Libia: in attesa di un piano di ricostruzione

in Medio oriente – Africa by

Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha incontrato il premier Fayez Serraj a Tripoli nell giornata di martedì 12 aprile (è la prima carica istituzionale a recarsi in Libia dal 2014 ad oggi). Un incontro a sorpresa, in cui il titolare della Farnesina ha portato sostegno “politico, umanitario ed economico”. Sempre il 12 aprile, a Tunisi, si è tenuta una conferenza organizzata dall’UNSMIL, con lo scopo di reperire fondi internazionali a favore del nuovo governo libico. Insomma, dopo l’arrivo e l’insediamento di due settimane fa, l’appoggio di alcune municipalità e fazioni, il governo ONU ha bisogno di un supporto internazionale sia politico sia economico che gli permetta di combattere lo Stato Islamico.

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Ma dopo la partenza in quinta, dopo avere scacciato l’ex premier Ghwell, per Serraj è arrivato il momento di fare i conti con una strategia di medio-lungo periodo, che non pensi solo alla battaglia contro Daesh ma alla ricostruzione nei prossimi anni.

Un piano, quello postbellico, mancato proprio a seguito dell’intervento militare internazionale del 2011, come ricordato dal presidente USA Barack Obama in un’intervista a Fox News: “L’intervento internazionale in Libia nel 2011 fu giusto. Ma l’errore, il più grave nel corso della mia presidenza, è non avere pensato ad un piano di ricostruzione per il dopo Gheddafi”. Parole che indicano dunque prudenza. Quella stessa prudenza rilanciata dal delegato ONU per la Libia Martin Kobler: “Dovranno essere i libici a battere lo Stato Islamico, meglio evitare forzature dall’esterno”.

Nel corso di questa settimana, oltre alla questione ISIS, è stata rilanciato anche il tema dei migranti. Dopo la denuncia della scorsa settimana da parte dell’UNSMIL di torture e condizioni disumane in cui vivono i profughi in Libia, è il generale Paolo Serra, consigliere militare ONU di Martin Kobler, a rilanciare, il 13 aprile, l’allarme su un possibile esodo verso le coste italiane: “Se non ci sarà un’attività di sostegno ai controlli e all’economia il flusso migratorio aumenterà. Prima questi flussi provenienti da altri Paesi africani si fermavano in Libia, dove trovavano lavoro come manodopera, visto che la maggioranza dei libici erano impiegati statali e vivevano dei proventi del petrolio. Ora c’è una crisi umanitaria enorme ed è difficile controllare i movimenti dall’Africa subsahariana”.

Il generale parla addirittura di un milione di possibili nuovi arrivi o comunque di un aumento cospicuo nelle prossime settimane, prima che il governo Serraj prenda il controllo delle frontiere e il flusso migratorio verso l’Europa possa diminuire.

Mentre sul raddoppio dei miliziani ISIS in Libia, ha affermato che: “Fonti americane parlano di 5-6mila militanti. Noi non abbiamo riscontri, ma sicuramente sono intorno a 3mila e si sono inseriti nella zona di Sirte, occupando villaggi o mettendoli sotto pressione con attentati. Sirte è ormai una città perduta, dove ci sono esecuzioni in piazza tutti i giorni con gente che guarda e applaude, mentre a Derna i vecchi della città hanno trovato la forza di combattere i miliziani”, ha concluso Serra.
Giacomo Pratali

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