Operare in aree di crisi, ancora un rapimento di italiani in Libia

in EUROPA/Medio oriente – Africa by

Sono stati rapiti sulla strada che conduceva da Ghat alla sede della loro società a Bi’r Tahala, i due italiani e l’italo canadese dipendenti della Con.I.COS.

Tre auto hanno bloccato il fuoristrada e hanno sparato al loro autista che a detta dei media locale è stato ferito ad un piede, legato e lasciato in una zona desertica non lontano dal luogo del rapimento.

La dinamica è quella tipica delle azioni di sequestro, tre auto per fermare l’obiettivo e con colpi ben mirati viene immobilizzato l’autista, un obiettivo abbastanza tranquillo per lo standard di quelle parti visto che i tre si muovevano senza nessuna scorta, forse fiduciosi dei loro rapporti consolidati con la popolazione locale.

Non avevano avvisato della loro presenza l’unità di crisi della Farnesina, viene riportato dai media italiani, che dopo il rapimento finito male dei quattro italiani della Bonatti aveva esplicitamente richiesto che fossero note alle autorità le attività delle imprese italiane in Libia.

Non è chiara l’identità del gruppo che ha eseguito l’azione e ancora non sono state avanzate richieste alle autorità italiane ne all’azienda Con.I.COS di cui sono dipendenti.

I due cittadini italiani sono Bruno Cacace, 56enne residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), e Danilo Calonego, 66enne della provincia di Belluno di Sedico (Belluno), che lavorava in Libia dal ’79. Persone che conoscevano perfettamente la zona e la popolazione locale.

L’azienda Con.I.Cos ha sede a Mondovì in provincia di Cuneo ed è attiva da diversi anni in Libia tanto da aver aperto tre filiali nel paese, Tripoli, Bengasi e Ghat.

Avrebbero dovuto essere uno dei principali sub appaltatori dell’autostrada promessa dal governo italiano a Gheddafi e dopo la sua caduta al governo di Tripoli ma il precipitare della situazione politica del paese ha evidentemente bloccato il progetto

L’area del Fezzan non è considerata ad alto rischio dalla Farnesina, nonostante l’intero paese sia attraversato da scontri tribali, infiltrazioni dell’ISIS e una tragica crisi economica dovuta al perseverare della situazione di instabilità.

Comunque Unità di crisi e servizi hanno il quadro puntuale delle presenze italiane in Libia ma nel caso specifico sembra che l’azienda non avesse comunicato la presenza sul territorio libico ne avesse approntato misure di sicurezza a protezione dei suoi dipendenti.

Questo caso è emblematico del contesto i cui sono costretti ad operare addetti specializzati nelle aree di crisi, spesso senza le opportune cautele previste dalla legge sulla sicurezza sul lavoro che include anche situazioni di questo tipo.

Inoltre molto spesso la formazione continuativa del personale specializzato ad operare in quelle aree non viene svolta affidando alla personale esperienza dei singoli il buon esito della loro trasferta, non considerando in nessun modo la formazione preventiva come necessaria a preparare il personale a individuare i rischi e pianificare la propria attività in sicurezza.

La procura della Repubblica di Roma indagherà sul rapimento e sarà aperto un fascicolo processuale subordinato alle prime indagini dei ROS.

 

 

 

 

 

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