GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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giugno 2017 - page 3

Il Regno Unito, dopo le elezioni che non rafforzano la May

EUROPA di

Il ricorso alle elezioni anticipate, per la premier britannica Theresa May, si è rivelato un boomerang.   Il 18 aprile aveva annunciato la sua decisione sul voto, nonostante la legislatura fosse iniziata soltanto due anni fa e i Tories avessero ancora numeri sufficienti per governare, proprio nell’intento di ottenere una maggioranza ancora più ampia che le consentisse di affrontare il negoziato di uscita dall’Unione Europea in una posizione più forte, per ottenere condizioni più favorevoli.   Ha ottenuto, invece, un risultato esattamente contrario.   I Tories hanno vinto, sì, ma di stretta misura e senza ottenere la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Comuni. Né possono contare, al momento, su un possibile sostegno dei liberaldemocratici – di cui a suo tempo si era giovato Cameron – che hanno visto aumentare i propri seggi, ma non sembrerebbero più disponibili ad un’alleanza con i Tories.

May si trova oggi con una maggioranza relativa che, teoricamente, non le consentirebbe di governare e anche se qualche alchimia parlamentare rendesse possibile l’insediamento di un nuovo esecutivo a guida Tory, questo sarebbe probabilmente soggetto a continui e stringenti condizionamenti parlamentari e dovrebbe sottoporsi a frequenti ed estenuanti negoziazioni interne, anche per la definizione di termini e condizioni delle trattative “esterne” per l’uscita dall’Unione Europea.   E quest’ultimo negoziato appare, già di per se stesso, assai complicato, considerando l’atteggiamento in qualche modo “risentito” ” – in termini politici, naturalmente – che Brexit sembra, talvolta, aver suscitato nei vecchi partners europei e nelle leadership di Bruxelles.

Quindi la May si verrebbe a trovare, di fronte alle autorità dell’Unione Europea e ai governi dei paesi membri, proprio nella condizione opposta a quella vagheggiata, al momento di decidere il ritorno alle urne. Una condizione di complessiva debolezza, con margini limitati di discrezionalità politica, tanto nei confronti degli ex partners europei, tanto di fronte all’opinione pubblica di casa sua, spaccatasi prima sulla Brexit e ora sulle consultazioni politiche.   Il voto si è svolto, peraltro, in un’atmosfera di tensione e preoccupazione innescata dalla vittoria della Brexit stessa nel referendum di un anno fa e dai recenti drammatici episodi di terrorismo che hanno colpito il Paese.

Lo psicodramma indotto dalla storica decisione popolare di abbandonare l’Unione Europea si rivela tuttora incombente e alimenta le incognite sui destini economico-finanziari del Paese e, più in generale, sul suo ruolo futuro nello scacchiere internazionale e nei rapporti con l’Unione Europea.   Permane, probabilmente, in larga parte dell’opinione pubblica, la sensazione del salto nel buio, di un azzardo che, ancorché agevolare la soluzione dei nodi più insidiosi, abbia posto il Paese di fronte a nuove sfide e nuove insidie.    Ed è su questo scenario di persistente attenuazione di equilibri e di certezze che è calato di nuovo, sul Paese e sulla sua Capitale, l’incubo della minaccia terroristica e della sfida dell’estremismo fondamentalista, riflesso dei tormentati conflitti mediorientali, ma anche delle insufficienze rivelate dai processi di integrazione delle comunità di immigrati di più generazioni.

In questo scenario, tra i più cupi nella storia recente dell’isola che in passato ha esercitato un ampio dominio sui mari e su molte popolazioni del mondo, la risposta del Paese all’appello del Primo Ministro ad una investitura popolare che ne consolidasse la delicata missione si è rivelata alquanto tiepida, confermando la condizione di netta frattura politica, già evidenziata dal voto su Brexit.   Anzi, forse il trauma della Brexit ha alimentato la freddezza verso la leadership della May che, dopo un tiepido consenso al “remain” durante la campagna referendaria, è ora decisa fautrice di una “hard Brexit”.

In un’epoca di pesanti incognite sul fronte dello sviluppo economico, della conservazione del welfare e delle diseguaglianze sociali, il rischio di desertificazione della City e di perdita di quel ruolo di massimo crocevia della finanza internazionale rappresentato da Londra, ha indotto parte della popolazione e molti giovani, in particolare, a rifuggire quell’attrazione dell’euroscetticismo che nel Regno Unito sembrava irresistibile e riscoprire quelle istanze di solidarietà e di condivisione che sembrano incarnate proprio dal principale avversario della May, il leader laburista Jeremy Corbyn. Con il suo programma, nettamente distinto e contrapposto a quello conservatore,   che segna una sorta di discontinuità rispetto alla linea tendenzialmente centrista dei laburisti, inaugurata da Blair negli Anni Novanta, Corbyn rilancia i temi originari della sinistra radicale, propugnando la nazionalizzazione delle imprese operanti in determinati settori di pubblico interesse (energia e trasporti), l’imposta patrimoniale sui grandi redditi, imposte più alte per le società e pesanti stanziamenti per la spesa sociale e per l’edilizia popolare.

Particolare attenzione ha suscitato nei giovani, in particolare, il proposito di questo “New Old Labour” di eliminare la retta per l’iscrizione all’Università e ridurne comunque i costi assai elevati.   Questo programma ha consentito al partito di Corbyn di recuperare terreno, rispetto ai Tories, nei sondaggi delle ultime settimane che hanno preceduto il voto.     Il risultato elettorale però ha superato i sondaggi più favorevoli al Labour, piazzandolo due punti di percentuale al di sotto dei conservatori.   Il recupero, realizzatosi in seguito alla divulgazione di un programma che potremmo definire, appunto, di sinistra radicale, può ritenersi rivelatore di una diffusa stanchezza del Paese, rispetto alle politiche di questi anni e, in particolare, all’involuzione indotta dalla Brexit che a molti settori della società e, in particolare, ai giovani, è apparsa come un fenomeno di retroguardia e di potenziale decadenza.

Il risultato deludente della May, il sensibile incremento di un Labour tornato su posizioni di sinistra tradizionale, l’avanzata dei liberali – come Corbyn, contrari alla scelta del “leave” -, il totale insuccesso dell’UKIP, il partito che dell’uscita dall’Unione aveva fatto la sua ragion d’essere, evidenziano una ricerca di certezze, di soluzioni positive, di costruzione di un futuro che non possa esaurirsi nei muri, nelle regressioni, nelle discriminazioni, nelle chiusure.   Il voto evidenzia un’aspirazione a riforme migliorative ed inclusive che garantiscano un futuro ed esorcizzino gli incubi dello scenario presente.   Non sappiamo se le ricette prospettate dal New Old Labour siano quelle risolutive per il Paese, ma almeno hanno suscitato delle speranze in aree sfiduciate del tessuto sociale.

Si pone ora un serio problema di governabilità.   Theresa May ha voluto le elezioni per trattare una “Hard Brexit”, per la quale si sentiva troppo debole e precaria con i suoi 15 deputati di maggioranza.   Ora non ha più nemmeno una maggioranza parlamentare. Difficilmente potrà insistere per una “Hard Brexit”.     La mancata acquisizione di quella maggiore legittimazione popolare per una dura trattativa dovrebbe spingere la leader ad un negoziato che prescinda da atteggiamenti rivendicativi o di rivalsa, o da striscianti risentimenti ed ostilità – e questo vale, naturalmente, anche per le controparti di Bruxelles, che, a volte, tradiscono un’inutile e controproducente “reattività”, nei confronti degli ex partners che hanno dato forfait (per ora) dal disegno europeo – ma persegua un accordo equo che, comunque, garantisca libero scambio e cooperazione sui grandi temi della sicurezza, delle migrazioni, della formazione e della cultura, senza inutili e anacronistiche penalizzazioni, dall’una e dall’altra parte, lasciando che la grande isola continui a rappresentare un’opportunità per tanti cittadini del continente e non solo e l’Europa, nel suo complesso, resti anch’essa un’occasione preziosa per i cittadini britannici.

Béji Caïd Essebsi Calls on Gulf Countries for Dialogue and Reciprocal Understanding

BreakingNews @en di

The head of the State Essebsi received, on 7 June, Foreign Minister Khemaïes Jhinaoui to the Carthage Palace. The aim of the visit is to talk, with the President of the Republic, about the Foreign Minister’s trip in Algeria on 5 and 6 of June. Khemaïes Jhinaoui said that he, with his Algerian homologue, expressed their will to improve bilateral relationship and talked about the G20 Summit that will take place in Berlin next 12 and 13 of June. The President Essebsi expressed his concern about the situation in the Gulf, making an appeal to the calm and to the dialogue between the parties.

 

Syria strongly condemns terrorist attacks in Iran

BreakingNews @en di

Syria strongly condemned the two terrorist attacks which took place in Iran earlier today, stressing that such terrorist attacks that are backed by well-known countries will not discourage Syria and Iran from continuing to fight terrorism. In a statement, Foreign and Expatriates Ministry voiced Syria’s full solidarity with the leadership, government and people of Iran and its condolences to the families of the victims. Syria stresses that such “terrorist attacks backed by well-known countries and circles will not discourage Syria and Iran from continuing their fight against terrorism that is supported by countries and parties known in the region and beyond”, the Ministry added.

"We'll apologize to Haradinaj if he doesn't get fed in jail"

BreakingNews @en di

Earlier in the day, Haradinaj said that both Dacic and President Aleksandar Vucic “should apologize for crimes committed in Kosovo”. “A man for whom there are tons and tons of evidence that he took part in the gravest crimes committed against Serbs in Kosovo and Metohija now wants Serbia to apologize”, Dacic said in his reaction. Perhaps, he continued in the same tone, we should apologize for Haradinaj’s message that he would, if he becomes prime minister, continue to do what he was doing as a member of the terrorist KLA, and expand “the Greater Albania” all the way to Nis. “The only apology we could give afterwards, as a country that respects the rights of inmates, is if he did not have regular meals in Zabela, or some other prison”, Dacic concluded. Vucic also reacted, when asked for comment during a news conference. “What should I apologize for. I didn’t commit crimes. He (Haradinaj) committed crimes. He and his men were slaughtering, murdering, beheading”.

 

NATO and EU mustn’t allow Balkans to be Europe’s “soft underbelly”

BreakingNews @en di

DPS leader Milo Djukanovic said in an interview with the Austrian national television ORF That Montenegro’s entry into NATO and the admissions procedures in the European Union are steps to be done with fairness and prudence, accompanying these important changes by introducing new reforms. With respect to NATO, he said he was happy that there could be place in the world for the promotion of European values; In the matter of European Union, he believes that EU membership can contribute to and strengthen stability in the Balkans. He also said that the European Union supports the governments in the Balkans that are in favor of the EU itself. This can give legitimacy to these governments and avoid the emergence of centrifugal forces.

Bulgarian PM Borissov Confers with German Chancellor Merkel

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Bilateral cooperation, Bulgaria’s aspirations to join the euro zone and the Schengen area, security and the EU perspective of the Western Balkans topped the agenda of a meeting that Bulgarian Prime Minister Boyko Borissov and German Chancellor Angela Merkel held here on Wednesday. Chancellor Merkel expressed support for Bulgaria and its reforms. The German leader expressed support for Bulgaria’s ambitions to enter the euro zone waiting room and the Schengen area, and said that there are conditions to be met. “If Bulgaria meets the conditions for accession to the Schengen area – and these concern the rule of law and combating corruption – then it is ready to join in,” she said. She thanked Bulgaria for its commitment to protecting the border with Turkey. “Bulgaria has improved the security of this border even though it is not a Schengen member. It has made significant efforts, and we discussed what measures Bulgaria needs to take, especially in order to suppress the trafficking in people and migrants,” the German head of government said. She added that the two countries work closely together on the policy on migrants and refugees, and that this is a common challenge for the EU.

Houthis "forbid" UN envoy's return to Sanaa

BreakingNews @en di

Al-Samad, head of houthis leader, has affirmed it is forbidden to UN envoy Ahmed to come back to Sanaa, indeed UN must choose another envoy, who is respectful of Yemeni people. This statement has been followed after the important and relevant incident, which involved Ahmed during the trip to Sanaa. This declaration was considered as a principle of tensions between warring parties and it was considered as a damage to his efforts to peace. UN Envoy, Ahmed, was condemned of not being neutral as he is supposed to be and also not being respectful of UN resolutions. This is not the first attack personally direct to UN envoy. In fact, it is important observing there was a huge manifestation after shooting to UN envoy convoy. His operation to guarantee a discussion table  between warring parties failed.

 

 

Germany has "special plan for Western Balkans"

BreakingNews @en di

Citing diplomatic sources, Vecernje Novosti is reporting that Berlin has prepared a “mini Marshall Plan” for the Balkans, which should over the next few years boost the economies in the region. This proposal will soon be on the table of the European Council in Brussels, which should approve it and set up a special fund for the Balkan countries. The aforementioned plan is called “Berlin Plus” – but the money for its implementation should, among other sources, come from the European Economic Area (EEA) consisting of all EU member states, Iceland, Liechtenstein and Norway, as well as the European Free Trade Association (EFTA), where Switzerland is also a member. Vecernje Novosti writes that one of the goals is to network the Western Balkans with infrastructure such as highways that would connect Serbia with Bosnia-Herzegovina and Belgrade with Tirana, via Pristina. The intention is to in this way “skip” the uncertain period of the next few years in which the EU, pressed by numerous crises, does not intend to continue enlarging. A strong reason to activate the “Berlin plus” is also to reduce tensions in the region.

 

DPRK slams ROK minister for seeking isolation of Pyongyang

BreakingNews @en di

PYONGYANG – In the first direct attack on a member of the new government of the Republic of Korea (ROK), the Democratic People’s Republic of Korea (DPRK) on Tuesday accused its defense minister of seeking further isolation of Pyongyang as punishment for the latter’s nuclear and missile programs. The official daily Minju Joson (Democratic Korea) said in a commentary that ROK Defense Minister Han Min Gu recently “held a confab (chat) with his US master” and “called the DPRK’s step for bolstering the nuclear deterrent for self-defense a ‘provocation’.” “The warmongers of the South Korean military like Han Min Gu are crying out for ‘punishing’ the DPRK, taking issue with its step for bolstering the nuclear deterrent for self-defense”, said the commentary.

 

 

PM Marković in Atlantic Council: This is small step for the USA and its allies, but great day for Montenegro

BreakingNews @en di

Prime Minister of Montenegro Duško Marković attended the ceremony of the Atlantic Council on Monday evening. He said that entry into NATO is a historic moment for Montenegro and that this goes to reiterate the ties of alliance and friendship that exist between his country and the United States. He stressed that Montenegro is ready to take on all the responsibilities that this international commitment entails and will ensure that this goes not only for the benefit of political or economic alliances, but also for the benefit of the citizens themselves. Vice President of the United States Mike Pence particularly welcomed Prime Minister Marković and his Country: He also reiterated the principle on which the alliance is based, namely that a single country attack is considered as an attack on everyone else as well. NATO Secretary General Jens Stoltenberg and former US Secretary of State Madeleine Albright welcomed Montenegro as well.

 

Redazione
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