La Francia e il terrorismo: cosa è cambiato nelle vite dei francesi

in Difesa/EUROPA by

Era il 7 Gennaio del 2015 quando un commando composto da due persone incappucciate fa irruzione nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo decimando brutalmente la redazione riunita in un incontro. Da quel giorno vivere in Francia e specialmente a Parigi non è più  stata la stessa cosa. La cattura dei responsabili dell’efferato gesto è stata accompagnata da una prima scia di sangue: una poliziotta uccisa nella apparentemente tranquilla banlieue del sud di Parigi, Montrouge, e poi la presa di ostaggi finita in tragedia al supermercato Kosher di Porte de Vincennes. Questo non è stato solo che un preludio a quello che il paese d’oltralpe ha iniziato a subire. Il culmine sono stati gli attentati del 13 Novembre 2015 di cui tutti abbiamo ancora triste memoria, poi il 22 Marzo 2016 a Bruxelles, poi il 14 Luglio 2016 a Nizza e il 26 Luglio la chiesa violata a Rouen.

Numerose le minacce sventate, perquisizioni, arresti, blitz e controlli, questo è quello che vuol dire vivere a Parigi in questo periodo di alta tensione. Se da un lato la popolazione della Ville Lumiére si dimostra sempre abbastanza indifferente e sprezzante del pericolo che potenzialmente li circonda, dall’altro lato si sono abituati a convivere con delle rigide forme di sicurezza preventiva. Se già i controlli in tutti i luoghi pubblici sono aumentati dall’entrata in vigore del Vigipirate (ovvero il piano di massima allerta per pericoli legati alla sicurezza) dopo il drammatico 14 Luglio sono stati incrementati ulteriormente i gruppi di pattuglia sia della Géndarmerie che dell’esercito. Ma come si vive nei fatti la routine giornaliera a Parigi?

 

Nonostante lo stato di calma apparente ecco cosa potete trovare se andate nella capitale francese: mezzi rallentati per “colis suspect”. Questo vuol dire che un treno della metropolitana, della RER o un qualsiasi mezzo è stato evacuato per la presenza di un “pacco sospetto”. Interessante è anche la definizione di pacco sospetto nel quale rientra tutto ciò che è trovato senza proprietario: un sacchetto di plastica vuoto lasciato da qualche persona poco attenta al decoro degli spazi comuni è già considerato un “colis suspect”.
Nella vita di tutti i giorni bisogna anche andare a fare la spesa: ogni supermercato è dotato di almeno una o due persone addette al servizio di sicurezza, non si effettuano perquisizioni ma si viene attentamente scrutati. Diverso è quando si va in un centro commerciale. In quel caso si viene sottoposti all’ispezione della borsa e della giacca e si viene accolti da un piccolo metal detector. La passeggiata serale , romantica nei vicoletti della città dell’amore può  essere spesso rovinata dal suono di numerose sirene della polizia che sfrecciano per i Boulevards , segno di essere in massima allerta. Spesso e dovunque vi capiterà anche di essere in compagnia di militari in assetto antisommossa con il mitra imbracciato e (quasi) pronti a far fuoco al minimo movimento sospetto.

La realtà è che se si vive lì a tutto questo ci si fa l’abitudine, come si fa l’abitudine a quartieri (solitamente periferici) che improvvisamente vengono chiusi per favorire il blitz dei militari alla ricerca di un sospettato membro di Daesh, ci si abitua a tutti i tipi di controlli, i più prudenti si abituano a smettere di frequentare i grandi eventi o i luoghi molto affollati. Una vita che è cambiata, una vita in cui non ti senti al sicuro ma te ne rendi conto solo quando si torna o si va in un luogo più tranquillo. La convivenza con la paura del terrorismo ormai è sdoganata, non ci si allarma più di tanto quando i giornali dichiarano che la polizia sta cercando un “pericoloso latitante afghano che stava progettando degli attentati a Paris Plages” (Paris Plages è il villaggio estivo organizzato dalla Mairie de Paris per il mese di Agosto, per offrire ai parigini un posto dove rilassarsi e divertirsi sulle rive della Senna. ndr). Parigi e la Francia da quel giorno del 2015 non hanno più pace.

 

Continue le notizie di arresti legati al terrorismo, attacchi sventati, reportage sui reclutamenti dei giovani e l’incitamento all’unione alla Jihad. nemmeno l’estate e lo svuotamento della città per le vacanze estive ha dato pace alla popolazione: al rientro, proprio qualche giorno fa nella notte tra domenica 4 settembre e lunedì 5 un’autovettura è stata ritrovata nei pressi di Notre Dame carica di sei bomboloni del gas. Si coprirà nei giorni successivi che alcune donne legate all’ISIS stavano proggettando un attentato ad una delle stazioni ferroviarie più importanti della capitale francese: Gare de Lyon, ancora una volta nel cuore pulsante della vita dei parigini, ancora una volta nel 12esimo Arrondissement, già teatro di alcuni orrori della notte del 13 Novembre.  Nella sua bellezza mozzafiato, nelle sue contraddizioni, nella sua arte e nella sua straordinaria ed immutabile poesia, Parigi oggi purtroppo è una città in cui si convive con uno stato di guerra ad un nemico invisibile.

 

Laura Laportella

 

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