Elezioni italiane. Intervista a Alberto Alemanno

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A più di un mese dalle elezioni politiche e nel mezzo del walzer delle consultazioni, il ricordo della campagna elettorale, dei suoi temi e dei suoi toni si fa più blando. Si è trattato, però, di una campagna animata, caratterizzata dall’emergere di nuove istanze, da un divario di opinioni rispetto all’operato del governo momentaneamente ancora in carica, dal clima populista che ha conquistato l’intero continente europeo, ma anche da un rinnovato desiderio di dare una spinta al progetto europeista, nonostante la Brexit (o forse proprio in conseguenza di essa), e impegnarsi politicamente su un fronte più sovranazionale.

Il 23 febbraio, il candidato al Senato del movimento +Europa, Alberto Alemanno, si è collegato da Lisbona, con i cittadini italiani residenti in Norvegia, per parlare del programma del partito e delle motivazioni che l’hanno spinto ad impegnarsi in una non facile campagna elettorale.

Alberto Alemanno, classe 1975, un vero cittadino d’Europa. Data la sua biografia, non sorprende che il suo impegno politico sia espresso da una sigla così chiaramente europeista, ma ci spieghi lei perché +Europa.

+Europa è una lista legata al partito radicale. Io ho collaborato a lungo con Marco Cappato, dopo aver scritto una tesi di dottorato su scienza e diritto e su come difendere il metodo scientifico. Così ho conosciuto da vicino il partito radicale, ho condiviso delle loro battaglie. Le mie collaborazioni hanno compreso diversi progetti, ma è la prima volta che faccio politica “tradizionale”.

Lei è candidato nella lista Estero, circoscrizione Europa. Il suo elettorato di riferimento chi è?

Ovviamente le comunità italiane all’estero, che non sono però un gruppo omogeneo. Al giorno d’oggi lasciare l’italiana non è solo una necessità, ma anche una scelta. L’italiano emigrato di oggi è diverso dall’italiano di seconda o terza generazione, diciamo che le migrazioni d’oggi hanno un carattere un po’ più borghese, anche se ancora caratterizzate, oltre che da una opportunità, anche dall’impossibilità in Italia di vivere una vera mobilità sociale. L’Europa, in questo senso, è un moltiplicatore di opportunità.

Quale è il vostro programma per gli italiani all’estero?

Noi vogliamo garantire diversi principi, il primo è il principio di portabilità: vorremmo che tutte le esperienze degli italiani all’estero siano riconosciute anche nel loro paese d’origine. Nello spirito della mobilità delle persone in Europa.

Il vostro partito alleato vi ha criticato per aver candidato non-residenti all’estero nella circoscrizione estero.

In realtà su 14 candidati solo 2 sono residenti in Italia, ma con un lungo passato da expat.

Quale è il vostro programma per il paese?

Vorremo partire con un’azione pedagogica che è quella di far votare la gente. Queste elezioni sono le più confuse della storia d’Italia, con un grosso rischio di chiusura e di spinte anti-establishment. Anche noi siamo un movimento non tradizionale, ma crediamo che la nostra partecipazione in questa forma possa essere complementare e non antagonista della politica tradizionale. In questo senso, la nostra visione di partecipazione politica è agli antipodi rispetto a quella del movimento cinque stelle.

A livello economico, puntiamo ad un austerity che significa innanzitutto essere responsabili delle risorse pubbliche. Ridistribuire invece di spendere, sostenere quei settori come l’insegnamento e la cultura ad oggi trascurati, senza assolutamente toccare lo stato sociale.

Nuovamente, il vostro alleato vi ha etichettato come troppo liberisti.

Definirci in questo modo è un sofismo. Noi preferiamo non fomentare la cultura del consumo per dare un’illusione di crescita.

Torniamo al vostro progetto

Siamo l’unico movimento con una posizione europeista che ha delle credenziali indiscutibili. Vogliamo lavorare per una federazione leggera e informare i cittadini italiani di quali sono i loro diritti europei. Una ricerca mostra che il 73% dei cittadini nel nostro paese non conosce i propri diritti a livello europeo. E la prima volta che l’Europa è uno dei temi centrali in una campagna elettorale in Italia e qualche nostro alleato lo usa a fini elettorali, ma in realtà ha scoperto l’Europa ieri. Noi vogliamo impegnarci seriamente su questo fronte.

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