GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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ottobre 2017

Mogherini al convegno IAI su Difesa Europea, “Finanziare, sostenere, agire”

SICUREZZA di

L’Istituto d’Affari Internazionali ha ospitato l’Alto Rappresentante Federica Mogherini ed il ministro della difesa Roberta Pinotti: un duetto femminile di cui l’Italia e l’Europea ne possono andare solo che fiere; dibattito moderato dall’inviato del Corriere della Sera Paolo Valentino. La protagonista è stata la difesa, argomento al giorno d’oggi al centro dei dibattiti politici e che nel processo d’integrazione europea ha spiccato per l’importanza attribuitale e le conseguenti misure adottate.

Innanzitutto perché affrontiamo la difesa europea e perché proprio oggi?

La prima a rispondere è Federica Mogherini che fa notare che la nuova strategia d’azione era stata presentata prima della Brexit, così come le misure sul lavoro sono state adottate nel settembre scorso, quando Trump ancora non era salito sulla scena, eventi questi che hanno senza dubbio sensibilizzato non solo gli attori istituzionali ma anche il pubblico da cui è partita la richiesta di una maggior difesa, spostando l’attenzione dalle misure economiche e politiche a quelle di difesa che non sono state quasi mai ai primi posti. È la minaccia a far risvegliare gli animi collaborativi, soprattutto quando gli strumenti nazionali non sono sufficienti. L’Alto Rappresentante continua con il tema della spesa, citando l’UE come l’organizzazione al secondo posto del bilancio economico, in cui l’Italia occupa una buona posizione.. allora il problema dove sorge? Bisogna analizzare il come questa spesa è distribuita, o meglio i singoli contributi dei paesi e da qui si noterà una forte frammentazione e disparità delle realtà economiche, dovuta anche all’assenza di efficaci economie di scala.

“Finanziare, sostenere, agire” sono questi i passi da seguire per condurre giuste linee politiche che cerchino di raggiungere obiettivi comuni, anche se a velocità diverse, date le differenze che accomunano ciascun membro. Secondo il ministro Pinotti, si può finalmente parlare di successo nel campo della difesa italiana ed europea: la collaborazione con la NATO, di cui promotrice principale la Mogherini stessa, i vertici straordinari organizzati proprio per la discussione di nuove misure da adottare, così come la nota espressione del ministro nell’agosto 2016 dello “Schengen della difesa” per la promozione di nuove collaborazioni e piani d’azioni di difesa fra gli Stati; non per ultimo l’incontro del Consiglio europeo per il progetto Pesco (cooperazione strutturata permanente),  ne sono la dimostrazione vivente. Viene poi citato l’innovativo piano strutturale di confronto e raccorto fra il bilancio europeo e quello nazione degli Stati membri, per raggiungere una maggiore coerenza e diminuire la frammentazione di cui sopra; “il libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa” è stato il punto di partenza ed ora il lavoro delle forze armate, sia a livello locale che non, è di gran lunga migliorato. Ciò nonostante la macchina europea per entrambe le ospiti non si può nè deve arrestarsi, ma può soltanto che aumentare di velocità ora che sembra aver preso la giusta direzione.

La Russia nel mirino degli U.S.A.: inserite nella “lista nera” americana nuove società di intelligence russe.

SICUREZZA di

Al fine di monitorare i movimenti sovietici, lo scorso 28 ottobre il Dipartimento di Stato Americano ha fornito nuove linee guida per la gestione del problema legato alle società di intelligence russe inserite nella “lista sanzionatoria” americana.

Tra le disposizioni previste dalle sanzioni statunitensi, a cui al momento sarebbero sottoposte 36 società russe, la “limitazione delle transazioni commerciali tra USA e Russia”, motivo alla base del aggravamento delle relazioni con quest’ultima.

Obiettivi e le nuove aziende colpite dalla lista sanzionatoria americana

La versione aggiornata della nuova lista, rilasciata il 27 ottobre scorso, ha raccolto numerose critiche. Le più aspre, sicuramente, quelle dei membri del Congresso, i quali hanno accusato la Casa Bianca di non aver rispettato la scadenza prefissata al 1 ottobre 2017. Obiettivo principale della legge, firmata ad agosto dall’attuale presidente americano Donald Trump e approvata a maggioranza dal Congresso, quello di “punire la Russia  per l’intromissione nelle elezioni presidenziali verificatesi lo scorso anno negli Stati Uniti”.

Tra le new entry della lista le più note aziende produttrici di armamenti militari: Rosoboroneksport, Almaz-Antey (missili), la United Shipbuilding Corporation (grande società di costruzione navale), Sukhoi e Tupolev (aeromobili) e Rostec (società di holding tecnologico).

Secondo il rapporto dell’ Istituto internazionale di studi per i problemi della pace di Stoccolma ( SIPRI), al secondo posto dopo gli USA, i quali detengono il primato con il 33%, la Russia.

Come ha specificato il Congresso Americano, “la Russia sarebbe sottoposta non a limitazione, ma ad una regolamentazione nella vendita, ed esportazione, di proprie armi”. L’obiettivo americano sarebbe infatti quello di collaborare con gli alleati, rafforzandone le capacità militari ed esulandoli da eventuali sanzioni”. A riprova di ciò il coinvolgimento di alcuni alleati americani, i quali avrebbero manifestato l’intenzione di voler acquistare armi russe, espressa anche da Turchia e Arabia Saudita.

Incluse nella “lista nera”, oltre alle aziende di carattere bellico, anche FSB e GRU, due delle principali agenzie di intelligence e sicurezza russe, già accusate di “intromissione nella campagna elettorale americana” durante la presidenza Obama, e nuovamente inserite nell’elenco.

La nuova lista “guida per aziende ed individui che vedranno entrare in vigore le sanzioni il 29 gennaio 2018, autorizza i funzionari governativi americani a punire individui e società coinvolte in trattative con persone e aziende presenti nell’elenco”. Inizialmente accettate da Mosca, le modifiche proposte non hanno incontrato il benestare del Parlamento russo, il quale le ha definite “dannose per la cooperazione politica della Russia con Washington in Siria, dove entrambe sono state impegnate in campagne contro militanti dello Stato Islamico”.

L’atteggiamento Americano

Mentre Trump ha più volte parteggiato per l’adozione di un atteggiamento conciliante nei confronti di Mosca, incontrando il volere del Cremlino, l’FBI americana, a seguito di indagini, ha avanzato sospetti in merito a possibili rapporti tra funzionari russi e l’attuale presidente americano.

Le reazioni, da entrambe le parti, sono state immediate: Mosca e Washington hanno espulso diplomatici e gli U.S.A. hanno chiuso il consolato di San Francisco in Russia.

Il fatto che Trump abbia più volte assunto un atteggiamento ostile nei confronti dell’approvazione della legge sulle sanzioni lo hanno confermato John McCain (repubblicano) e Ben Cardin (democratico), entrambi ostili alla Russia e favorevoli alla lista, considerata “un buon primo passo per implementare una legislazione seppur discussa dal Congresso, molto complessa”.

Nonostante i ritardi e la riluttanza nell’applicare la legge continuino, il Congresso ha ribadito il proprio intento: “sanzionare il comportamento della Russia non soltanto nei confronti della crisi scoppiata nella parte orientale dell’Ucraina, ma anche in merito agli attacchi cybernetici messi in atto ai danni del sistema di sicurezza nazionale americana e alle violazioni dei diritti umani”

Guada Closures Group si espande con una nuova unità di ricerca e sviluppo

ECONOMIA di

La multinazionale italiana Guada Closures Group ha recentemente annunciato al Technoport di Foetz, in Lussembrugo, la creazione di una nuova unità di ricerca e sviluppo per la creazione di nuovi materiali da applicare all’industria dell’imballaggio.

La Guada Closures Group è una multinazionale leader nella produzione di chiusure in alluminio e “non-refillable”. Nacque come piccola fabbrica di tappi a corona ad Alessandria ed oggi vanta una produzione annuale di 14 miliardi di unità, risultato ottenuto in particolare grazie alla produzione di capsule anti-contraffazione per bottiglie.

Durante l’evento è stato inaugurato il nuovo centro di ricerca e sviluppo nel settore degli imballaggi e il CEO, Marco Giovannini, non ha perso l’occasione per mettere alla prova e pubblicizzare alcuni dei prodotti della multinazionale. Prima tra tutti la stampante 3D per la riproduzione di ingranaggi usurati nella catena di produzione. Il CEO ha anche illustrato come l’utilizzo dell’energia elettromagnetica si presta, grazie alle nuove tecnologie, come mezzo adeguato a modellare chiusure in alluminio, acciaio e rame destinate al progetto “Flex Cap”, realizzato con linee produttive di altissima gamma.

A non passare inosservato agli occhi della stampa è stato il prodotto “Smart Cap”, un sistema di geo-localizzazione per le bottiglie. Attraverso l’introduzione di un chip elettronico nelle capsule di chiusura infatti sarà possibile trasmettere un segnale ogni volta che una bottiglia verrà aperta. Di conseguenza permetterà di riscuotere le relative accise sostituendo le fascette cartacee.

I prodotti Guada Closures hanno avuto modo di essere apprezzati a tal punto da sollevare l’interesse del paese che ha ospitato la Technoport. Il ministro delle finanze del Lussemburgo, Pierre Gramenga ha infatti espresso l’intenzione di voler attirare sul proprio territorio industrie ad alta specializzazione.  Questa opportunità permetterebbe l’interazione tra l’Università di Lussemburgo e i centri di ricerca collegati. Questo investimento è in linea con l’indirizzo che sta portando avanti il Governo di Xavier Bettel sulla base del “rapporto Rifkin” della terza rivoluzione industriale. Infatti permette la diversificazione della produzione economica e rientra nella stessa ottica dei finanziamenti che il Governo lussemburghese ha stanziato per l’avvio di progetti di ricerca e sviluppo.

ODIHR: Skopje, avvio al secondo turno delle elezioni competitive, nel rispetto delle libertà fondamentali

Europe di

Skopje – L’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani (ODIHR) dell’OSCE, ha comunicato l’avvio del secondo turno delle elezioni sindacali nella provincia della Repubblica Jugoslava della Macedonia. Elezioni competitive che seguono le linee democratiche, nel rispetto delle libertà fondamentali.

I media continuano a fornire una copertura equilibrata delle contestazioni, ma le notizie restano oscurate dalla campagna pubblicitaria negativa. Nonostante l’insufficiente disposizione di personale di controllo delle urne, il giorno delle elezioni è stato gestito complessivamente in maniera professionale. La coalizione di governo ha approvato il processo di voto, mentre i partiti di opposizione non hanno riconosciuto la validità dei risultati, citando presunte violazione precedenti e durante la giornata elettorale.

I partiti concorrevano supportati dalle proprie basi politiche tradizionali. Allo stesso tempo, hanno utilizzato retoriche aggressive, riportando casi isolati di incidenti relativi alle risorse statali e alla vendita di voti”, queste le parole dell’Ambasciatore Audrey Glover, a capo della missione di monitoraggio dell’ODIHR. “Il rispetto delle libertà fondamentali ha portato alla conduzione di elezioni democratiche”.

Sessantotto erano i candidati per gli 8 partiti, tra cui due indipendenti, che hanno preso parte al secondo turno dell’elezioni dei 35 municipi. Tra questi, sei candidate donne.

I concorrenti, hanno ridisegnato le proprie campagne elettorali, al fine di indirizzare il target degli elettori indecisi. Alcuni partiti, inoltre, hanno sollevato preoccupazioni relative all’impegno da parte del Primo Ministro di fornire sostegno a quei comuni i cui sindaci fanno parte della coalizione di governo.

La cornice legale segue la condotta delle elezioni democratiche, dove molte delle previsioni del Codice Elettorale sono state applicate durante questo secondo turno, nonostante non vi sia una chiarezza normativa su alcuni aspetti”, ha detto l’Ambasciatore Glover. “Mentre la Commissione Statale per le Elezioni ha incrementato la trasparenza dei lavori tra il primo e il secondo turno, non ha adeguato un piano addizionale, né provveduto a un’educazione al voto e al supporto finanziario per tutte le municipalità il cui budjet è stato bloccato. Nonostante ciò, le performance nel giorno delle elezioni, sono state regolari”.

La legge non prevede un aggiornamento delle liste tra il primo e il secondo turno, emarginando effettivamente gli elettori che compiono 18 anni in questo periodo. La Commissione Statale per le Elezioni (SEC) ha adottato la decisione secondo cui gli elettori il cui nome compare nelle liste elettorali, ma il cui documento è scaduto, non sono abilitati al voto.

Il sistema di denunce nella giornata delle elezioni, risulta essere centralizzato. La SEC ha esaminato e respinto tutte le 46 denunce pervenute successivamente al primo turno, in quanto non è stato rispettato il termine di 48 ore: tutti i casi sono stati decisi all’apertura della sessione e le conclusioni pubblicate online, per contribuire alla trasparenza.

Referendum in Kurdistan: l’Iraq chiede l’annullamento dei risultati elettorali

MEDIO ORIENTE di

Il 25 settembre scorso, i cittadini curdi sono stati chiamati alle urne per esprimersi sulla questione relativa all’indipendenza dei propri territori.
Il referendum, conclusosi con il 92% della popolazione favorevole all’ottenimento dell’indipendenza, ha scatenato l’immediata reazione di Baghdad che, contraria al voto, lo ha dichiarato illegale. Tempestiva anche la reazione di Iran e Turchia schieratesi, insieme alla capitale irachena, sul fronte dell’opposizione.
Più dura è stata invece la reazione del governo centrale iracheno, il quale ha chiesto l’immediato annullamento dei risultati ottenuti al referendum al fine di poter negoziare con i curdi, ristabilendo con essi rapporti pacifici. Una proposta rimasta però in sospeso, a causa della mancata risposta da parte del governo curdo, che ancora non si sarebbe espresso in merito.

La tregua richiesta dal governo di Irbil e la questione di Kiruk
Ad un mese esatto dalle votazioni, il 24 ottobre scorso il governo curdo di Irbil si è espresso chiedendo l’immediato “cessate il fuoco” nella regione curda e il “congelamento dei risultati del referendum, al fine di poter riprendere pacificamente il dialogo con Baghdad, evitando disordini e violenze nel paese”. Un tentativo di mettere in atto un processo di pacificazione messo in moto anche dal governo centrale iracheno, assestatosi anch’esso sul fronte favorevole alla cancellazione dei risultati elettorali. Una proposta, apparsa però più come un monito impositivo, e rimasta tutt’ora una questione aperta.

Altro punto caldo: le violenze scoppiate nella provincia di Kirkuk (zona strategica e uno dei maggiori poli petroliferi iracheni) attaccata lo scorso 22 ottobre dalle forze irachene, sostenute dall’Iran e dalle milizie sciite. Gli eventi, verificatisi in seguito agli scontri scoppiati nelle aree a nord dell’Iraq, avrebbe causato un peggioramento della già critica e labile situazione: le morti verificate sarebbero circa 40, di cui 30 combattenti Peshmerga e 10 membri della milizia sciita.

Un referendum trasformatosi da “espressione democratica” a “turbinio di violenze e perdite umane”, motivo anche della fuga di migliaia di civili, circa 136 mila secondo quanto riportato dal Segretario Generale dell’ONU Farhan Haq. Su che ne sarà di loro in futuro ancora poco si sa. Per ora le Agenzie delle Nazioni Unite hanno assicurato loro rifugi temporanei e assistenza, e si stanno impegnando per garantirgli un rientro sicuro nelle proprie terre.

Stati Generali della Croce Rossa Italiana, si discute del futuro

POLITICA di

A Roma la tre giorni della Croce Rossa Italiana per discutere di associazionismo, del futuro dell’organizzazione ma anche dei grandi temi discussi anche all’ONU sulla messa al bando del Nucleare e della sensibilizzazione dei governi sulle troppe morti tra i volontari operatori umanitari. Intervistiamo il Presidente Francesco Rocca e il Vice Presidente Rosario Valastro.

 

L’Italiana Meccaferri annuncia joint venture con la marocchina Merita Immobiliere

ECONOMIA di

Il gruppo industriale italiano Meccaferri, attivo al livello globale nel settore dell’ingegneria civile, ha annunciato, oggi 26 ottobre 2017, una collaborazione con la società marocchina Merita Immobiliere con la quale si vuole creare una joint venture al fine di aprire un nuovo impianto produttivo a Salé.

Il gruppo Meccaferri consociato alla holding S.E.C.I., la quale opera in aree come ingegneria ambientale, ingegneria meccanica, real estate e costruzioni, energia, ambientale e agroindustria, vanta ben 130 anni di storia documentata nel settore dell’ingegneria civile, geotecnica e delle costruzioni ambientali. Sono inoltre pionieri nella produzione di gabbioni, inventati nel 1879 da Raffaele Meccaferri, uno dei beni che vedrà la sua produzione nel futuro impianto di Salé. La società inoltre, con un fatturato nel 2016 pari a 465 milioni di euro, possiede 30 stabilimenti in 4 diversi continenti, con circa 2.800 dipendenti e una presenza commerciale in oltre 100 Paesi.

Il partner invece, Marita Immobiliere è una holding marocchina che opera nel settore industriale, immobiliare, energetico, ambientale, della mobilità e dell’educazione, con 7.600 dipendenti e con un piano di investimenti di 1,7 miliardi di euro fino al 2023.

L’accordo tra le due società prevede una collaborazione finalizzata all’apertura di un impianto nella città di Salé, impiegato per la produzione di gabbioni, reti metalliche e materassi “Reno”. Secondo il progetto il gruppo italiano parteciperà al 55% e l’investimento ammonterà a circa 8 mila euro.
Grazie all’ampio raggio di azione, a livelli globali, la Meccaferri opera già in Marocco tramite la filiale Meccaferri Maghreb. Questo progetto è un’ottima opportunità che permetterà di consolidare e rafforzare il lavoro svolto in questo paese negli ultimi anni dal gruppo italiano.

Il paese infatti si presenta come un partner molto interessante per le imprese estere, offrendo grandi opportunità di investimento a coloro disposti alla collaborazione. Di fatti il ministero competente ha fissato per il 2035 un nuovo piano di potenziamento infrastrutturale che verterà su settori come quello stradale, ferroviario, portuale ed aereoportuale. Si stima che l’investimento sarà del valore di 55 miliardi di euro che saranno reperiti anche attraverso partenariati pubblico-privati.

Festival della diplomazia:Migrazioni tra geopolitica e sicurezza

POLITICA di

“ Tema fluido in una società liquida”, inizia cosi la conferenza su uno dei temi più scottanti di questi ultimi anni, ovvero l’emigrazione con le sue cause e conseguenze; dichiarazione spontanea eppure ben articolata da parte della professoressa di Geopolitica Maria Paola Pagnini, esperta su tale tematica anche per esperienza diretta (ha più volte affermato di aver conosciuto e visitato i territori oggetto della discussione).

La fluidità, secondo la dottoressa, risiede nell’impossibilità di poter affrontare tale fenomeno da un semplice punto di vista ( per questo gli invitati sono molteplici e di differenti cariche dal generale all’ambasciatore, dal giornalista allo scrittore), poiché essendo un materiale fluido ricopre ed investe numerose tematiche da quella geo-politica a quella sociale ed antropologica.

Una società liquida, in quanto in perenne mutamento, in una fase così complessa e articolata come quella odierna, ove le tecnologie hanno portato ad un’accelerazione della comunicazione ma non allo stesso modo della comprensione.

Ed è proprio la comprensione, una delle tematiche principali esposte dal docente di Geopolitica Michel Korinman, il quale mette in luce la difficoltà di comunicazione tra il mondo democratico europeo ed il mondo d’origine delle migrazioni, in particolare l’Africa sub-sahariana: popolazioni di origine tribale che da secoli hanno conosciuto un sistema violento e corrotto e che vedono nelle migrazioni solamente una potenza economica sulla quale investire “ Hanno tentato di risollevarsi da un’ economia non funzionante grazie alla migrazione considerata da loro come una vera e propria industria e commercio ove il trasporto umano ed il traffico di questo stesso coabitano insieme, dove la vera ricchezza è entrata in possesso delle attività criminali che dispongono di queste vite e le utilizzano come merce di scambio”. Il professore riporta anche le ultime direttive del presidente Macron, il quale intende stringere ancora di più la sorveglianza data da un sistema identificativo ampliato (hotspot); provvedimento visto dal docente come giusto, ma non bastevole ai fini di una legalità ormai totalmente sommersa dalla criminalità, la quale riesce sempre e comunque a divincolarsi da tali sistemi.

Una possibile soluzione, prosegue, potrebbe risiedere solamente nel dialogo e nella discussione al fine di comprendere e dare delle vere risposte:

“Utilizzando un interlocutore in più che sia interno al sistema africano e che dunque possa fare da intermediario fra noi ed il loro governo al fine di ottenere qualche risultato migliore”.

La legalità è una delle tematiche affrontate dal generale della Aeronautica Militare Pasquale Preziosa . Punto focale del suo intervento è il controllo geo-politico, poiché “ha un ruolo fondamentale e senza questo non vi è sicurezza e senza quest’ultima non vi può essere alcun sviluppo” afferma deciso.

Il motivo delle migrazioni, continua, è per la maggioranza, di fattore essenzialmente economico, e la loro integrazione, dato il loro continuo aumento (si stima una nascita di 4,5 figli per donna africana), rende difficile il controllo e dunque la sicurezza: “Uso spesso l’idea di paragonare L’Italia ad una nave che ha un numero limitato di posti e passeggeri, per evitare che la nave affondi, è necessario rafforzare lo scafo per questo l’Europa e la politica estera devono essere di supporto”.

Politica estera magistralmente affrontata dal direttore della Middle-East Faculty del “Nato Defense College” Colonnello Filippo Bonsignore, per il quale problema di sicurezza coincide con quello del terrorismo e “di reclutamento all’interno dei rifugi stessi”.

La Nato, da sempre deputata alla sicurezza, ha mostrato preoccupazione per le situazioni politiche intrinseche (come il caso della Grecia e della Turchia) e, dal crollo del muro di Berlino, ha intensificato le sue attività militari.

In una condizione economica europea d’allora sino ad oggi sempre più vacillante, non è facile comprendere dove porre e come affrontare il problema della migrazione, sebbene vi sia un impegno attraverso “l’operazione Sofia” nata nel 2016, al fine di poter captare delle informazioni utili per limitare intromissioni clandestine.

Il direttore, dichiarando che i suoi pensieri sono strettamente personali e non legati alla sua posizione di rappresentanza, afferma che la Nato stessa sta impiegando poche risorse ( circa l’1 %) per missioni pacifiche in Etiopia per il supporto africano: “ Missioni che certamente dovrebbero essere estese territorialmente” conclude.

Parla per esperienza diretta il giornalista di “La Repubblica” Vincenzo Nigro: “Ho conosciuto di persona queste popolazioni ed ho cercato di analizzare il fenomeno sul territorio da Agadez sino al Nord del Niger, il flusso migratorio non è più solo un’emergenza, ma anche una problema a cui il governo deve dare una risposta”. Per questo, prosegue, è necessario attenersi ai dati: le percentuali dal 1950 ad oggi non hanno conosciuto un vero e proprio incremento (oscillano sempre intorno al 3 %) la problematica risiede nel forte flusso dato da intervalli di tempo sempre più vicini fra loro e dalla popolazione mondiale in forte crescita. Tale flusso rende sempre più difficile il controllo e l’afflusso del commercio degli schiavi, oltre che quello di droga ed armi.

Le misure restrittive proposte dal Premier Gentiloni e dal Ministro degli Interni Minniti “hanno come unica funzione quella del tamponamento che ha una finalità del tutto effimera e non reggerà senza l’intervento degli altri capi europei”.

Intervento europeo e coesione sono senz’altro temi centrali di questa conferenza, per salvaguardare un’ Italia che “costruisce ponti, non muri”. Eppure, qualcosa non ha funzionato e spesso è proprio l’unità europea a mettersi in discussione e a dimostrare evidenti debolezze, come mostra il professor Alfonso Giordano, il quale mette in discussione il rapporto tra stabilità e sicurezza, tra la “libera circolazione” e la “gestione della frontiera”, ove il problema di controllo non si rivela solo all’esterno, ma anche all’interno: “L’Europa sta conoscendo un grave momento di crisi, dagli anni ’70 ha subito un arresto economico, il vero problema non risiede nel 3% della popolazione mondiale che emigra, ma nostra che manchiamo di una gestione interna stabile”.

Esperto conoscitore delle popolazioni coinvolte nel flusso migratorio è lo scrittore Salvatore Dimaggio, il quale con il suo romanzo “La riva invisibile del mare” evidenzia: “la fortissima componente criminale si rivela, la maggior parte delle volte, più lungimirante dei governi”.

“Nel mondo attuale, un uomo viene venduto in Africa come schiavo per circa novanta dollari” denuncia Dimaggio, proseguendo nella descrizione di questi uomini affranti da estenuanti sfruttamenti e viaggi che hanno come unico desiderio quello di accumulare le “rimesse” ovvero soldi da mandare alle loro famiglie che si rilevano gli aiuti più importanti “di quelli che un governo assente non riesce a dare”.

Ultimo intervento è quello dell’ambasciatore Giovanni Polizzi: “La voce della diplomazia”, come lo definisce la professoressa Pagnini, che illustra tali problematiche proponendo risposte spesso tralasciate dalla maggioranza dei media:“Dire “aiutiamoli a casa loro” è una vera insensatezza, poichè sarebbe complesso comprendere a chi devolvere una somma di denaro di cui non si è sicuri di disporre. Una possibile soluzione si potrebbe intravedere nel libero scambio”.

Parole amare infine per l’Unione Europea “I paesi non si alleano per una visione comune ma per il convincimento di potersi rafforzare al fine di avere una supremazia o per un nemico comune, una volta raggiunti questi obiettivi, l’alleanza si disgrega”.

Parole che fanno riflettere quelle pronunciate all’interno di questa conferenza che si pone come anello essenziale della catena del Festival Della diplomazia, in cui sono state poste, in modo sapiente, tante domande ed ipotesi, lasciando al governo la possibilità di poter dare delle risposte.

 

AGCOM contribuisce al sostegno delle popolazioni colpite dal Sisma del Centro Italia

ECONOMIA di

“l’Agenzia per le Garanzie nelle Comunicazioni ha svolto da subito un ruolo importante nella ricostruzione del tessuto socio-economico nelle zone terremotate” con una nota l’agenzia per le comunicazioni ha voluto sottolineare l’attività svolta a favore delle popolazioni colpite dal sisma nel centro Italia..

A testimonianza l’impegno dimostrato i Commissari Agcom Mario Morcellini e Francesco Posteraro sono intervenuti alla tavola rotonda “Raccontare per ricostruire: legami sociali, economia, cultura, turismo” organizzata dal Corecom Umbria a Norcia con il patrocinio dell’Assemblea legislativa, del Comune di Norcia e di Agcom, dove i Commissari hanno potuto spiegare le modalità con cui l’Agcom si è mossa difronte ad una situazione così delicata.

Posteraro ha sottolineato la celerità con cui l’Autorità ha agito, battendo sul tempo il legislatore, ed in particolare su come una volta intervenute le norme di legge, esse siano state interpretate in maniera estensiva attraverso l’ampliamento di “agevolazioni anche alle utenze mobili e alle imprese alla sede ancora agibile”. Sebbene non previsto tra gli interventi l’Agcom “ha disposto lo storno delle fatture sospese per il periodo di mancata utilizzazione del servizio” e infine “ha prorogato i termini di pagamento fino alla cessione dello stato di emergenza”.

Il Commissario Morcellini invece ha posto l’attenzione sul ruolo chiave della comunicazione. Nel caso specifico del terremoto in centro Italia, ma come anche in tutte le situazioni di emergenza, i legami sociali ed individuali possono aver subito dei danni, la comunicazione svolge un ruolo di riparatore arginando situazioni di disagio in una fase successiva. È da notare dunque come l’Agcom sia stata presente, soccorrendo le zone terremotate, non solo in un primo momento, cioè quando l’emergenza era più forte, ma anche in una seconda fase, accompagnandole verso la ricostruzione.

In conclusione Morcellini ha voluto lodare il Corecom Umbria il quale, andando oltre le sue competenze regolatorie, si è dimostrato un ottimo partner e collaboratore capace di rafforzare i legami sociali laddove il sisma li aveva duramente scossi.

Bookreporter intervista la Croce Rossa Italiana

BOOKREPORTER di

In questa puntata saremo in compagnia di Rossario Valastro, Vicepresidente della Croce Rossa Italia, per parlare della messa al bando del nucleare e delle vittime tra gli operatori umanitari. Per la Rubrica “Grandi Biografie” parleremo di HENRY DUNANT

Più noto come Henry Dunant, naque a Ginevra l’8 maggio 1828, è stato un umanista, imprenditore e filantropo svizzero. Premio Nobel per la pace nel 1901 – il primo anno in cui venne assegnato tale riconoscimento – per aver fondato la CROCE ROSSA, di cui erano già da alcuni decenni membri attivi molti paesi di tutto il mondo.

Il film di questa puntata è PEACEMAKER” un film del 1997, diretto da Mimi Leder, con George Clooney e Nicole Kidman, prima produzione della DreamWorks SKG.In Russia la collisione premeditata tra due treni e il conseguente scoppio di una testata nucleare non è un atto terroristico, come sembra, ma la copertura a un furto di altre nove testate da vendere in Iran.

Buon Ascolto!!!

 

 

 

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Redazione
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