Peshmerga, la prima linea di difesa del Kurdistan Iraqeno

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In questi giorni viene annunciata la liberazione di gran parte della città di Mossul. Combattendo strada per strada tra le rovine di un citta che ospitava nel 2014 circa 1.500.000 di abitanti, le truppe iraqene insieme ai Zerawani e i Peshmerga curdi stanno ripulendo la città dai terroristi di Daesh.

Una battaglia durata due lunghi anni durante i quali la popolazione civile ha subito il governo tirannico e sanguinoso dei terroristi neri.

Inizialmente accolti come liberatori e vendicatori dei soprusi del governo centrale sciita, le truppe di Daesh hanno accolto tra le loro fila ex ufficiali dell’esercito di Saddam Hussein che erano stati epurati dopo la caduta del dittatore e saccheggiato facilmente gli arsenali dell’esercito Iraqeno della zona, pieni di nuovi armamenti forniti dagli americani al nuovo esercito iraqeno.

In poco tempo Sinjar, Dalafar, Mosul diventano parte dei territori conquistati dall’ISIS portando il califfato nero, fino a quasi Baghdad.

L’applicazione letterale della Sharia, le persecuzioni ai cristiani, agli ebrei e ai mussulmani sciiti hanno reso la vita dei cittadini di Mossul un vero incubo. Uccisioni di massa, arresti e giudizi sommari hanno scandito la quotidianità di questa città.

A questa barbarie gli unici che si sono opposti immediatamente diventando la prima linea del fronte anti Daesh sono stati i peshmerga, male armati e senza grandi nozioni di tattica e strategia si sono difesi con coraggio unico.

La Regione autonoma del Kurdistan Iraqeno è stata riconosciuta nel 2003, con capitale Erbil è il territorio dove risiedono i curdi dell’Iraq. Sin dall’inizio i confini della regione autonoma sono stati fulcro dei dissidi con i governo centrale che non ha voluto includere tutti i territori dove sono presenti i curdi. Naturalmente i territori esclusi dagli accordi sono molto ricchi di risorse energetiche, come Kirkuk.

È il petrolio a segnare la nascita di questa regione autonoma, è la prima fonte di sostentamento del governo regionale e della popolazione, una ricchezza che fa gola a molti, il governo centrale, i vicini Turchi e Iraniani e disgraziatamente anche ai terroristi di Daesh.

Nel 2014 con una campagna lampo ha conquistato larga parte dell’Iraq sunnita, ovvero il nord del Paese. Quando la bandiera nera del califfato spunta nei villaggi del Nord dell’Iraq nessuno sembra in grado di opporsi, l’esercito regolare iraqeno si dissolve, se mai c’è stato veramente in quelle zone, gli unici che si oppongono con coraggio e fierezza sono i Peshmerga curdi che oppongono il loro coraggio alla potenza militare ormai acquisita dai terroristi saccheggiando i depositi dell’esercito iraqeno.

Un altro attore di questa guerra sono le milizie sciite irachene filo iraniane (al-Hashd al-Shaabi), nate nel 2014 e supportate dall’Iran. Queste milizie sono nate a seguito di un decreto di al-Sistani, guida spirituale irachena e denominate PMF: Popular Mobilization Forces.

Queste milizie sono state protagoniste di fatti di sangue piuttosto cruenti nella lotta all’ISIS come le atrocità documentate a Ramadi

Queste milizie oggi partecipano alla liberazione di Mossul ma sono molto meno impegnate su fronte rispetto alle forze iraqene procedendo con lentezza verso il confine turco.

Il Ministero dei Peshmerga ha dichiarato di aver subito 1600 perdite circa non dall’inizio dell’offensiva, bensì dall’inizio della “minaccia-Daesh” (2014). Fonti vicine ai vertici militari stimano che le perdite al fronte nella battaglia per Mossul sono vicine al 65%.

Nella battaglia le minacce principali sono le autobombe che da ovest hanno attraversato i ponti finche hanno potuto, oggi neutralizzata dal fuoco aereo e dai droni americani, i cecchini che ormai si annidano tra le rovine dei palazzi e i tunnel attraverso i quali i terroristi superstiti si muovono al coperto sotto tutta la città.

Fonti vicine allo stato maggiore Peshmerga indicano la necessità di ulteriori sei mesi di tempo per ripulire completamente la città dalla presenza terroristica.

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