GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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marzo 2018

Somalia, la missione italiana addestra la polizia marittima somala

AFRICA/SICUREZZA di

L’European Union Training Mission Somalia insieme alle forze dell’African Mission, conducono l’esercitazione a fuoco a favore del personale della polizia marittima somala.

Ieri a Mogadiscio, per la prima volta la missione militare di addestramento dell’Unione Europea in Somalia (European Training Mission Somalia, EUTM-S) ha svolto attività addestrativa insieme al personale della missione europea EU Capacity Building Mission Somalia (EUCAP), che è deputata a fornire un’opera di consulenza e di addestramento per il controllo marittimo.

In particolare, EUTM ha condotto con EUCAP un’esercitazione a fuoco volta a migliorare la capacità operativa della polizia marittima somala e l’attività ha visto il coinvolgimento anche del personale della missione dell’Unione africana in Somalia  (African Union Mission to Somalia – AMISOM). L’esercitazione pratica è stata preceduta dalle lezioni teoriche a cura degli istruttori italiani della EUTM, che hanno permesso ai tirocinanti di apprendere le corrette procedure connesse al tiro con armi da fuoco.

L’attività mette in luce i vantaggi dell’approccio globale della UE alla Somalia e al Corno d’Africa che coinvolge  allo stesso tempo diversi attori della comunità internazionale, come l’AMISOM.

Gli Stati Uniti confermano l’attacco contro Musa Abu Dawud di al Qaida

AFRICA di

In coordinamento con il governo libico di Accordo Nazionale (GNA), le forze americane hanno condotto un attacco aereo di precisione vicino a Ubari, in Libia, il 24 marzo, uccidendo due terroristi di al-Qaeda, tra cui Musa Abu Dawud, un alto livello di al-Qaeda nel funzionario delle Terre del Maghreb Islamico (AQIM).

Dawud ha addestrato reclute AQIM in Libia per operazioni di attacco nella regione. Ha fornito supporto logistico, finanziamenti e armi alla AQIM, consentendo al gruppo terroristico di minacciare e attaccare gli interessi statunitensi e occidentali nella regione.

Il Comando africano degli Stati Uniti ha inizialmente divulgato questo sciopero il 24 marzo. Ora che i rapporti operativi e la valutazione del danno da battaglia sono completamente completi, il comando è in grado di confermare la morte di Dawud.

In questo momento, non valutiamo la presenza di civili uccisi in questo sciopero.

Le operazioni di antiterrorismo in Libia sono condotte in conformità con gli Stati Uniti e il diritto internazionale. Questo sciopero è stato condotto sotto l’autorità fornita dal Congresso nell’autorizzazione 2001 per l’uso della forza militare e in coordinamento con la GNA.

Al Qaida e altri gruppi terroristici, come l’ISIS, hanno approfittato degli spazi sottogovernati in Libia per istituire santuari per pianificare, ispirare e dirigere gli attacchi terroristici; reclutare e facilitare il movimento di combattenti terroristi stranieri; e raccogliere e spostare fondi per sostenere le loro operazioni. Rimaste senza indirizzo, queste organizzazioni potrebbero continuare a infliggere perdite alle popolazioni civili e alle forze di sicurezza, e complottare gli attacchi contro i cittadini degli Stati Uniti e gli interessi alleati nella regione.

Europol blocca la CyberGang Carbanak

SICUREZZA di

In azione dal 2013. Oltre 100 banche attaccate. 40 Paesi coinvolti e un bottino totale pari a 1 miliardo di euro. Questi gli incredibili numeri che sintetizzano l’attività illecita di “Carbanak”, il gruppo cybercriminale più famoso del globo terrestre. Dopo oltre 5 anni di attività illecite, e un’indagine che va avanti dal 2015, l’Europol (l’agenzia dell’Ue di contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo) è riuscita a sferrare un colpo al cuore stesso dell’organizzazione. È stato infatti arrestato in Spagna quello che viene considerato dalle autorità coinvolte nell’operazione il leader di Carbanak, e poi Cobalt, dal nome del software malevolo usato per infettare le reti delle banche.

L’arresto del leader

Il gruppo criminale faceva capo ad un 34enne di origini ucraine, residente nel paese iberico dal 2014 con moglie e figlia, arrestato ad Alicante lo scorso 6 marzo. A condurre le operazioni una task force composta dalla Polizia Nazionale Spagnola, l’FBI, l’Ispettorato Generale della Polizia Romena, il KGB bielorusso e diverse società private per la sicurezza informatica, su tutte la Kaspersky, l’azienda russa con sede a Mosca. “Si tratta di una delle operazioni contro il cybercrimine più importanti, per la sua estensione internazionale e la quantità di soldi rubata” ha dichiarato il ministro dell’interno spagnolo Zoido Alvarez.

Modus operandi

Il gruppo cybercriminale ha iniziato le sue attività illecite ad alta tecnologia verso la fine del 2013, lanciando la campagna di malware Anunak, mirata ai trasferimenti finanziari e alle reti ATM delle istituzioni finanziarie di tutto il mondo. L’anno seguente, gli stessi codificatori migliorarono il malware in una versione più sofisticata, conosciuta come Carbanak, utilizzata fino al 2016, fino a giungere alla versione finale denominata Cobalt Strike. Una volta scaricato, il malware permetteva ai criminali di controllare da remoto le macchine infettate, accedendo alle rete interna dell’istituto e infettando anche i server che controllavano i bancomat. Questi programmi altamente dannosi e pericolosi erano mirati ai computer dei dipendenti bancari tramite truffe di phishing per poi prendere il controllo dei sistemi bancari. Il fine ultimo era l’erogazione del denaro direttamente dagli sportelli automatici. Questi soldi venivano poi depositati in conti in altre banche, dove venivano riciclati. Il metodo preferito era la conversione in criptovalute usate poi per comprare auto e case di lusso. Proprio l’analisi dell’utilizzo di monete digitali sarebbe stata una delle vie con cui gli investigatori sono riusciti a smascherare la banda e il leader stesso, che al momento dell’arresto si è autodefinito come un novello Robin Hood sulla scia della fortunata serie spagnola “La casa de Papel”, poiché a capo di un gruppo criminale che non ha mai derubato il prossimo ma solo le ricche banche.

 

La cooperazione della polizia internazionale

 

La cooperazione internazionale dei vari corpi di polizia coordinati da Europol ha avuto un ruolo centrale nel consegnare alla giustizia i colpevoli, situati in diverse località geografiche in tutto il mondo. La stretta collaborazione con la European Banking Federation (EBF), l’industria bancaria nel suo insieme e le società di sicurezza private è stata anche fondamentale per il successo di questa complessa indagine. Di seguito le dichiarazioni di Steven Wilson, capo del Centro europeo per la criminalità informatica di Europol: “Questa operazione globale rappresenta un successo significativo per la cooperazione internazionale della polizia. L’arresto della figura chiave di questo gruppo criminale dimostra che i criminali informatici non possono più nascondersi dietro l’anonimato. Questa è l’ennesima dimostrazione che la collaborazione tra le forze dell’ordine su scala mondiale e i partner del settore privato stia avendo un impatto importante sulla criminalità informatica.

L’Italia allontana due diplomatici Russi

EUROPA di

Anche Roma decide di prendere posizione nei confronti della Federazione Russa nello scontro con la Gran Bretagna a seguito dell’avvelenamento della Ex spia Skripal a Londra.

Nel consiglio Europeo dello scorso 23 marzo in segno di solidarietà con il Regno Unito e in coordinamento con partner europei e alleati NATO, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Italiano ha notificato oggi la decisione di espellere dal territorio italiano entro una settimana due funzionari dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma accreditati in lista diplomatica.

Copy of Roma, Amnesty International incontra il capo della polizia

POLITICA di

Una delegazione di Amnesty International guidata dal suo direttore generale Gianni Rufini ha incontrato, nel pomeriggio dell’8 marzo, il capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli.

Nel colloquio, richiesto dall’organizzazione per i diritti umani, Rufini ha sottolineato che Amnesty International è contraria a ogni forma di violenza, inclusa quella nei confronti di agenti di polizia che non di rado si trovano a prendere decisioni e ad agire in condizioni difficili e tese, nonché a reagire ad azioni violente.

L’occasione è stata utile per illustrare nei dettagli il progetto degli “osservatori nelle manifestazioni”, il cui compito – come previsto in altri progetti del genere svolti all’estero – è quello di monitorare il comportamento delle forze di polizia schierate in una manifestazione con funzioni di ordine pubblico e verificare se questo rispetti o meno gli standard internazionali sull’uso della forza e altri standard rilevanti in tali contesti.

Il primo dispiegamento degli osservatori è avvenuto il 24 febbraio, in occasione della manifestazione organizzata dall’Anpi a Roma.

Rufini ha chiarito che il progetto non è “contro le forze dell’ordine” ma consiste in un’attività di monitoraggio degli organi statali fondata sull’impegno assunto da tutti gli stati, sulla base della Dichiarazione universale dei diritti umani e di successivi trattati, non solo di rispettare i diritti umani fondamentali ma anche di rendere conto alla comunità internazionale e alle opinioni pubbliche del modo in cui lo fanno.

Si tratta dunque – ha precisato Rufini – di un progetto di garanzia per tutti, destinato a favorire l’incolumità dei manifestanti ma anche a tutelare la reputazione degli operatori delle forze di polizia che svolgono correttamente il loro lavoro.

Infine, Rufini ha ricordato che dal 2014 al 2016, in collaborazione con Oscad, Amnesty International ha svolto attività di formazione e di aggiornamento professionale degli operatori delle forze di polizia, coinvolgendo 3600 destinatari. Nel 2018 le attività sono proseguite attraverso la formazione dei formatori delle diverse scuole di polizia.

All’esito della riunione il prefetto Gabrielli ha aderito all’invito di programmare incontri con funzionari della Polizia di Stato per un confronto su tematiche di comune interesse.

Fiaccolata per Pamela Mastropietro, il 13 aprile per non dimenticare

CRONACA di

Il prossimo 13 aprile a Roma, sarà organizzata una fiaccolata in memoria di Pamela Mastropietro, la ragazza brutalmente uccisa a Macerata il 29 gennaio scorso. Una violenza in inaudita su una giovane donna uccisa e sezionata in 25 pezzi per essere abbandonata in due trolley in un campo , senza nessuna pietà.

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Una stele di troppo: la battaglia di Cassino non è ancora finita

STORIA di

Ci sono luoghi, in Europa, intrisi di sangue e di memoria, che non sono uguali a tutti gli altri. Come non tutti uguali sono i morti lasciati dalla guerra.

Ce lo ha ricordato la vicenda della progettata inaugurazione, il 18 marzo 2018 a Cassino di una stele in memoria dei paracadutisti tedeschi del 1944, promossa dall’Associazione albergatori della cittadina laziale e dall’Associazione Paracadutisti Tedeschi.

La stele era stata installata davanti alla “grotta Foltin”, un’ampia caverna, alla base delle pendici di Montecassino, dove era stato installato il comando tedesco del capitano Ferdinand Foltin. La grotta, come la vicina area dell’ex hotel cosiddetto Continental, sono tra i luoghi storici della “Battaglia di Cassino” (che oggi possono essere ritrovati e conosciuti meglio grazie a all’App  “Montecassino e Linea Gustav”).

La stele “a memoria e monito” – che avrebbe dovuto avere anche (secondo la locandina affissa in città e pubblicata sul web dagli organizzatori) la benedizione dell’abate di Montecassino, dom Donato Ogliari – aveva espliciti riferimenti commemorativi alla Prima Divisione paracadutisti che operò in quel luogo nel 1944 e che si macchiò, prima e dopo Cassino, di stragi orrende e inumane di civili, anche donne e bambini.

Anche senza la specifica insegna militare dell’epoca, quel “monumento”  ha scatenato – 74 anni dopo – una serie di durissime reazioni che hanno portato il sindaco di Cassino,  Carlo Maria D’Alessandro, a far annullare in extremis la cerimonia.

 “Qualsiasi iniziativa che possa turbare la memoria e la sensibilità della nostra città deve essere sospesa” – ha scritto il sindaco in un post su Facebook – “Cassino è città della pace. Il ricordo per chi ha perso la vita in questa terra per la nostra libertà e quella dei nostri figli, deve unire e non provocare divisione.

Due giorni prima era sceso in campo – dopo la durissima presa di posizione dell’ANPI, l’Associazione nazionale partigiani – anche il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che aveva espresso “stupore e profonda inquietudine” per quello che considerava “un gesto grave, una ferita alla memoria della guerra di liberazione e un’offesa alla comprensione della storia” e condanna di “iniziative come questa”, ricordando a tutti che “bisogna onorare i caduti, i morti di tutte le guerre e le violenze senza umiliare la storia, senza fare a pezzi un passato comune, un patrimonio che ci appartiene”.

Tutto è cominciato dalla pubblicazione sui social della locandina che annunciava l’evento, e che aveva in evidenza proprio un paracadute. I primi a protestare sono stati Alberto Priero, uno dei più noti studiosi della “Battaglia di Cassino”, e l’architetto Pietro Rogacien, presidente della Fondazione del Museo Memoriale del 2 ° Corpo polacco e molto attivo nella difesa della memoria dei soldati polacchi che, dopo decine di episodi eroici, presero alla fine la vetta dell’Abbazia di Montecassino ridotta dai bombardamenti degli Alleati a un cumulo di macerie.

E’ stata poi la volta di un lungo post pubblicato il 14 marzo sulla pagina Facebook  dell’App “Montecassino e Linea Gustav”, intitolato “Grotta Foltin, una stele ingiusta”, firmato da Nando Tasciotti, giornalista e saggista, autore di un recente libro, “Montecassino 1944”.

 “Di solito – ha ricordato, tra l’altro, Tasciotti –  queste iniziative in certi settori vengono motivate con la “riconciliazione”. Dopo oltre 70 anni, in realtà, ci sarebbe solo da riconoscere – da parte di chi si attarda – che quella guerra è stata voluta e provocata da regimi infami, e voltar pagina. E’ quel che hanno già fatto da tempo in Germania, con la Legge Fondamentale del 1949; da noi è un capitolo chiuso, con il varo della nostra Costituzione nel ’48. Siamo infatti già da tempo solidamente amici e alleati del popolo tedesco e della Repubblica Federale di Germania

“Gli obiettivi “riconciliatori” dei promotori di quella stele – spiega Tasciotti –  sarebbero sintetizzati da una targa in tre lingue che compare sotto il paracadute: “In Memoria e Monito di tutti i Soldati caduti nel 1944 durante la sanguinosa Battaglia di Cassino e delle Vittime Civili di quella terribile guerra”. “E’ una frase ambigua – commenta lo scrittore – per la sua estensione… ad ampio spettro. E potrebbe anche comparire, allora, tale e quale, per assurdo, anche sotto qualche stele che qualche associazione di reduci marocchini decidesse di venire a sponsorizzare per “riconciliarci” per le “marocchinate”…! 

Se invece si vuol proprio mettere in quel luogo qualcosa di “Memoria e Monito”, osserva Tasciotti – occorrerebbe sforzarsi di dare evidenza simbolica” alla “dicotomia intrinseca” e al “crudele quesito” di cui aveva parlato Irmgard Maria Fellner, vice-ambasciatrice della Repubblica Federale di Germania, nella cerimonia al cimitero militare tedesco a Caira (una frazione di Cassino) il scorso 19 novembre 2017.

In quella occasione la Fellner aveva giustamente parlato di “Un difficile atto di equilibrismo”: “I caduti – si era chiesta, proprio in mezzo a quelle 20 mila tombe di soldati germanici! – sono stati vittime o colpevoli di un regime tedesco criminale, oppure sono stati entrambi? Penso anche alla disperazione che avrà colto alcuni caduti in punto di morte, sopraffatti dal dubbio di aver rappresentato un regime ignobile. Penso anche alla vergogna collettiva di noi tedeschi di fronte alla storia. Sì, è un difficile atto di equilibrismo, soffermarsi vicino alle tombe di questi uomini che hanno dato la loro vita per il loro Paese sapendo, allo stesso tempo, che non possiamo essere orgogliosi di questo sacrificio, anzi che non è ammesso esserne orgogliosi”.

Sono parole di grande sofferenza umana, ideologica, e di straordinaria efficacia democratica. Fanno riflettere tutti”, è stato il commento di Tasciotti. “Sono parole di onestà storica che, ovviamente, anche noi italiani dovremmo saper pronunciare nei confronti dei greci, degli etiopi, dei somali, ecc., di tutti quelli che gli italiani sono andati ad aggredire a casa loro; così come dovrebbero fare tutti quelli che, in ogni parte del mondo, vìolano i diritti universali dell’uomo e dei popoli”.

 

di Cesare Protettì

European Union Internet Referral Unit, due giorni dedicata alla lotta al terrorismo

SICUREZZA di

Il 14 e il 15 marzo 2018, l’European Union Internet Referral Unit (EU IRU), l’Unità di segnalazione di Internet di Europol, ha programmato una due giorni dedicata alla lotta al terrorismo, nello specifico alle forme di propaganda online delle organizzazioni estremiste. Congiuntamente all’agenzia con sede all’Aia, le unità nazionali protagoniste dell’evento sono state Belgio, Francia, Paesi Bassi, Slovenia e Regno Unito. Dopo l’incontro dello scorso 11 gennaio, incentrato sull’utilizzo dei Social Network Sites da parte dei gruppi terroristici, questa volta il focus si è spostato sulla piattaforma software di personal publishing WordPress.com, oltre che su VideoPress, il servizio di hosting video della piattaforma stessa.

L’azione dell’Europol ha individuato oltre 900 articoli di propaganda terroristica, che sono stati dapprima segnalati ai moderatori della piattaforma ed eventualmente rimossi al termine di un’accurata revisione. Il lavoro delle unità speciali impiegate non si è fermato all’identificazione degli items propagandistici. L’analisi qualitativa dei contenuti ha evidenziato una volta di più il massiccio utilizzo delle organizzazioni terroristiche dei mezzi di comunicazione online per promuovere la propria ideologia e raggiungere il maggior numero di persone.

La task force contro la propaganda terroristica online si è focalizzata sui contenuti prodotti dai due principali movimenti sovversivi attivi sul pianeta, vale a dire Isis e Al Qaeda. L’analisi si è soffermata in particolar modo sui diversi video di propaganda presenti sul web, con l’obiettivo di glorificare e supportare le azioni terroristiche.

L’idea finale promossa e sostenuta da Europol è quella di un’operazione collaborativa tra le unità nazionali dell’Unione Europea e le varie piattaforme online per limitare la diffusione di contenuti che promuovono il terrorismo e incitano alla violenza, tenendo presente che la rimozione definitiva dei contenuti è stata un’attività volontaria delle piattaforme coinvolte. Europol ha comunicato che azioni di questa entità per la lotta al terrorismo non rappresenteranno momenti isolati, ma organizzate con una precisa regolarità nei prossimi mesi.

Rohingya: Save the Children, il rischio di epidemie per migliaia di bambini

ASIA PACIFICO di

Il rischio di epidemie minaccia la vita di migliaia di bambini malnutriti con la stagione dei monsoni alle porte. Le piogge monsoniche combinate con il sovraffollamento e gli scarsi servizi nei campi rifugiati del sud del Bangladesh rendono concreto il rischio di diffusione di malattie letali nel campo di Cox’s Bazar. Le Nazioni Unite chiedono 950 milioni di dollari per far fronte ai bisogni dei rifugiati rohingya e delle comunità ospitanti.

Con l’avvicinarsi della stagione dei monsoni [1], nei campi di Cox’s Bazar che ospitano i rifugiati rohingya [2] il rischio di una nuova e devastante crisi sanitaria è altissimo. A denunciarlo è Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, in occasione del lancio di un Piano congiunto di risposta alla crisi con il quale le Nazioni Unite e alcune organizzazioni non governative internazionali chiedono risorse per far fronte ai bisogni dei rifugiati rohingya e della comunità bengalese ospitante [3].

“Un quarto delle toilette e la metà dei pozzi all’interno dei campi verranno danneggiati dalle piogge monsoniche. La combinazione di rifiuti umani straripanti e acque alluvionali è la ricetta per un disastro. Abbiamo già avuto epidemie di morbillo e difterite e ora, con un sovraffollamento estremo, allarmanti livelli di malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni e il monsone alle porte, ci aspettiamo un’altra emergenza sanitaria”, ha dichiarato Myryam Burger, specialista per la salute di Save the Children a Cox’s Bazar.

Sulla base degli attuali livelli di malnutrizione [4] il Piano congiunto avverte che “qualsiasi epidemia porterebbe via rapidamente la vita di migliaia di bambini malnutriti”. Per smaltire i rifiuti umani sono necessari 50.000 latrine e almeno 30 strutture.

“A meno che i lavori di preparazione al monsone non siano intensificati con urgenza, includendo il rafforzamento delle infrastrutture chiave e la ricollocazione delle famiglie maggiormente vulnerabili in aree più sicure, le condizioni meteorologiche in arrivo getteranno Cox’s Bazar nel caos. Vedremo tante case distrutte, strade e insediamenti allagati e ponti frantumati, così come c’è il rischio di frane letali. Un disastro nel disastro, che minaccia la vita di migliaia dei bambini”, ha proseguito Burger.

Il Piano congiunto di risposta include fondi per ampliare i lavori di preparazione al monsone, per assicurare la distribuzione di cibo a centinaia di migliaia di rohingya, per offrire un migliore accesso ai servizi sanitari e per rafforzare i rifugi. “È cruciale che i donatori finanzino completamente il Piano, specie con la stagione delle piogge dietro l’angolo”, ha affermato Burger. “Diversi paesi hanno già donato con generosità, ma la portata dei bisogni è talmente ampia da richiedere questo impegno ancora una volta”.

Con ulteriori fondi aumenterebbe in modo significativo anche il supporto alle comunità ospitanti di Cox’s Bazar, sulle quali l’arrivo di centinaia di migliaia di rohingya ha avuto un impatto pesante, come l’aumento della competizione nel mercato del lavoro, la deforestazione e l’inflazione. Sarebbe invece possibile rafforzare i servizi governativi dedicati alla salute e all’educazione e dei mezzi di sussistenza e lo sviluppo di piccole attività, così come la realizzazione di vivai per la riforestazione.

Il Piano di risposta chiede anche 47 milioni di dollari per l’accesso all’educazione di oltre mezzo milione di bambini rohingya e della comunità ospitante di Cox’s Bazar: sono necessarie almeno 5.000 classi attrezzate con insegnanti qualificati e facilitatori. In situazioni come il passaggio del monsone, le classi rappresentano un luogo vitale per la prevenzione dei disastri [5]. “L’educazione è importante per salvaguardare il futuro dei bambini, ma i centri per l’apprendimento all’interno dei campi sono anche una strada per parlare ai bambini di come restare al sicuro e in salute, di come prepararsi e reagire alla minaccia monsonica, prevenendo tra le altre cose il rischio che le famiglie restino separate” ha spiegato Heather Carroll, specialista per l’educazione di Save the Children. “Solo un quarto dei bambini rohingya in Bangladesh ha attualmente accesso a qualche forma di educazione, mentre quasi metà dei bambini della comunità ospitante di Cox’s Bazar non porta a termine la scuola primaria”.

Save the Children ha oltre 100 centri in cui i bambini hanno accesso a opportunità di apprendimento nella loro lingua madre, il rohingya e ulteriori 86 spazi a misura di bambino, in cui è promosso il benessere psicosociale dei minori. “Questi luoghi offrono ai bambini uno spazio sicuro dove sono protetti da pericoli quali abusi, matrimoni forzati o precoci, lavoro minorile, sfruttamento e traffico di essere umani. E forniscono al nostro staff l’opportunità di individuare quei bambini che hanno bisogno di un supporto extra perché necessitano protezione, sono malati, soffrono di forme di stress o hanno subito traumi” conclude Carroll.

Redazione
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