di coordinamento del salvataggio marittimo (MRCCs); inoltre, vi sarebbe il ruolo cruciale dell’UNHCR e dell’OIM, volti  a garantire protezione ed eventuali programmi di reinsediamento ai migranti; i partenariati si svolgerebbero su un piano di parità: in particolare il progetto con i paesi terzi interessati sarebbe condotto sulla base di partenariati già esistenti, inoltre, sarebbe offerto un adeguato sostegno alle loro specifiche situazioni politiche, socioeconomiche e di sicurezza; relativamente alle possibilità di reinsediamento, esse non sarebbero disponibili per tutti i migranti sbarcati che necessitano di protezioni internazionale, inoltre, i centri di accoglienza dovrebbero essere istituiti il più lontano possibile dai punti di partenza irregolari; rilevante è che non ci sarebbe nessun campo e nessun centro di detenzione, bensì centri operanti nel rispetto dei diritti umani; infine, il progetto sarebbe dotato del supporto finanziario e logistico dell’UE, per tutte le attività di sbarco e post-sbarco, nonché per la gestione delle frontiere.

Con riguardo agli sviluppi successivi, tale proposta sarà analizzata nell’ambito delle imminenti riunioni istituzionali dell’Unione europea, inoltre, sarà oggetto di un summit con l’OIM e l’UNHCR che si terrà a Ginevra il 30 luglio; solo dopo aver concordato un approccio comune, l’UE coinvolgerà gli Stati terzi interessati.

Il Commissario europeo per le migrazioni, Dīmītrīs Avramopoulos, ha dichiarato: “Ora più che mai abbiamo bisogno di soluzioni europee comuni in materia di migrazione, siamo pronti a sostenere gli Stati membri ed i paesi terzi nella cooperazione, ma per far funzionare tutto, dobbiamo essere uniti, non solo ora, ma anche a lungo termine, dobbiamo lavorare verso soluzioni sostenibili “.

 

Georgia, L’Italiana ANAS si aggiudica gara per progetto nuova autostrada

ECONOMIA di

n occasione della visita di Stato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Georgia, l’amministratore delegato di Anas (Gruppo FS Italiane), Gianni Vittorio Armani, insieme ad altri imprenditori italiani, si è recato a Tbilisi dove l’Azienda, attraverso la sua controllata Anas International Enterprise, ha in corso diverse attività sul territorio finalizzate allo sviluppo del sistema infrastrutturale locale.

“Anas – ha dichiarato l’Amministratore Delegato Gianni Vittorio Armani – sta rafforzando il suo ruolo di player internazionale. Ad oggi siamo presenti in 9 Paesi con 11 commesse attive e un valore del portafoglio di circa 687 milioni di euro composto da una rosa di servizi di ingegneria tradizionali (Direzione Lavori, Progettazione, QA/QC – Quality assurance/Quality control), da attività di Concessionario e Operation & Maintenance e da Progetti innovativi Smart road e Smart mobility.

L’obiettivo adesso – ha sottolineato Armani – è quello di consolidare la posizione dell’azienda nell’ambito delle concessioni e della gestione delle infrastrutture di trasporto, mettendo a frutto le sinergie derivanti dall’integrazione con il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Il recente piano industriale dello sviluppo sul fronte internazionale prevede, infatti, di concentrarsi nei prossimi quattro anni sull’acquisizione di importanti concessioni autostradali e Operation & Maintenance, avendo come obiettivo un investimento fino a circa 300 milioni di euro”.

In particolare, per quanto riguarda le attività in Georgia, AIE si è aggiudicata la gara bandita dal ‘Roads Department’ del Ministry of Regional Development and Infrastructure e finanziata da Asian Development Bank. Il contratto prevede lo studio e la progettazione di 85 km di una nuova autostrada per un valore di 8,8 milioni di euro.

Il tracciato in oggetto coprirà la tratta Zhinvali – Natakhtari (30 km) e quella Natakhtari – Rustavi (55 km). La prima fase, attualmente in corso, prevede l’esecuzione di un’analisi della fattibilità tecnico, ambientale, economica e finanziaria. In un seconda fase è prevista la progettazione di dettaglio della tratta autostradale.

Inoltre è in corso un’offerta per la gara di progettazione del porto di Anaklia, bandita dal ‘Roads Department’ con un budget di circa 3 milioni di euro, a cui Anas ha partecipato singolarmente ed è ora in attesa di conoscerne l’esito. Il porto di Anaklia è un progetto greenfield che sarà fondamentale quale snodo strategico per collegare Cina ed Europa attraverso la storica Via della Seta costituendo inoltre un hub logistico di primaria importanza per la regione. L’offerta presentata da Anas International Enterprise prevede lo sviluppo del detailed design dei collegamenti stradali e ferroviari destinati principalmente ad un traffico pesante.

Più in generale, le attività nell’area del Caucaso sono state focalizzate sull’International North–South Transport Corridor (INSTC), una rete multimodale lunga 7.200 km che dall’India raggiungerà l’Europa.

SICUREZZA di

MINISTERO DELLA DIFESA

STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

UFFICIO GENERALE DEL CAPO DI STATO MAGGIORE

Ufficio Pubblica Informazione

Missione in Iraq: Concluso il corso “Law Enforcement”

Roma 17 luglio 2018 – Istruttori dell’Arma dei Carabinieri della Police Task Force – Iraq dell’Operazione Prima Parthica, hanno concluso con successo il “Law Enforcement Course” in favore di 70 militari delle Forze di Polizia irachene della Regione Autonoma del Kurdistan (KPF).

L’attività addestrativa, ha avuto come obiettivo, quello di fornire capacità a svolgere efficacemente un ampio spettro di compiti di Polizia in conformità con lo stato di Diritto, incluso il controllo e sicurezza delle aree urbane e rurali, pattugliamento, capacità di movimento di squadra, procedure di irruzione in abitazioni, all’interno delle quali si era ipotizzato la presenza di potenziali minacce.

In particolare, ci si è concentrati su attività che possono incrementare la sicurezza della popolazione, come organizzare un posto di blocco o reagire prontamente ad atteggiamenti ostili.

L’applicazione di procedure di polizia corrette è fondamentale per costruire, preservare e consolidare il processo di normalizzazione.

Il corso rientra nell’offerta formativa messo a disposizione dalla Police Task Force-Iraq inquadrata nella missione internazionale Operation Inherent Resolve-Prima Parthica.

I rappresentanti delle Forze di Sicurezza Irachene, intervenuti alla cerimonie di consegna degli attestati di partecipazione, hanno espresso grande soddisfazione per l’eccellente livello addestrativo raggiunto dai frequentatori.

La formazione delle forze armate irachene continua a rappresentare una priorità per la coalizione internazionale, ed In tale ottica, l’addestramento di dette forze di sicurezza testimonia lo sforzo nazionale compiuto -ed ancora in atto- per la sconfitta di ISIS e per la stabilizzazione del Paese.

L’Italia contribuisce all’Operazione “INHERENT RESOLVE”, di contrasto al terrorismo internazionale, schierando in Iraq circa  700 soldati dell’Esercito e circa 100 Carabinieri impegnati nell’addestramento delle Forze di Sicurezza irachene e curde (Peshmerga), garantisce la sicurezza dei lavori presso la Diga di Mosul, oltre a fornire un dispositivo di elicotteri che assicura la mobilità ed il trasporto del personale della coalizione

L’Unione europea e la Cina intensificano la cooperazione

ECONOMIA di

Il 16 luglio, contemporaneamente al vertice di Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin, a Pechino si è tenuto il 20° summit tra Unione europea e la Repubblica Popolare Cinese.

L’UE, rappresentata dal Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker e dal Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, si è dunque seduta per la ventesima occasione al tavolo delle negoziazioni con la Cina, rappresentata dal Primo Ministro Li Keqiang, firmando una dichiarazione congiunta.

Al summit hanno altresì partecipato il vicepresidente della Commissione europea per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, Jyrki Katainen, la commissaria europea per il commercio, Cecilia Malmström, nonché il commissario per i trasporti, Violeta Bulc; inoltre Tusk e Juncker hanno avuto l’occasione di incontrare il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping.

A partire dal 1998 il summit in questione si tiene regolarmente ogni anno, fatta eccezione del 2008 e del 2011, anni in cui esso venne sospeso a causa dell’inasprimento delle tensioni tra l’Unione europea e la leadership cinese.

Le relazioni diplomatiche tra UE e Cina sono state avviate solo nel 1975 ed è rilevante che la vocazione universale e giuridica propria dell’Unione europea si è spesso scontrata con la vocazione centralizzata e politica della Repubblica Popolare Cinese; tali relazioni sono state caratterizzate nel corso degli anni da avvenimenti come le forti restrizioni imposte dall’Unione in seguito al massacro di Tiananmen del 4 giugno 1989, l’avvicinamento avvenuto alla fine del secolo scorso dovuto al dibattito sull’entrata della Cina nel World Trade Organization (WTO) ed il successivo inasprimento delle relazioni diplomatiche causato dalle repressioni in Tibet del 2008.

La dichiarazione congiunta, frutto del 20° summit, costituita da quindici pagine, illustra l’impatto positivo che tale partenariato può avere, in particolare nel fronteggiare le sfide globali e regionali quali i cambiamenti climatici, le minacce alla sicurezza e la promozione di un commercio aperto ed equo. Il documento rimanda spesso alle regole dell’ordinamento internazionale ed ai pilastri del sistema dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, vale a dire pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani, affermando che le due parti si impegnano a risolvere in maniera pacifica le controversie, ai sensi del diritto internazionale.

All’interno delJoint Statement appare evidente come le due parti abbiano tentato di rafforzare i punti di connessione, in virtù delle recenti tensioni nelle relazioni con gli USA.

In particolare, la denuclearizzazione della penisola coreana risulta essere una priorità per entrambe le parti, le quali concordano che l’organizzazione di vertici tra Stati Uniti e Corea del Nord nonché tra quest’ultima e la Corea del Sud, rappresentano la giusta via da intraprendere al fine di giungere ad una risoluzione della crisi coreana; inoltre, a tal proposito, le parti hanno affermato la fondamentale importanza per la non-proliferazione internazionale del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il trattato sul nucleare iraniano. In tale settore, dunque, l’Unione europea e la Cina si schierano in modo unitario contro le recenti politiche intraprese da Donald Trump.

Le due parti condividono anche la speranza di un processo di pace in Medioriente, fondato sull’istituzione di due stati, in grado di vivere “l’uno vicino all’altro, in sicurezza, all’interno di un sistema internazionale in cui vengono riconosciuti i confini, con Gerusalemme loro capitale”; pertanto, anche in tale settore, la Cina e l’UE inviano un chiaro segnale alle politiche pro-israeliane intraprese dal presidente statunitense, a cui gran parte del mondo è avverso.

Inoltre, all’interno della dichiarazione, si afferma l’esigenza della risoluzione della crisi siriana, mediante maggiori aiuti umanitari e protezione della popolazione civile e si definisce come il processo di pacificazione in Afghanistan debba rimanere una questione interna, priva di interferenze di forze esterne.

E‘evidente che tutti i conflitti presi in considerazione dai due partner riguardano zone in cui sia Bruxelles che Pechino vantano interessi particolari, legati sia alla sicurezza che all’economia.

Relativamente all’economia ed al commercio, Cina ed Unione europea, alla luce delle tensioni tra USA e Cina nonché tra USA e UE, hanno rafforzato un dialogo precedentemente meno evidente,  al fine di promuovere “un’economia mondiale aperta, incrementando la liberalizzazione del commerci e  degli investimenti, resistendo al protezionismo e all’unilateralismo, rendendo possibile una globalizzazione ancora più aperta, bilanciata, inclusiva e beneficiaria per tutti”; inoltre i leader hanno affermato di impegnarsi a favore di una riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio;

“È un dovere comune dell’Europa e della Cina, dell’America e della Russia, non distruggere questo ordine, ma migliorarlo; non avviare guerre commerciali, che così spesso nella nostra storia si sono trasformate in accesi conflitti, ma riformare in modo coraggioso e responsabile l’ordine internazionale fondato su determinate regole” ha sostenuto il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

All’interno del Joint Statement si fa altresì riferimento alle possibilità di maggiore interconnessione marittima, aerea, su ferro e su gomma conferite dalla “Nuova Via della Seta”, nonché dal Piano di investimenti dell’UE e dal Network Trans-Europeo dei Trasporti.

In conclusione, rilevante è l’introduzione senza precedenti del Fondo di Co-investimento UE-Cina, il quale si configura come una valida alternativa all’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha affermato ” Sono sempre stato un forte sostenitore del potenziale del partenariato UE-Cina e nella realtà attuale tale partnership è più importante che mai”.

L’Unione europea e la Cina, dunque, hanno intenzione di intraprendere al meglio la via dello sviluppo delle relazioni diplomatiche, le quali avrebbero ripercussioni sull’intero sistema delle relazioni internazionali.

Vertice Unione Europea-Giappone: sì al Jefta, Japan-Eu free trade agreement, e all’accordo di partenariato strategico

EUROPA di

Il 6 luglio scorso si è tenuto a Bruxelles il vertice tra Unione Europea e Giappone, durante il quale è stata annunciata un’intesa politica su un accordo di libero scambio e una cooperazione politica, entrambe basate sul rispetto dei valori, dei diritti umani e della democrazia. A rappresentare l’Unione Europea al vertice vi erano Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, rispettivamente presidente della Commissione europea e presidente del Consiglio europeo; per quanto riguarda il Giappone, vi era invece il primo ministro Shinzo Abe.

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Il contrabbando di Sigarette: un fenomeno transnazionale

EUROPA di

Il 13 luglio al Centro studi americani, a Roma, è stato presentato lo studio integrato sul contrabbando di sigarette in Italia realizzato da Intellegit, start-up sulla sicurezza dell’Università degli studi di Trento, e con il contributo di British American Tobacco Italia (BAT Italia).

     La narrativa vede nascere il contrabbando internazionale con il soggiorno forzato a Napoli di Lucky Luciano che durante la Seconda guerra mondiale fa superare la dimensione locale al fenomeno di contrabbando camorrista. La storia successiva vede Napoli come centro del contrabbando negli anni ’70 e ’80. Successivamente l’attenzione si sposta dal tirreno all’adriatico per utilizzare le rotte esistenti, anche quelle del traffico umano. La modalità era di tipo extraispettivo, ovvero evitando di assoggettare la merce ai vincoli doganali, ma negli ultimi anni si è avuta una evoluzione di tipo intraspettiva: si sottopone la merce ai prescritti vincoli, ma effettuando manovre fraudolente tali da indurre in errore gli organi preposti all’accertamento sulla natura, quantità, qualità o destinazione della merce come, per esempio, con la presentazione di documenti falsi. Ad oggi i flussi via container partono dalla Cina e passano per la Grecia, mentre via terra seguono la rotta dell’est. La Sicilia è interessata dalla rotta del nord africa, specialmente attraverso la Tunisia, con piccole imbarcazioni o dentro autovetture sui traghetti. La Grecia è uno dei principali hub di transito delle sigarette illecite verso l’Italia, con i carichi di sigarette (sia di grandi che di piccole dimensioni) provenienti solitamente dai porti di Patrasso e del Pireo che raggiungono il nostro Paese specialmente tramite i porti di Ancona, Taranto e Bari. La maggior parte delle sigarette illecite in Grecia nel 2016 (quasi 4 miliardi in totale) è costituita da illicit whites o da pacchetti contrassegnati dalla dicitura del canale duty free. Prin­cipalmente provengono dall’Est Europa o dai Balcani (specialmente da Ucraina, Repubblica di Macedonia, Albania e Bulgaria), dall’Asia (Cina, Vietnam, Filippine), Egitto, Cipro e Turchia: spesso le spedizioni giungono in Grecia dopo aver transitato in zone di libero scambio (ad esempio Jebel Ali negli Emirati Arabi o Port Klang in Malesia). In Europa l’incidenza del consumo illecito varia molto da Stato a Stato. Nel 2016, in testa troviamo la Lettonia con più di 22 sigarette illecite ogni 100 fumate (anche se in calo rispetto al 2015). In coda Portogallo e Danimarca, dove sono illecite circa il 2% delle sigarette fumate. L’Italia si posiziona al 19° posto con 5,8 sigarette illecite ogni 100, incidenza invariata rispetto all’anno precedente ed inferiore a quella della gran parte degli altri Stati europei. Una delle principali leve del contrabbando si può identificare nella grande variabilità dei prezzi di vendita tra i vari Paesi: si passa infatti da prezzi inferiori o uguali ai 0,60 € in Bielorussia, Moldavia e Ucraina agli oltre 10 € in Norvegia e Irlanda. Il contrabbando è particolarmente radicato in alcune aree del Paese, specialmente al sud. La città più impattata è Napoli (1 pacchetto su 4 è di origine non domestica). Al secondo posto Trieste, principalmente a causa della vicinanza con il confine con la Slovenia, dove un pacchetto costa in media 1,25 € in meno rispetto all’Italia. A seguire Salerno (13,6%), Palermo (11,2%) e Messina (9%). La prima città del nord, ad esclusione di Trieste, è Milano (4,6%, con un trend in aumento). Da un’analisi dei soggetti coinvolti si nota un numero elevato di nazionalità sia di chi opera nell’offerta, sia di chi fa parte della domanda. Dal lato della domanda Filippo Spiezia, vicepresidente Eurojust, fa notare che i moti migratori offrono nuove opportunità poiché le condizioni di povertà fanno sì che per soddisfare il proprio bisogno di sigarette sia soddisfatto con le sigarette da contrabbando. Spiezia fa poi notare che Eurojust sta spostando sforzi e risorse su scenari operativi ma che servirebbe un rafforzamento del budget. Per fare ciò è necessario un appoggio politico anche da parte del nostro ministero della giustizia.

     Uno dei problemi che emerge è quello delle Illicit Whites e su cosa fare. Su questo punto di vista il primo problema consiste nel fatto che non vi è accordo sulla definizione e su cosa siano, quindi diventa difficile trovare una soluzione. La ricerca vuole dare una mappatura, che non esisteva, delle Illicit Whites e costruire una banca dati. Questo viene offerto come strumento di operatività. Le definizioni di illicit whites ad oggi presenti a livello nazionale, europeo e internazionale sono molto diverse tra di loro e non esiste nemmeno convergenza sulla terminologia da utilizzare (in alcuni casi si parla infatti di cheap whites). È auspicabile l’adozione di un approccio più strutturato nell’elaborazione di una definizione condivisa, che preveda un confronto tra istituzioni pubbliche, industrie private ed esperti del settore e che includa una definizione sufficientemen­te ampia da comprendere anche tutte le anomalie esistenti. Questo infatti, consentirebbe alle autorità e ai soggetti deputati di porre in essere una più efficace strategia di controllo, attraverso un intervento mirato che muova da una interpretazione univoca del fenomeno e delle basi su cui poggia. Nel rapporto sono stati catalogati, per la prima volta, i marchi di illicit whites rilevati sul mercato illecito italiano nel corso del 2017 riportando, per ciascun marchio, informazioni riguardo il pacchetto, come, ove disponibili, il produttore, il proprietario del marchio, eventuali varianti riscontrate, le città di vendita e il corrispettivo prezzo nel mercato illecito, la quota di mercato e l’eventuale presenza del tassello fiscale o dell’indicazione del canale duty free. Utile per agevo­lare la catalogazione (e dunque l’identificazione) delle illicit whites, sarebbe la creazione di un database condiviso e alimentato, a livello nazionale e sovranazionale dai diversi soggetti coinvolti, secondo regole condivise e che riporti, per ciascun marchio, dati, informazioni e annotazioni di rilievo. Le illicit whites costituiscono una fetta rilevante delle sigarette illecite in molti Stati europei. L’incidenza varia però molto da Stato a Stato: nel 2016 in Italia è stata particolarmente significativa (circa il 60% del totale delle sigarette illecite), con un deciso aumento rispetto all’anno precedente. Dall’incrocio dei dati a disposizione emerge inoltre come nel nostro Paese si consumino più sigarette contrabbandate che contraffatte, le quali sono in costante calo dall’inizio del 2016. Al sud si riscontra un consumo maggiore di illicit whites rispetto al nord. In testa Palermo (quasi il 70% del totale delle sigarette non domestiche), Napoli (59,5%), Catania (55,6%) e Messina (53,9%). La prima città del nord è Modena (50%). In Grecia il consumo di sigarette illecite è diffuso nel territorio in modo molto più uniforme rispetto a quanto non av­viene in Italia. I marchi noti principalmente presenti nel mercato illecito presenti sono Marlboro, Cooper, GR, Winston e Pall Mall. Tra le illicit whites, invece, i più diffusi sono Royal, Gold Mount, President, RGD e Raquel. Da sottolineare come, nel mercato illecito greco, vi sia una sostanziale omogeneità dei prezzi di vendita: indifferentemente dal marchio e dal fatto che si tratti di marchi noti o illicit whites, infatti, il prezzo è sempre fissato a 1,5 €.

     Carlo Sibilia, sottosegretario di Stato al ministero degli interni, ha dichiarato che questa si tratta di una possibilità importante per la politica e per poter passare da una trattazione folkloristica della Campania e del contrabbando a una trattazione fatta di dati. Secondo il sottosegretario è importante che ciò venga messo a disposizione del pubblico e delle start-up, analisi del genere contribuirebbero ad ottimizzare le forze in campo. Sibilia fa riferimento al fatto che occorre rinforzare e svegliare nel tempo le forze dell’ordine e che nel frattempo occorre utilizzare la tecnologia per poter far fruttare le risorse esigue. Occorre quindi che la politica investa sulle nuove tecnologie per spostare e concentrare risorse dove servono. Il sottosegretario ha dichiarato che vorrebbe proporre una collaborazione tra ministero degli interni e ministero per lo sviluppo economico per affrontare il tema delle Illicit Whites che vedono un consumo in Italia del 5,8% e che è destinato ad aumentare. Al momento di stima una perdita di 809 milioni euro. Sibilia ha concluso sottolineando come il fenomeno del contrabbando è collegato ad altri fenomeni come la tratta di esseri umani, il traffico di droghe e il terrorismo e ha detto che occorre “trasformare la scienza in sicurezza”.

     Il fenomeno del contrabbando rappresenta diversi problemi che vedono un minore introito della fiscalità generale e quindi del finanziamento del sistema sanitario, rischi per la salute stessa del consumatore, distorsioni sul piano della concorrenza e, infine, la problematica che vede i cospicui profitti come finanziamento delle mafie e dei gruppi armati. È l’aspetto più inquietante di questo traffico, già dopo gli attentati che hanno insanguinato Parigi nel 2015 gli esperti hanno messo in guardia sul fatto che molti dei terroristi avevano legami con la microcriminalità dedita allo spaccio di falsi e sigarette di contrabbando, e a volte erano essi stessi spacciatori. Una recente inchiesta della storica trasmissione di approfondimento Plusminus della Tv tedesca ARD ha rivelato come anche in Germania il contrabbando di sigarette sia nel mirino dell’Isis e di Al-Qaida. La guardia di finanza per contrastare il fenomeno da tempo svolge analisi di tipo strategico, di tipo tattico e di tipo operativo che vedono l’apporto della componente aeronavale, di unità cinefile e il controllo di porti ed aeroporti. Nella lotta al contrabbando è importante la cooperazione internazionale che deve passare attraverso la cooperazione amministrativa, di polizia, di intelligence e giudiziaria. Altro fattore importante da sottolineare è che da una parte il contrabbando è socialmente accettato poiché viene visto solo come un problema fiscale, dall’altra vi sono pene lievi. I rischi bassi e grossi guadagni potenziali portano l’enorme attenzione e convenienza per le mafie. Aspetti importanti quindi risultano la necessità di omogeneità tecnologica e un coordinamento con una banca dati sovrannazionale. Gli strumenti che si possono utilizzare sono il protocollo dell’OMS sul tabagismo che prevede norme sulla tracciabilità delle sostanze, il protocollo normativo che entrerà in vigore con una direttiva europea nel 2019 e le nuove disposizioni doganali. Tutto ciò serve per migliorare l’analisi del rischio e controllare i mercati anche attraverso una piattaforma elettronica. Importante è avere in futuro una armonizzazione dal punto di vista fiscale tra paesi in modo che non ci sia un incentivo al contrabbando per i differenziali dei prezzi delle sigarette.

     Ad introdurre la giornata di lavori è stato il Sottosegretario di Stato agli Interni On. Carlo Sibilia. Presenti all’appuntamento, moderato dal giornalista Marco Ludovico, oltre ai curatori dell’indagine anche Filippo Spiezia (Vice Presidente di Eurojust), Elisabetta Poso (Direttore ufficio analisi e strategie di controllo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), Luigi Vinciguerra (Capo Ufficio Tutela Entrate del III° Reparto Operazioni del Comando Generale della Guardia di Finanza), Eirini Gialouri (Direttore Generale del Dipartimento Dogane e Accise del Ministero dell’Economia della Repubblica Ellenica), Claudio Bergonzi (Segretario Generale di Indicam) e Paolo Messa, Direttore del Centro Studi Americani, che ha aperto i lavori. La ricerca è stata elaborata con la sinergia di Intellegit, start-up sulla sicurezza dell’Università degli studi di Trento, e di British American Tobacco Italia (BAT Italia). L’università degli studi di Treno nasce dai ricercatori e ha la volontà di coniugare ricercatori e imprenditori di capacità per produrre conoscenza che sia utile, pratica e trasmissibile alla società per cambiare il modo di operare. Con questo intento ha dato vita alla start-up Intellegit, un gruppo di ricercatori che lasciano l’approccio “disciplinare” per avere un approccio “trasversale” che vede un coro composto da criminologi, sociologi, giuristi, economisti, matematici e statistici per affrontare il tema della sicurezza. Il significato dello studio non vuole partire dalla scienza bensì dai problemi per creare una soluzione che vede la sintesi della ricerca di impresa, della ricerca universitaria e della ricerca istituzionale per fenomeni complessi e globali. La stessa ricerca parte da quattro idee: integrare i dati pubblici e privati, analisi geografica (dati italiani e transnazionali con focus sulla rotta Grecia-Italia), analisi di rischio e strumenti operativi.

Polemica MOAS,Croce Rossa: “La nostra missione è salvare vite, non fare polemiche politiche”

POLITICA/Senza categoria di

L’attacco alla Croce Rossa stavolta non avviene in zona di guerra ma si potrebbe dire da fuoco amico da chi in egual modo si prodiga per i più deboli, Gino Strada, il presidente di Emergency, in un’intervista a La7 discutendo sul “Business Immigrati” ha dichiarato che la collaborazione tra Emergency e il MOAS, ONG maltese fondata da Regina Catrambone di origine Italo Americana, si è interrotta nel momento in cui la Croce Rossa avrebbe offerto più di loro nella copertura delle spese per la missione di salvataggio. Un accusa velata di “opportunismo” umanitario che la Croce Rossa rigetta con forza ma che purtroppo hanno scatenato una tale reazione sui media che non può essere ignorata.

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Alessandro Conte
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