Festival della diplomazia:Migrazioni tra geopolitica e sicurezza

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“ Tema fluido in una società liquida”, inizia cosi la conferenza su uno dei temi più scottanti di questi ultimi anni, ovvero l’emigrazione con le sue cause e conseguenze; dichiarazione spontanea eppure ben articolata da parte della professoressa di Geopolitica Maria Paola Pagnini, esperta su tale tematica anche per esperienza diretta (ha più volte affermato di aver conosciuto e visitato i territori oggetto della discussione).

La fluidità, secondo la dottoressa, risiede nell’impossibilità di poter affrontare tale fenomeno da un semplice punto di vista ( per questo gli invitati sono molteplici e di differenti cariche dal generale all’ambasciatore, dal giornalista allo scrittore), poiché essendo un materiale fluido ricopre ed investe numerose tematiche da quella geo-politica a quella sociale ed antropologica.

Una società liquida, in quanto in perenne mutamento, in una fase così complessa e articolata come quella odierna, ove le tecnologie hanno portato ad un’accelerazione della comunicazione ma non allo stesso modo della comprensione.

Ed è proprio la comprensione, una delle tematiche principali esposte dal docente di Geopolitica Michel Korinman, il quale mette in luce la difficoltà di comunicazione tra il mondo democratico europeo ed il mondo d’origine delle migrazioni, in particolare l’Africa sub-sahariana: popolazioni di origine tribale che da secoli hanno conosciuto un sistema violento e corrotto e che vedono nelle migrazioni solamente una potenza economica sulla quale investire “ Hanno tentato di risollevarsi da un’ economia non funzionante grazie alla migrazione considerata da loro come una vera e propria industria e commercio ove il trasporto umano ed il traffico di questo stesso coabitano insieme, dove la vera ricchezza è entrata in possesso delle attività criminali che dispongono di queste vite e le utilizzano come merce di scambio”. Il professore riporta anche le ultime direttive del presidente Macron, il quale intende stringere ancora di più la sorveglianza data da un sistema identificativo ampliato (hotspot); provvedimento visto dal docente come giusto, ma non bastevole ai fini di una legalità ormai totalmente sommersa dalla criminalità, la quale riesce sempre e comunque a divincolarsi da tali sistemi.

Una possibile soluzione, prosegue, potrebbe risiedere solamente nel dialogo e nella discussione al fine di comprendere e dare delle vere risposte:

“Utilizzando un interlocutore in più che sia interno al sistema africano e che dunque possa fare da intermediario fra noi ed il loro governo al fine di ottenere qualche risultato migliore”.

La legalità è una delle tematiche affrontate dal generale della Aeronautica Militare Pasquale Preziosa . Punto focale del suo intervento è il controllo geo-politico, poiché “ha un ruolo fondamentale e senza questo non vi è sicurezza e senza quest’ultima non vi può essere alcun sviluppo” afferma deciso.

Il motivo delle migrazioni, continua, è per la maggioranza, di fattore essenzialmente economico, e la loro integrazione, dato il loro continuo aumento (si stima una nascita di 4,5 figli per donna africana), rende difficile il controllo e dunque la sicurezza: “Uso spesso l’idea di paragonare L’Italia ad una nave che ha un numero limitato di posti e passeggeri, per evitare che la nave affondi, è necessario rafforzare lo scafo per questo l’Europa e la politica estera devono essere di supporto”.

Politica estera magistralmente affrontata dal direttore della Middle-East Faculty del “Nato Defense College” Colonnello Filippo Bonsignore, per il quale problema di sicurezza coincide con quello del terrorismo e “di reclutamento all’interno dei rifugi stessi”.

La Nato, da sempre deputata alla sicurezza, ha mostrato preoccupazione per le situazioni politiche intrinseche (come il caso della Grecia e della Turchia) e, dal crollo del muro di Berlino, ha intensificato le sue attività militari.

In una condizione economica europea d’allora sino ad oggi sempre più vacillante, non è facile comprendere dove porre e come affrontare il problema della migrazione, sebbene vi sia un impegno attraverso “l’operazione Sofia” nata nel 2016, al fine di poter captare delle informazioni utili per limitare intromissioni clandestine.

Il direttore, dichiarando che i suoi pensieri sono strettamente personali e non legati alla sua posizione di rappresentanza, afferma che la Nato stessa sta impiegando poche risorse ( circa l’1 %) per missioni pacifiche in Etiopia per il supporto africano: “ Missioni che certamente dovrebbero essere estese territorialmente” conclude.

Parla per esperienza diretta il giornalista di “La Repubblica” Vincenzo Nigro: “Ho conosciuto di persona queste popolazioni ed ho cercato di analizzare il fenomeno sul territorio da Agadez sino al Nord del Niger, il flusso migratorio non è più solo un’emergenza, ma anche una problema a cui il governo deve dare una risposta”. Per questo, prosegue, è necessario attenersi ai dati: le percentuali dal 1950 ad oggi non hanno conosciuto un vero e proprio incremento (oscillano sempre intorno al 3 %) la problematica risiede nel forte flusso dato da intervalli di tempo sempre più vicini fra loro e dalla popolazione mondiale in forte crescita. Tale flusso rende sempre più difficile il controllo e l’afflusso del commercio degli schiavi, oltre che quello di droga ed armi.

Le misure restrittive proposte dal Premier Gentiloni e dal Ministro degli Interni Minniti “hanno come unica funzione quella del tamponamento che ha una finalità del tutto effimera e non reggerà senza l’intervento degli altri capi europei”.

Intervento europeo e coesione sono senz’altro temi centrali di questa conferenza, per salvaguardare un’ Italia che “costruisce ponti, non muri”. Eppure, qualcosa non ha funzionato e spesso è proprio l’unità europea a mettersi in discussione e a dimostrare evidenti debolezze, come mostra il professor Alfonso Giordano, il quale mette in discussione il rapporto tra stabilità e sicurezza, tra la “libera circolazione” e la “gestione della frontiera”, ove il problema di controllo non si rivela solo all’esterno, ma anche all’interno: “L’Europa sta conoscendo un grave momento di crisi, dagli anni ’70 ha subito un arresto economico, il vero problema non risiede nel 3% della popolazione mondiale che emigra, ma nostra che manchiamo di una gestione interna stabile”.

Esperto conoscitore delle popolazioni coinvolte nel flusso migratorio è lo scrittore Salvatore Dimaggio, il quale con il suo romanzo “La riva invisibile del mare” evidenzia: “la fortissima componente criminale si rivela, la maggior parte delle volte, più lungimirante dei governi”.

“Nel mondo attuale, un uomo viene venduto in Africa come schiavo per circa novanta dollari” denuncia Dimaggio, proseguendo nella descrizione di questi uomini affranti da estenuanti sfruttamenti e viaggi che hanno come unico desiderio quello di accumulare le “rimesse” ovvero soldi da mandare alle loro famiglie che si rilevano gli aiuti più importanti “di quelli che un governo assente non riesce a dare”.

Ultimo intervento è quello dell’ambasciatore Giovanni Polizzi: “La voce della diplomazia”, come lo definisce la professoressa Pagnini, che illustra tali problematiche proponendo risposte spesso tralasciate dalla maggioranza dei media:“Dire “aiutiamoli a casa loro” è una vera insensatezza, poichè sarebbe complesso comprendere a chi devolvere una somma di denaro di cui non si è sicuri di disporre. Una possibile soluzione si potrebbe intravedere nel libero scambio”.

Parole amare infine per l’Unione Europea “I paesi non si alleano per una visione comune ma per il convincimento di potersi rafforzare al fine di avere una supremazia o per un nemico comune, una volta raggiunti questi obiettivi, l’alleanza si disgrega”.

Parole che fanno riflettere quelle pronunciate all’interno di questa conferenza che si pone come anello essenziale della catena del Festival Della diplomazia, in cui sono state poste, in modo sapiente, tante domande ed ipotesi, lasciando al governo la possibilità di poter dare delle risposte.

 

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