Referendum Venezuela

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Sfidando logica e buonsenso, il più paese con le più grandi riserve di greggio al mondo è in bancarotta: economica, sociale, politica. A causa del crollo del prezzo del greggio (sceso dai 108 dollari al barile del 2014 agli attuali 24), ma non solo: assistenzialismo e crisi della politica si sono intrecciate formando un cocktail esplosivo, e che sta, infatti, esplodendo.

Andiamo con ordine.

La “rivoluzione bolivariana” promossa dal defunto Presidente Chavez, ininterrottamente al potere dal 1999 al 2013 si fondava su due assunti: contrastare lo strapotere statunitense e sostenere lavoratori e poveri contro lo sfruttamento da parte dell’elite economica venezuelana.

Per ottenere lo scopo sono state varati programmi sociali, assicurata la previdenza sanitaria e l’istruzione gratuita per tutti. Sono stati inoltre introdotti sussidi di tutti i tipi, tra cui quelli sulla benzina (costo al consumatore 28 volte in meno rispetto a quello al produttore) con un peso sulle casse dello stato di 26 miliardi di dollari l’anno, o sul riso (costo al consumatore meno della metà di quello al produttore).

L’effetto combinato della grande recessione mondiale e del crollo del prezzo del petrolio ha però portato i nodi al pettine, lasciando un paese, già povero, ingabbiato nelle maglie di una durissima crisi economica innestatasi su un tessuto sociale dipendente un assistenzialismo sfrenato.

Risultato: la povertà del Venezuela è del 33,1% con 683.370 famiglie che vivono sotto la soglia di povertà estrema (quadriplicata nel giro di un anno). I prodotti di prima necessità sono aumentati del 2985% . Si è innescata un’emergenza sanitaria per la quale, secondo un report di sondaggio nazionale di ospedali, scarseggerebbero il 76% delle medicine e l’81% di materiale chirurgico. L’inflazione, per completare il quadro, viaggia al 565%.

LA GRAN TOMA DI CARACAS

Inevitabile l’avvelenamento della lotta politica. Dalla morte di Chavez, il paese è retto dal suo ex braccio destro Nicolas Maduro, che controlla, de facto, l’intero paese: forze armate, pubblica amministrazione, sindacati, e quel che ancora funziona dell’industria petrolifera. Le opposizioni, per la prima volta nella storia del paese unite, controllano invece il Congresso grazie alla vittoria elettorale ottenuta a dicembre del 2015.

Cavalcando il malcontento e il disagio che serpeggia nel paese stanno cercando, tramite la richiesta di referendum prevista dalla Costituzione, di far cadere il governo e andare ad elezioni presidenziali anticipate.

Il governo, considerato il rischio che una simile consultazione presenterebbe nello scenario attuale, sta cercando di disinnescare la situazione contestando sia la regolarità delle firme raccolte che del procedimento seguito, in modo da posticipare la data del referendum al 2017, garantendosi una prorogatio, in virtu’ di una norma introdotta da Chavez, fino alla scadenza naturale prevista per il 2018.

E’ in questo contesto esplosivo che si è svolta la manifestazione del 1° settembre detta Gran Toma di Caracas, che ha visto una mobilitazione di massa dei venezuelani da tutto il paese, preceduta da arresti e atti intimidatori nei confronti di membri dei partiti di opposizione.

Tuttavia anche questo evento non è risultato risolutivo, anzi, molti cittadini sono rimasti disillusi dal fatto che la prova di forza non abbia condotto ad alcun esito reale. I leader dell’opposizione hanno cercato di minimizzare, definendola solo un passo di avvicinamento, una prova di forza.

Anche un terzo attore, molto influente nel paese, la Chiesa Cattolica, ha preso posizione tramite una dichiarazione pubblica dei vescovi hanno invitato tutte le parti in gioco a prendersi cura del bene pubblico e delle parti sociali più deboli.

Tradotto, una sconfessione, del governo certamente, ma anche della politica delle opposizioni.

Nel frattempo la situazione nel paese si aggrava sempre di più: a seguito di una serrata dell’industria alimentare, manca il cibo e Maduro ha prorogato lo stato di emergenza di altri due mesi, accusando gli industriali di sabotaggio.

Lo scontro durissimo, non risparmia nessuno e gli esiti al momento sembrano ancora imprevedibili.

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