La Russia nel mirino degli U.S.A.: inserite nella “lista nera” americana nuove società di intelligence russe.

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Al fine di monitorare i movimenti sovietici, lo scorso 28 ottobre il Dipartimento di Stato Americano ha fornito nuove linee guida per la gestione del problema legato alle società di intelligence russe inserite nella “lista sanzionatoria” americana.

Tra le disposizioni previste dalle sanzioni statunitensi, a cui al momento sarebbero sottoposte 36 società russe, la “limitazione delle transazioni commerciali tra USA e Russia”, motivo alla base del aggravamento delle relazioni con quest’ultima.

Obiettivi e le nuove aziende colpite dalla lista sanzionatoria americana

La versione aggiornata della nuova lista, rilasciata il 27 ottobre scorso, ha raccolto numerose critiche. Le più aspre, sicuramente, quelle dei membri del Congresso, i quali hanno accusato la Casa Bianca di non aver rispettato la scadenza prefissata al 1 ottobre 2017. Obiettivo principale della legge, firmata ad agosto dall’attuale presidente americano Donald Trump e approvata a maggioranza dal Congresso, quello di “punire la Russia  per l’intromissione nelle elezioni presidenziali verificatesi lo scorso anno negli Stati Uniti”.

Tra le new entry della lista le più note aziende produttrici di armamenti militari: Rosoboroneksport, Almaz-Antey (missili), la United Shipbuilding Corporation (grande società di costruzione navale), Sukhoi e Tupolev (aeromobili) e Rostec (società di holding tecnologico).

Secondo il rapporto dell’ Istituto internazionale di studi per i problemi della pace di Stoccolma ( SIPRI), al secondo posto dopo gli USA, i quali detengono il primato con il 33%, la Russia.

Come ha specificato il Congresso Americano, “la Russia sarebbe sottoposta non a limitazione, ma ad una regolamentazione nella vendita, ed esportazione, di proprie armi”. L’obiettivo americano sarebbe infatti quello di collaborare con gli alleati, rafforzandone le capacità militari ed esulandoli da eventuali sanzioni”. A riprova di ciò il coinvolgimento di alcuni alleati americani, i quali avrebbero manifestato l’intenzione di voler acquistare armi russe, espressa anche da Turchia e Arabia Saudita.

Incluse nella “lista nera”, oltre alle aziende di carattere bellico, anche FSB e GRU, due delle principali agenzie di intelligence e sicurezza russe, già accusate di “intromissione nella campagna elettorale americana” durante la presidenza Obama, e nuovamente inserite nell’elenco.

La nuova lista “guida per aziende ed individui che vedranno entrare in vigore le sanzioni il 29 gennaio 2018, autorizza i funzionari governativi americani a punire individui e società coinvolte in trattative con persone e aziende presenti nell’elenco”. Inizialmente accettate da Mosca, le modifiche proposte non hanno incontrato il benestare del Parlamento russo, il quale le ha definite “dannose per la cooperazione politica della Russia con Washington in Siria, dove entrambe sono state impegnate in campagne contro militanti dello Stato Islamico”.

L’atteggiamento Americano

Mentre Trump ha più volte parteggiato per l’adozione di un atteggiamento conciliante nei confronti di Mosca, incontrando il volere del Cremlino, l’FBI americana, a seguito di indagini, ha avanzato sospetti in merito a possibili rapporti tra funzionari russi e l’attuale presidente americano.

Le reazioni, da entrambe le parti, sono state immediate: Mosca e Washington hanno espulso diplomatici e gli U.S.A. hanno chiuso il consolato di San Francisco in Russia.

Il fatto che Trump abbia più volte assunto un atteggiamento ostile nei confronti dell’approvazione della legge sulle sanzioni lo hanno confermato John McCain (repubblicano) e Ben Cardin (democratico), entrambi ostili alla Russia e favorevoli alla lista, considerata “un buon primo passo per implementare una legislazione seppur discussa dal Congresso, molto complessa”.

Nonostante i ritardi e la riluttanza nell’applicare la legge continuino, il Congresso ha ribadito il proprio intento: “sanzionare il comportamento della Russia non soltanto nei confronti della crisi scoppiata nella parte orientale dell’Ucraina, ma anche in merito agli attacchi cybernetici messi in atto ai danni del sistema di sicurezza nazionale americana e alle violazioni dei diritti umani”

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