La crisi Siriana, i gas I tweet e le portaerei

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Potrebbe passare alla storia come la prima crisi diplomatica militare scattata per un tweet di troppo.

Cosa sta succedendo in Siria ? Da anni ormai si combatte quella che è ormai riconosciuta come guerra per procura tra la Russia di Putin e l’America di Trump ora ma della Clinton nel mandato presidenziale precedente.

Una guerra che Trump avrebbe voluto interrompere pochi giorni prima del “Casus belli” che ha provocato L’escalation, ritto immediato delle truppe Usa, salvo pochi “consiglieri” e revoca dei 200 milioni di dollari promessi per la ricostruzione post bellica, da parte dei ribelli vittoriosi evidentemente.

Pochi giorni dopo ecco il famigerato attacco con i gas nella cittadina di Douma una zona ormai già sotto il controllo delle forze governative di Bashar al Assad, notizia lanciata sul web con la forza delle brutte notizie con testimonianze audio e video che hanno permesso/costretto Trump a dichiarare lo sdegno e rinnovare l’impegno contro Assad e i suoi alleati Russi.

Un tempismo incredibilmente perfetto per riprendere un alleato è un finanziatore dei ribelli Anti Assad. Ma anche altri osservatori hanno potuto dare un contributo di analisi e tra questi il Reporter de Il Giornale Gian Micalessin che quelle zone le aveva visitate poche settimane prima e aveva potuto filmare e raccogliere testimonianze sui lavoratori per la realizzazione di armi chimiche dei ribelli abbandonati durante la fuga.

Quindi la certezza che le truppe governative abbiamo bombardato una postazione già sostanzialmente sotto controllo sembra essere alquanto fragile.

Un altro tema importante di questa crisi e la Comunicazione social che annulla completamente la possibilità del mondo diplomatico di agire per tempo dovendo rincorrere sempre situazioni che si aggravano sui social come in una rissa da strada tra ubriachi del sabato in un pub portuale.

Una rissa social che però ha effetti devastanti sulla realtà con l’invio di navi da guerra e il passaggio al DEFCOM superiore.

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