GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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dicembre 2017

Nome in codice Gladio. La storia e i valori dell’organizzazione Gladio, nel libro di Mirko Crocoli. Uno stralcio di storia italiana, sconosciuto ai più.

BOOKREPORTER di

Visto l’interesse che da sempre European Affairs nutre verso l’intelligence e la difesa,​ non potevamo non cogliere alcune novità editoriali ed alcuni importanti anniversari – appena trascorsi ed ignoti ai più – di sicuro interesse per gli appassionati di questioni strategiche e per gli addetti ai lavori. 

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“Afghanistan; l’esercito afghano, assistito dagli advisor italiani, neutralizza alcuni capi dell’insorgenza locale a Farah”

MEDIO ORIENTE di

Si è conclusa nei giorni scorsi una importante offensiva dell’Esercito afgano contro alcuni capi dell’insorgenza locale presenti nella provincia sud della Regione ovest dell’Afghanistan sotto il controllo del contingente italiano su base Brigata “Sassari”.

Autorevoli fonti locali hanno infatti confermato il successo dell’operazione condotta a guida intelligence che aveva l’obiettivo di disarticolare la catena di comando e controllo dei nemici dell’Afghanistan, avvenuta attraverso l’impiego degli elicotteri in dotazione alle forze armate afgane. L’intervento chirurgico condotto dai militari locali, senza alcun impiego di militari italiani in attività operative cinetiche, ha portato alla neutralizzazione delle forze insorgenti limitando qualsiasi rischio di coinvolgimento del personale civile e conseguendo risultati di grande rilevanza per la sicurezza della città e dell’intera area di Farah.

L’operazione, frutto dell’attività di Train, Advise e Assist (TAA) a favore del 207˚ Corpo d’Armata dell’Esercito afgano ha rappresentato per il contingente italiano – forte della grande esperienza acquisita negli anni e delle capacità professionali specifiche maturate in fase di preparazione della missione – il risultato di anni di lavoro e addestramento svolto in sinergia con le controparti locali, per le quali l’esperienza degli advisor dell’Esercito ha consentito l’innalzamento degli standard operativi.

Altre operazioni continueranno ad essere pianificate e condotte nelle prossime settimane,  con lo scopo di garantire il controllo da parte delle istituzioni locali nelle aree meridionali della regione ovest ed, al contempo, una elevata cornice di sicurezza per la popolazione civile.

Qual’è stato l’evento che vi ha colpito di più nel 2017?

BOOKREPORTER di

In questa puntata di bookreporter le risposte degli ascoltatori al nostro Domandone, ” Qual’è stato l’evento di politica internazionale che ti ha colpito di più nel 2017″, il commento degli eventi in corso, dalla crisi della Corea del Nord all’intifada a Gerusalemme, il cinema di Laura Laportella tra Star Wars e il mondo reale di ieri e di oggi. Buon Ascolto!!!

Raggiunto l’accordo sulla Cooperazione Strutturata Permanente; Al via la costruzione della Difesa Europea

Difesa/EUROPA/SICUREZZA di

Ufficializzata la costruzione della Difesa Comune Europea. Dopo anni di confronti e dibattiti tra i maggiori attori europei, al summit del 14-15 dicembre 2017, si è siglato l’accordo tra i 27 capi di stato e di governo per la cosiddetta Cooperazione Strutturata Permanente(PESCO).  Essa è regolata dal Trattato di Lisbona e consente agli Stati membri, che intendano impegnarsi, di rafforzare la reciproca collaborazione nel settore della politica di sicurezza e di difesa.

La PESCO prevede che gli Stati si impegnino a rispettare delle tappe comuni. Alcuni temi saranno quelli riguardanti gli aumenti dei bilanci, da parte degli stati membri, con cadenza periodica e in tempi reali. Saranno effettuati, probabilmente, corsi di formazione per raggiungere obbiettivi che prevedono di rafforzare la disponibilità e l’interoperabilità delle forze impiegate. Gli Stati si sono anche impegnati in direzione di un programma industriale comune per il settore della difesa, nonché ad approvare entro la prossima primavera la creazione di uno strumento finanziario atto a garantire le coperture della Pesco.

La necessità di assumersi maggiori responsabilità, da parte dei leader dei paesi UE, per la sicurezza dei cittadini europei, è sorta nel corso del 2016. Da quel momento è stato dunque chiesto all’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, di presentare proposte riguardanti anche la Pesco. Nel frattempo quest’ultima, attraverso la strategia globale per la politica estera e di sicurezza, aveva avviato un processo di cooperazione rafforzata in materia di sicurezza e difesa.

Il ruolo dell’Italia all’interno della Pesco è sicuramente di relativa importanza. L’Italia sarà infatti a capo di quatto dei 17 progetti concordati per il 2018. Il primo prevede la creazione di un centro di addestramento per le forze armate europee. Altri due progetti saranno, invece, tesi a sviluppare capacità militari di soccorso in caso di disastri naturali e di sorveglianza e protezione di aree marittime. Il quarto progetto riguarda l’implementazione di prototipi di veicoli per la fanteria leggera.

L’accordo del Consiglio europeo inaugura un processo istituzionale legalmente vincolante verso l’integrazione nell’ambito della sicurezza e difesa. Tale accordo risulta essere importante anche in chiave di relazioni con l’Alleanza Atlantica, un tema centrale nello sviluppo sia dell’UE che della Nato. È bene, inoltre, non dimenticarsi, che un progetto europeo per la Difesa, quale la Pesco, risponde alla necessità di ritrovare quello spirito europeista e rinsaldare la comunità di valori democratici su cui si fonda l’intera Unione Europea.

Irak, la Task Force Praesidium continua il coordinamento della sicurezza della DIga di Mosul

MEDIO ORIENTE/SICUREZZA di

​Prosegue il lavoro di coordinamento tra la Task Force Praesidium e le Forze di Sicurezza Irachene per implementare il sistema di cooperazione integrato messo in atto per garantire la sicurezza della Diga di Mosul e del personale. Attività che nei giorni scorsi, hanno portato alla Diga i vertici di USACE (U.S. Army Corps of Engineer) e del CJFLCC (Combined Joint Force Land Component Command) dell’Operazione Ineherent Resolve. Cinque diverse Forze di Sicurezza che operano sotto il diretto controllo di tre diversi ministeri del Governo di Baghdad e che la Praesidium ha inserito in un sistema che permetta un costante scambio informativo attraverso la standardizzazione delle procedure e lo sviluppo di attività congiunte. In occasione di entrambe le visite è stata ribadita l’importanza strategica della Diga che rappresenta un progetto prioritario per lo sviluppo e la stabilizzazione dell’area.

Apprezzamento per il lavoro svolto dal 3° Reggimento Alpini per implementare la sicurezza dell’infrastruttura è giunto dal Generale David Hill, Comandante della Divisione Transatlantica di USACE, l’Unità che ha il compito di coordinare e gestire i progetti di USACE in Medio Oriente, Asia e Egitto per oltre 8 miliardi di dollari. Nel corso della visita il Generale Hill è stato scortato dalla Praesidium con il concorso del personale del Counter-Terrorism Service. La cornice di sicurezza e la tutela del personale di USACE che opera alla Diga sono state riconosciute come azioni determinanti alla piena operatività degli ingegneri che affiancano la ditta Trevi nei lavori per la messa in sicurezza della struttura.

Il Generale Charles Costanza, Vice Comandante di CJFLCC e responsabile del coordinamento delle Operazioni della Coalizione nel nord dell’Iraq, ha invece riconosciuto il fondamentale lavoro svolto dalla Task Force Italiana per integrare le diverse componenti delle Forze di Sicurezza Irachene in un sistema di controllo che permetta una cornice di sicurezza più ampia, attraverso il coordinamento dei check-point gestiti da Counter-Terrorism Service, National Security Service, Esercito Iracheno,  Polizia Federale e Polizia del Ministero delle Risorse Energetiche.

Dopo un aggiornamento operativo fornito dai membri iracheni del tavolo di lavoro realizzato dalla Praesidium, il generale Costanza ha potuto constatare i controlli effettuati dalle Forze di Sicurezza di Baghdad presso i diversi check-point lungo le strade che conducono alla Diga. In particolare ha assistito al transito di una colonna di camion che scortati dall’Esercito Iracheno e supportati dalla TF Praesidium garantiscono i costanti rifornimenti di materiali per i lavori alla Diga. Nell’occasione il Gen. Costanza ha sottolineando l’importanza del lavoro svolto per costruire un sistema integrato che offra all’intera area, standard di sicurezza elevatissimi per la tutela della Diga e delle migliaia di persone che vi operano, mantenendo nel contempo un costruttivo rapporto di collaborazione sia con le Unità Irachene che Curde.

L’Italia rinnova il suo impegno per la ANDSF in Afghanistan

MEDIO ORIENTE/SICUREZZA di

L’Italia ha rinnovato il suo sostegno alle forze di sicurezza per la lotta al terrorismo e la stabilizzazione dell’Afghanistan. Al termine delle procedure interne ha erogato anche per il 2017 il suo contributo che ammonta a 120 milioni di euro, dei quali 72 sono destinati al fondo fiduciario NATO per l’esercito (ANA Trust Fund) e i restanti 48 riservati al fondo LOFTA (Law and Order Trust Fund for Afghanistan) gestito dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) a supporto della polizia.

I fondi stanziati saranno impiegati oltre che nell’addestramento del personale di sicurezza nell’ambito della missione NATO “Resolute Support”, anche nell’acquisto di vaccini, medicine e apparati necessari per far fronte alla problematica degli IED, gli ordigni esplosivi improvvisati.

L’Ambasciatore d’Italia a Kabul, Roberto Cantone, ha affermato che “L’Italia è al fianco del governo afghano e sostiene le iniziative per la riconciliazione nazionale. In tale contesto, è altresì cruciale continuare a rafforzare le capacità operative dell’esercito e dalla polizia afghani a cui vanno riconosciuti grande impegno e coraggio”. L’Ambasciatore ha anche sottolineato che tra le iniziative finanziate dallo stato italiano è anche presente la realizzazione di una cittadella della polizia per le donne, di cui si auspica una più attiva partecipazione alla vita del paese.

 

Firmato l’accordo “DAI”: Sinergia tra Difesa, Accademia e Industria

Difesa di

Il 20 dicembre 2017 è stato firmato l’accordo Difesa-Accademia-Industria(DAI). Il tutto è avvenuto presso la Sala del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

Ad ufficializzare l’accordo, vi erano; il  Generale Arturo Nitti, per lo Stato Maggiore Difesa, il Rettore dell’Università “Tor Vergata”, Giuseppe Novelli, il Dott. Vincenzo Scotti e l’ Ing. Giorgio Mosca, in rappresentanza rispettivamente dell’Università “Link Campus” e della società “Leonardo”.

In che consiste l’accordo “DAI”? . L’accordo è un tassello fondamentale del processo di attuazione del “libro Bianco”,  all’interno del quale è esplicitato che uno dei fattori di successo per la strategia nazionale di sicurezza e difesa, è la forte interrelazione tra la Difesa e l’industria, coinvolgendo anche il mondo universitario. Il suo obbiettivo è dunque quello di sviluppare il concetto del “duplice uso”. Questo vuol dire che, attraverso un costante scambio di informazioni e idee, si vuole arrivare a sfruttare  le capacità della Difesa, anche per scopi non prettamente militari. Parallelamente, si prevede l’utilizzo di professionalità e competenze civili in supporto alle attività dell’apparato militare. L’Accordo “DAI” rappresenta un progetto pilota, da cui partire per poter definire i presupposti per un futuro Protocollo d’Intesa interministeriale, che favorisca una crescente cooperazione, intellettuale e multidimensionale, finalizzata anche ad una maggiore ottimizzazione delle risorse del bilancio pubblico.

Nel suo intervento, il generale Nitti ha evidenziato quanto sia divenuta fondamentale una proficua relazione tra pubblico e privato.  “La Difesa, è chiamata sempre più spesso a interventi di natura multidisciplinare e multidimensionale, con una sempre maggiore interazione tra pubblico e privato. Pertanto, è necessario saper mettere a disposizione le proprie capacità nelle maniera più efficace anche per scopi non prettamente militari, così come essere consapevoli di come ricercare e impiegare proficuamente professionalità del campo accademico e industriale per il perseguimento dei propri obiettivi istituzionali”. “Per questi motivi, conclude Nitti, l’Accordo ‘DAI’ è di particolare rilevanza e non ha precedenti per portata e finalità”.

Giorgio Mosca, Responsabile Strategie e Tecnologie della Divisione Security & Information Systems di Leonardo, ha rimarcato le potenzialità che derivano da questo accordo, affermando che: “La complessità e l’evoluzione del contesto tecnologico globale e la necessità di massimizzare gli investimenti del Paese sulle nuove tecnologie richiedono forme di collaborazione innovative che garantiscano di applicare, in modo interoperabile e sinergico, le migliori soluzioni a problemi simili. Come principale azienda nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza a livello nazionale, Leonardo è fortemente impegnata nello sviluppo di tecnologie e capacità duali, che possano supportare sia lo Strumento Militare che la Sicurezza e la Resilienza nazionali. Questo tavolo istituzionale pubblico-privato può certamente facilitare il raggiungimento dell’obiettivo”.

Infine, nel suo intervento,  il Presidente dell’University Link Campus, Vincenzo Scotti, ha sottolineato che; “la Link Campus University è particolarmente interessata, non da oggi, a consolidare i suoi rapporti con lo Stato Maggiore della Difesa. L’accordo DAI si colloca nel quadro, sempre più necessario, di una sinergia tra tutti i soggetti istituzionalmente chiamati a costruire una cultura globale della sicurezza. L’alta formazione, soprattutto nel mondo in cui viviamo, è un tassello fondamentale di una strategia che deve coinvolgere i diversi attori e mettere a fattor comune esperienze, competenze e professionalità”.

Ministro Pinotti: “Dimezzare il contingente in Iraq, aumentare l’impegno in Africa”

Difesa di

L’Italia invierà circa 500 soldati per una missione in Niger. Non si tratterà di un nuovo dispiegamento di forze militari, bensì, come ha dichiarato il ministro della Difesa Roberta Pinotti, verrà attuato un ricollocamento di una parte dei soldati impegnati in Iraq nella missione di contrasto all’Isis.  Questa decisione deriva dalla recente sconfitta di Daesh in Iraq e in Siria. Sicuramente non si può affermare  di aver debellato la minaccia terroristica derivante dall’ Isis, tuttavia, lo Stato Islamico, inteso nei termini della sanguinosa occupazione in Medio Oriente, durata quasi tre anni, e che aveva costituito un vero e proprio stato, oggi, non esiste più.

In un intervista rilasciata il 17 dicembre 2017, al quotidiano “La Repubblica”, il ministro Pinotti, esterna la propria soddisfazione per il lavoro svolto nel territorio del Medio Oriente. “l’Isis è stato sconfitto in Siria e in Iraq, Paese dove il nostro impegno è stato forte con circa 1.500 militari. Andremo a dimezzare la nostra presenza, riducendo il contingente che coopera nei pressi della diga di Mosul”. Il principio è che la Difesa deve intervenire su minacce che riguardano il paese e credo che sia importante una ricollocazione delle missioni che vada a prevenire gli effetti più diretti nell’area che chiamiamo il ‘Mediterraneo allargato’. L’operazione in Niger è frutto di questa strategia, come lo sono la missione in Libano e quella per il contrasto dell’Isis in Iraq”.  Il ministro parla anche della riduzione in Afghanistan e della missione in Niger.

L’annuncio della missione in Niger è arrivato al termine del G5 Sahel, un incontro che si è tenuto a Parigi tra i capi di stato e di governo di Italia, Francia, Germania e quelli dei cinque paesi del Sahel, la nuova coalizione sostenuta dall’Onu, formata da Burkina Faso, Chad, Mauri, Mauritana e Niger.  I militari italiani all’inizio opereranno con quelli francesi, in una zona in cui è forte la presenza di miliziani e contrabbandieri.  L’obbiettivo non sarà solo quello di addestrare, bensì il contingente italiano dispiegato in quella zona si occuperà della stabilizzazione del territorio e di contrastare il traffico clandestino dei migranti verso la Libia. Più in generale la nuova coalizione Sahel, sarà fondamentale per la stabilità del mediterraneo e per contrastare i flussi irregolari gestiti dai trafficanti di esseri umani, oltre che la costante minaccia terroristica. Tale missione a detta della Pinotti rappresenta “il primo sviluppo di una concreta strategia di Difesa europea, soprattutto perché per l’Europa di oggi e per quella del futuro “l’Africa rappresenta una sfida fondamentale”

Per quanto riguarda l’Afghanistan il ministro Pinotti, sempre nell’intervista rilasciata a Repubblica, ha dichiarato che, seppur verrà ridotto, il comando presente resterà attivo; “Bisogna premettere che da anni l’Italia ha preso la guida del Prt, ossia del centro che coordina la ricostruzione, di tutta l’area sud occidentale. Non possiamo abbandonarlo perché sarebbe una dimostrazione di scarsa responsabilità. Quindi continueremo a tenere quel comando ma abbiamo chiesto agli alleati di integrare i nostri soldati con unità di altre nazioni, in modo da ridurre i 900 militari presenti ora”

La liberazione della città di Mosul dallo Stato Islamico è arrivata lo scorso mese di luglio, da quel momento il contingente ha operato per ristabilire la sicurezza nella zona dopo quasi 3 anni di occupazione. Qui, il contingente italiano si occupa di garantire la sicurezza della diga dal punto di vista ambientale, inoltre nell’ambito della missione Resolute Support conduce costantemente attività di addestramento nei confronti  dei militari iracheni, specialmente dell’unità anti-terrorismo.

 

Il  Trans Adriatic Pipeline vince le grandi potenze ma si blocca sugli ulivi pugliesi

ECONOMIA di

Non si ferma la polemica sull’approdo italiano del gasdotto TAP che in Puglia infiamma la protesta dei residenti e degli ambientalisti. Un opera che con i suoi 870 kilometri di lunghezza ha vinto contro i progetti di Mosca e dell’Europea Stessa, Il Nabucco e il SoutStream, ma si è arenata sulle coste italiane.

Il grande risiko dei gasdotti inizia nei primi anni del XXI secolo  quando la politica di sicurezza energetica dell’Europea  necessità di creare rotte alternative al più grande fornitore di gas per le nazioni comunitarie, la Russia.

Tre  i progetti presentati in quegli anni, Il Nabucco che partendo dall’Azerbaijan, avrebbe dovuto passare attraverso la Turchia, superare lo stretto dei Dardanelli e poi dirigersi attraverso i Balcani fino a Baumgarten in Austria, l’hub, lo snodo dove arriva anche il gas proveniente dall’Ucraina, secondo nella lista il Soth Stream e terzo il Trans Adriatic Pipeline.

Per il South Stream la vita del progetto fu molto breve, in contrasto con il Nabucco che percorreva la setssa direttrice fu eliminato quasi subito.

La cordata di multinazionali che sponsorizzava il  Nabucco erano la turca Botas, la bulgara Beh, l’ungherese Fgsz, l’austriaca Omv ed la rumena Transgaz. Nel TAP invece sono coinvolti  gli svizzeri di Axpo, i norvegesi di Statoil i tedeschi di E.On, la BP inglese, l’azera Socar e la francese Total.

Il  South Stream invece vedeva  la presenza di Eni, dei russi di Gazprom, della francese Edf e dei tedeschi di Wintershall.

Il Nabucco e il South Stream entrarono immediatamente in collisione, il primo sponsorizzato dagli Stati  Uniti il secondo progettato da Mosca per realizzare una via alternativa che non passasse attraverso l’Ucraina e le nazioni non gradite come la Romania, la Polonia e la Moldova.

Il primo, il Nabucco,  doveva portare il gas naturale del mar Caspio attraverso il Caucaso e la Turchia fino all’Austria da Azerbaijan, Turkmenistan, Kazakhstan, Uzbekistan, Iran, Iraq, Egitto e cosi via. Molto interessante per l’Unione Europea e sostenuto dalla commissione europea  proprio perché il progetto nasceva da partner europei e diversificava molto le fonti di approvvigionamento, una valida alternativa al fornitore Russo.

All’inizio era sostenuto dalla Commissione UE, perché il progetto era europeo e assicurava una buona diversificazione delle fonti. Piaceva anche a Washington, come alternativa al South Stream, perché escludeva le fonti russe.

Il progetto SoutStream proposto da Mosca doveva avere una conduttura dalla portata di 63 miliardi di metri cubi di gas, compartecipata dal monopolista russo Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, dalla greca DEPA e dagli enti energetici nazionali di Montenegro, Slovenia, Serbia e Macedonia.

Mentre Il progetto Nabucco e il Southstream chiudevano la loro stagione di visibilità con il fallimento il terzo progetto quello della Trans Adriatic Pipeline,  il gasdotto di 870 km con l’unica fonte  il gas naturale dall’Azerbaijan, prendeva forma e riusciva ad arrivare alla fase di realizzazione.

Tanti gli scontenti di questa decisione a partire da Mosca che ha visto svanire l’opportunità di mettere al sicuro le forniture di Gas all’Europa evitando i paesi critici, Gli stati Uniti che si sono ritirati con l’unica soddisfazione di non aver visto Putin mettere a segno la sua politica energetica.

In questa guerra in effetti non ha vinto nessuno, perché il progetto che è in fase di realizzazione non è sicuramente il migliore per alcuni motivi che sembrano evidenti l’unico fornitore, l’Azeirbaijan, la mancanza di aziende italiane del consorzio, come abbiamo visto l’ENI aveva puntato su uno dei cavalli perdenti e solo per ultimi anche se non meno importanti i vincoli ambientali di un approdo che non è stato condiviso con le amministrazioni locali.

Il gasdotto è il risultato di una fallimentare politica energetica che l’Italia sta portando avanti ormai da alcuni decenni, tesa al de potenziamento delle aziende italiane del settore e grazie alla loro privatizzazione la sempre maggiore dipendenza da interessi internazionali, le soluzioni più innovative o che avrebbero rappresentato una maggiore sicurezza di approvvigionamento della soluzione SoutStream non hanno avuto il supporto necessario per prendere vita.

 

 

 

 

 

Bookreporter ospita Padre Mussie, l’ultima speranza dei migranti

BOOKREPORTER di

In questa puntata di Bookreporter parliamo di Eritrea e dei flussi migratori con padre Mussie Zerai, prete cattolico e attivista eritreo impegnato in azioni per salvare i migranti nel Mediterraneo durante la crisi europea dei migranti. È il fondatore e il presidente dell’agenzia Habeshia (con sede a Roma), e nel 2015 è stato nominato per il Nobel per la pace.

Dopo la morte prematura di sua madre, Zerai è stato allevato dalla nonna insieme a sette fratelli. Il padre, che era stato arrestato temporaneamente dalla polizia segreta, aveva lasciato il paese per cercare rifugio in Italia. All’età di 14 anni, anche Mussie fuggì in Italia, dove chiese asilo politico ed ottenne un permesso di soggiorno.

Tra musica e riflessioni  Alessandro Conte e Laura Sacher commentano le news di politica internazionale più importanti della settimana.
Buon Ascolto!

Redazione
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