Apertura dell’Unione Europea a Macedonia e Albania, al via i negoziati nel 2019

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Il 26 giugno 2018 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato un testo finale sulla politica di allargamento dell’UE e sul processo di stabilizzazione e associazione dei paesi dei Balcani occidentali nell’Unione Europea. Tale politica è stata intrapresa dal Consiglio sulla base di quanto proposto dalla Commissione per una prospettiva di allargamento credibile e un maggiore impegno dell’UE nei confronti dei Balcani occidentali, il 6 febbraio 2018.

Il Consiglio ha ribadito il suo impegno nei confronti dell’allargamento ad est, che è da sempre una politica chiave dell’Unione europea, poiché rappresenta un investimento strategico per la pace, la democrazia, la prosperità, la sicurezza e la stabilità europea. Nell’attuazione di tale politica, il Consiglio si aspetta che tutti gli Stati membri si assumano la titolarità e si impegnino pienamente nel rispetto dei valori europei e nel perseguimento delle riforme. Il Consiglio ha quindi confermato il sostegno inequivocabile dell’Unione Europea alla prospettiva europea dei Balcani occidentali: l’Unione Europea è determinata a rafforzare il suo impegno per sostenere la trasformazione politica, economica e sociale della regione, anche attraverso una maggiore assistenza con delle riforme socioeconomiche per i Balcani occidentali.

In particolare, la presidenza bulgara del Consiglio ha annunciato un’apertura dell’Unione Europea nei confronti di Macedonia e Albania, così da dare loro una “chiara prospettiva europea”. L’accordo di compromesso raggiunto prevede che nel giugno 2019 partiranno i negoziati di adesione all’Unione Europea per Skopje e Tirana. Nelle conclusioni adottate dal Consiglio, si richiede alla Commissione europea di procedere con i lavori per l’avvio dei negoziati di Macedonia e Albania, ma il raggiungimento di tale obiettivo non è stato facile.Il ministro degli Esteri bulgaro Ekaterina Zaharieva ha detto che quello di martedì è stato “un giorno importante” per le due nazioni e “per i Balcani occidentali nel loro complesso”.Si parla, tuttavia, di accordo di compromesso perché non vi è stata una decisione unanime in tal senso: vi sono state delle discussioni al Consiglio Affari generali, a Lussemburgo, che hanno portato al raggiungimento di un accordo dei ministri europei ma solo dopo alcuni giorni. Alcune fonti diplomatiche hanno definito tale risultato come positivo e di incoraggiamento per i paesi coinvolti ma, ad ogni modo, avrebbe potuto essere raggiunto in modo politicamente diverso.

Paesi come Francia e Olanda hanno espresso la loro posizione contraria all’avvio dei negoziati per l’adesione di Skopje e Tirana all’Unione Europea, causando non poche difficoltà al Consiglio, che si è visto costretto ad aspettare per aprire i negoziati. In particolare, il Ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, ha affermato che i progressi fatti sulla lotta alla corruzione, alla criminalità e sullo stato di diritto non sono sufficienti per poter entrare a far parte dell’Unione Europea, aggiungendo che la decisione migliore era quella di rinviare i negoziati. La posizione del ministro Blok è stata supportata anche dal Parlamento olandese che, con un’ampia maggioranza, ha deciso di porre il veto ai negoziati con Tirana. Anche la Francia si è posta in modo contrario all’inizio dei negoziati che avrebbero portato un allargamento ad est, rifiutando quindi l’entrata nell’Unione Europea di Macedonia e Albania. In realtà, il rifiuto di Francia e Olanda non era tanto per la Macedonia, soprattutto alla luce dell’accordo raggiunto con la Grecia che ha posto fine alla disputa pluridecennale, quanto piuttosto per l’Albania; tale rifiuto era inoltre sostenuto anche da altri paesi, come ad esempio la Danimarca.

È stato necessario, in sede di Consiglio, l’intervento di altri Stati membri dell’Unione Europea, che sono riusciti a far raggiungere l’obiettivo finale coinvolgendo anche Olanda e Francia. In particolare, paesi come Germania e Italia sono risultati fondamentali in tale operazione. Il ministro degli Affari europei tedesco, Michael Roth, ha affermato che la Germania è “pronta a dare luce verde” all’apertura dei negoziati, chiedendo inoltre all’Olanda e alla Francia di unirsi agli altri paesi. Si crede, infatti, che chiudere ai paesi balcanici potrebbe comportare una destabilizzazione dell’area, che invece migliorerebbe se fosse parte dell’Unione Europea.

Anche l’Italia ha contribuito a risolvere l’impasse, ponendosi a favore dell’apertura dell’Unione Europea verso i Balcani e, quindi, dell’integrazione dei due paesi nell’UE. Si è arrivati ad avere un vero e proprio schieramento, 26 contro 2, e proprio per questo è stato necessario mettere in atto un accordo di compromesso. La dura opposizione di Francia e Olanda ha fatto sì che l’apertura dei negoziati venisse rimandata a giugno del 2019: i due paesi hanno accettato proprio in vista del lungo periodo di attesa, rifiutando l’apertura immediata dei negoziati.

L’accordo di compromesso è stato raggiunto con l’obiettivo di soddisfare tutti i paesi, grazie anche al lavoro di mediazione svolto da Germania e Italia, che hanno permesso di terminare i lavori del Consiglio con una conclusione politica accettata da tutti.

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