GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Monthly archive

agosto 2015

Nigeria-Libia: viaggio di sola andata

Medio oriente – Africa di

La Multi National Joint Task Force ha annunciato il dispiegamento di quasi 9000 unità contro Boko Haram, dopo le 200 vittime nelle ultime due settimane. Lo stesso Boko Haram è pronto a supportare i miliziani del Daesh a Sirte.

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8700 soldati dispiegati contro Boko Haram. È quanto annunciato lo scorso 26 agosto dalla coalizione africana Multi National Joint Task Force, composta Nigeria, Camerun, Ciad, Niger e Benin. Soprattutto i primi tre Paesi, sono sempre più il bersaglio dell’organizzazione islamista affiliata all’Isis.

Un provvedimento che potrebbe essere tardivo. Nello Stato di Borno, tornato ad essere l’epicentro degli scontri tra milizie regolari e truppe islamiste, sono state oltre 200 le vittime civili nelle ultime due settimane. Una risposta alle altrettante persone liberate dall’esercito nigeriano nello stesso arco di tempo.

Ma c’è un altro fronte. Oltre ai profughi in fuga da questi continui massacri e diretti verso la Libia, c’è un’altra rotta che porta allo Stato nordafricano: quella dei combattenti di Boko Haram, arrivati a Sirte per dare manforte ai miliziani del Daesh. Come riportato da molti media internazionali, le fonti libiche hanno stimato che “200 combattenti nigeriani sarebbero pronti ad unirsi alle truppe dell’Isis”.

Dallo Stato di Borno, passando per il Lago Ciad e il sud del Camerun, fino ad arrivare a Sirte. La rete del Califfato si sta allargando a macchia d’olio e non appare più sporadica sulle carte geografiche. E la modalità del terrore, già testimoniata nei villaggi nigeriani, ciadiani e camerunensi, è la medesima a Sirte. Solo pochi giorni fa, il leader spirituale dello Stato Islamico Hassan al Karami aveva fatto il seguente annuncio choc nel corso di un sermone nella moschea di Rabat: “Decapiteremo i ribelli dell’opposizione dopo la preghiera del venerdì, gli abitanti di Sirte consegnino le loro figlie ai combattenti che le sposeranno”.

Parole dure. Parole che sono la testimonianza di quanto l’organizzazione di al Baghdadi si sia radicata nella città di Sirte da giugno ad oggi. Moschee, istituzioni e media sono nelle loro mani. E le vittime, esponenti di Fajr Libia, delle Brigate di Misurata e di altri gruppi libici, testimoniano quanto la mancanza di unione nazionale alla Libia faccia il giorno dello Stato Islamico.
Giacomo Pratali

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Nigeria-Libya: one-way trip

Middle East - Africa di

The Multi National Joint Task Force announced deployment of nearly 9000 units against Boko Haram, after 200 victims in the last two weeks. The same Boko is ready to support Daesh in Sirte.

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8700 soldiers deployed against Boko Haram. It is what was announced on 26 August by coalition Multi National Joint Task Force, composed of Nigeria, Cameroon, Chad, Niger and Benin. Especially the first three countries, are increasingly involved in fights with Islamist organization affiliated ISIS.

A measure that could be late. Borno State is epicenter of clashes between Islamist troops and army, which caused at least 200 civilian casualties in the last two weeks. An answer to many people freed by Nigerian army in the same time.

But there is another feature. In addition to refugees on the run from these continuous massacres and headed for Libya, there is another route towards Sirte. As reported by many international media, the Libyan sources have estimated that “200 Boko Haram militants would be ready to join the ranks of the Isis.”

State of Borno, Lake Chad, Cameroon and now Sirte. The Caliphate network is enlarging. And the methods of terror, already witnessed in the villages Nigerians, Chadians and Cameroonians, is the same in Sirte. Just a few days ago, spiritual leader of Islamic State Hassan Karami announced in the mosque in Rabat: “We’ll behead rebels of the opposition after the Friday prayers, people of Sirte deliver their daughters fighters that get married. ”

Harsh words which show how Islamic State has taken root in Sirte from June to today. Mosques, institutions and media are in their hands. And victims, deriving from Libya Fajr, Brigades of Misrata and other Libyan groups, is the evidence that the lack of national unity is a Daesh advantage.
Giacomo Pratali

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Bielorussia: il doppio gioco di Lukashenko

EUROPA di

Rilasciati sei oppositori politici a pochi mesi dalle Presidenziali. Lukashenko tenta un timido riavvicinamento a Bruxelles, ma, temendo il ripetersi dei fatti di Maidan in casa propria, rafforza l’alleanza di tipo militare con Mosca.

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Il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko ha decretato il rilascio di sei oppositori politici, tra cui Mykalai Statkevich, candidato alle Presidenziali del 2010: “Non pensavo che Lukashenko avrebbe avuto il coraggio di liberarmi prima delle elezioni (il prossimo 20 novembre, ndr) – afferma l’ormai ex detenuto -. Forse non avevano più soldi per il carcere. Ora per loro la situazione è ottimale. L’opposizione è in una situazione di stallo. Non può boicottare la consultazione e non è in grado di sostenere nemmeno un proprio candidato. Ecco perché mi hanno rilasciato”.

Oltre alle accuse in merito alla pesante situazione economica dello Stato ex sovietico, questi sei oppositori, così come gran parte degli attivisti presenti in Bielorussia, hanno sempre accusato Lukashenko di un eccessivo avvicinamento alla Russia e di un altrettanto forte allontamento rispetto a Bruxelles e alle democrazie europee.

La notizia del rilascio è stato accolto come “un grande passo in avanti” dall’alto rappresentante Ue Federica Mogherini, questa notizia potrebbe comportare “il miglioramento delle relazioni tra la Bielorussia e l’Unione Europea va nella auspicata direzione di un rafforzamento della tutela di diritti umani e libertà civili nel Paese. La liberazione dei sei prigionieri – osserva ancora Della Vedova – viene incontro alle aspettative che, sia bilateralmente che nel più ampio quadro del dialogo fra UE e Minsk, erano state a più riprese manifestate alle Autorità bielorusse”, afferma il sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto Della Vedova.

Considerato l’ultimo dittatore europeo, Lukashenko, in carica dal 1994, ha sempre mosso le proprie pedine in base alle convenienze politiche del momento. Come nel 1997, anno dell’accordo di “Unione Statale” con la Russia. Come oggi, con la decisione del rilascio dei sei detenuti come ramoscello d’ulivo verso Bruxelles, affinché ammorbidisca le sanzioni contro i patrimoni degli oligarchi bielorussi decretate nel 2004.

Di primaria importanza per la Bielorussia, inoltre, è anche la questione ucraina. Aldilà dell’accordo tra Ucraina, Russia, Germania e Francia sancito proprio nella capitale Minsk, Lukashenko teme in patria un possibile Maidan 2, anche in virtù della diffidenza di cui gode presso tutte le cancellerie europee. Conscio di questo rischio, il Presidente bielorusso ha messo nero su bianco, lo scorso 19 agosto, l’accordo con Putin che sancisce lo sviluppo di un comune spazio di difesa aerea a corto raggio.
Giacomo Pratali

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Belarus: Lukashenko’s two faces

Europe di

Released six political opponents a few months before elections. Lukashenko tries a timid rapprochement towards Brussels, but, fearing a repetition of Maidan, he has reinforced military alliance with Moscow.

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President of Belarus Alexander Lukashenko has declared release of six political opponents, including Mykalai Statkevich, presidential candidate in 2010: “I did not think that Lukashenko would have had the courage to break free me before the election (on November 20, ed) – Statklevick said-. Maybe government has not more money to the prison. Now the situation is optimum for them. The opposition is in a stalemate. It can not disrupt the consultation and is not able to support even its own candidate. That’s why they let me go. ”

In addition to the charges about the difficult economic situation, these six opponents, as well as many activists, have always accused Lukashenkoto be too pro-Russia and to be too far from European Union.

The news was welcomed as “a big step forward,” EU High Representative Federica Mogherini affirmed. While Italian Secretary of State for Foreign Affairs Benedetto Della Vedova said that this according could be an “improvement in relations between Belarus and the European Union is moving in the hoped for direction of human rights protections and civil liberties. “The liberation of these six prisoners”, Della Vedova observed, “meets the expectations that, both bilaterally and within the broader dialogue between the EU and Minsk, have been repeatedly demonstrated by the Belarus authorities”.

Considered Europe’s last dictator, Lukashenko, in office since 1994, has always moved their pieces based on political convenience of the moment. As in 1997, the year of the agreement, “Union State” with Russia. As today, with release of the six detainees like reconciliation towards Brussels, in order to reduce sanctions against Belarusian oligarchs decreed in 2004.

But also the Ukrainian issue exists. Beyond agreement between Ukraine, Russia, Germany and France set out in the capital Minsk, Lukashenko is fearing for another Maidan 2 in his country, especially because all the European chancelleries have always marginalized him. Aware of this risk, he has reach, last August 19, a military agreement with Putin about the common space of short-range air defense.
Giacomo Pratali

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Egitto: esplosione autobombe, almeno 30 feriti

Almeno 30 feriti, di cui 6 poliziotti, a seguito di tre autobombe esplose davanti al Palazzo di Sicurezza e ad un tribunale de Il Cairo: “Un uomo ha improvvisamente arrestato la propria vettura davanti all’edificio della Sicurezza nazionale, è saltato fuori ed è fuggito a bordo di una motocicletta che seguiva il veicolo”, ha riferito il Ministro degli Interni egiziano.

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A sorpresa, la natura di questa azione terrorista potrebbe non essere jihadista. Il gruppo Black bloc ha infatti rivendicato l’attentato. “Annunciamo la nostra completa responsabilità per le esplosioni di poche ore fa”, hanno affermato i responsabili dell’organizzazione tramite il proprio profilo Facebook. Essi ha inoltre spiegato che questa è una risposta all’arresto di molte persone trattenute in prigione per reati politici e di opinione.

Dopo le leggi antiterrorismo approvate da al Sisi appena tre giorni fa, questo atto terroristico è una chiara denuncia della linea dura e illiberale intrapresa dal governo egiziano.Infine, potrebbe essere la prima azione violenta di matrice antiislamista nel Paese, se le responsabilità del gruppo Black bloc venissero accertate.
Giacomo Pratali

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Egypt: bomb attacks, at least 30 injured

At least 30 injured, 6 of which were policemen, after that Egyptian security building and a courthouse were hit by three car bombs in Cairo at 2:00: “A man suddenly stopped his car in front of the state security building, jumped out of it and fled on a motorbike that followed the car,” Ministry of Internal Affairs explained.

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But responsability could not be jihadist. In fact, Black Bloc group claim attempt: “We announce our full and complete responsibility for the explosions which occurred a few hours ago, “ they said on Facebook. They also explained that this action is the answer to several imprisonment people because of their political crimes.

After anti-terrorism laws wanted by al Sisi three days ago, this attempt is an obvious reply to Egyptian government. Especially because it should the first violent attack anti-islamist in this country if claim of responsability were proved.
Giacomo Pratali

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Cyberattacco alla Dixons Carphone: 2,4 mln di clienti colpiti

Difesa/EUROPA/INNOVAZIONE di

Colpito uno dei più importanti retailer del Regno Unito. L’obiettivo erano informazioni e dati sensibili privati. Dopo avere adottato le necessarie misure di sicurezza, l’azienda si è scusata con la clientela.

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Il 3 agosto scorso i tecnici della Dixons Carphone, uno dei maggiori retailer del Regno Unito in prodotti di telefonia mobile, hanno rilevato un data breach nei propri sistemi e il conseguente furto di dati personali e sensibili di circa 2,4 milioni di clienti. Fra questi, circa 90.000 corrono il rischio che siano stati violati i propri codici di accesso a carte di credito e conti correnti online.

La notizia è stata divulgata soltanto alcuni giorni dopo con le parole del CEO Sebastian James che, porgendo le scuse di rito alla clientela, ha assicurato che l’azienda si è immediatamente adoperata mettendo in atto tutte le azioni all’uopo necessarie e adottando misure di sicurezza addizionali. Nel frattempo i siti colpiti dall’attacco, OneStopPhoneShop.com, e2save.com e Mobiles.co.uk, sono stati messi offline così come sono stati sospesi i servizi ID Mobile, TalkTalkMobile e TalkMobile.

La Dixons Carphone assicura che, in virtù del proprio modus operandi per divisioni separate, l’attacco è stato circoscritto a questi obiettivi. Si sarebbe trattato di un attacco complesso, iniziato circa due settimane prima della violazione effettiva. Disorientati i clienti, che avendo avuto notizia da parte della società della problematica di venerdì, hanno avuto difficoltà e disagi nel contattare le banche nel weekend.

La Dixons Carphone, nata nel 2014 dalla fusione fra Dixons Retailer e Carphone Warehouse, nel mese di Luglio aveva registrato una crescita di ricavi del 21%, e un aumento netto delle vendite nelle controllate irlandesi dell’8%.

Quotata alla City ha però scontato l’attacco con una flessione dell’1,7% del valore azionario e i problemi potrebbero non essere finiti. L’ente regolatore britannico, l’Information Commissioner’s Office, ha aperto un’inchiesta e, se riscontrasse che la società non ha posto in essere adeguate misure di prevenzione, potrebbe comminare una sanzione di 500.000,00 sterline.

A differenza del caso italiano Hacking Team, la vicenda britannica si configura come un fenomeno di cyber crime, il cui fine non è porre in essere un’azione diretta contro la sicurezza di uno stato, ma furto di informazioni contro i privati. Il mercato, sostengono gli esperti, è ricco. I dati di accesso a conti correnti e carte di credito valgono da 5 a 10 Sterline l’uno, mentre un set completo di dati personali può valere anche il doppio.
Leonardo Pizzuti

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Syria: water use as a weapon

Middle East - Africa di

Years of fierce war and a lack of investment and maintenance have taken a serious toll on water infrastructure across Syria. Years of conflict and lack of maintenance had a negative impact on the entire water supply in Syria.

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It was inevitable that water became intermittently available or simply unavailable because of the conflict in many areas.
The Syrians have had to adapt by resorting to old wells, bottled water or tapping rivers whose water is not clean and sanitary. Humanitarian organizations attempt to solve the problem by trying to provide drinking water but much of the population has very limited access to the municipal pipes. Not surprisingly diseases spread in such a place where people are more and more exposed to water-borne pathogens.
In Syria even water can become an instrument of war, though rarely decisive. As a matter of fact, the resources of water accumulation are used to block access roads to the battlefields or are retained in dams to isolate entire areas even though this use has indiscriminate effects.
For this very reason, there have been numerous local agreements between rebel and government forces to maintain current water infrastructure to support the civilian population. For example, both loyalists and rebels have long maintained arrangements in and around the city of Aleppo and Damascus, so the water will continue to flow, often in exchange for promises of a ceasefire.

The Islamic state, on the contrary, has voluntarily breached dams and bodies of water in overflow in militarily strategic regions. Fact that is more evident in Iraq. But the Islamic state has largely tried to maintain water flows to support its efforts to play the role of a government.

There are three main areas of weakness in Syria that could be easily exploited; Any interference carried out on pumping stations of Aleppo, the Tabqa dam along the Euphrates River, and the water flow from the mountains to Damascus Qalamoun – especially from the source of Wadi Barada, north and west- could drastically alter water supply in Syria.

Fuel shortages hamper the effectiveness and productivity of existing pumping stations, reducing their outflow. The Tabqa dam generates electricity and ensures that the Lake Assad remains at sustainable levels. Electricity supply is a priority that is ensured by the preservation of water but the exploitation of this resource can cause an unsustainable drop in the water level of Lake Assad, threatening its long-term ability to provide water.

Finally, Wadi Barada is in a disputed area between the rebels and loyalist forces, and could be easily exploited and used as an instrument of future conflicts.

 

Monia Savioli

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Siria: l’utilizzo dell’acqua come arma

Difesa/Medio oriente – Africa di

Anni di guerra feroce e di una mancanza di investimenti e manutenzione hanno preso un pedaggio grave su infrastrutture idriche in tutta la Siria. Anni di guerra e di mancata manutenzione hanno influito negativamente su tutta la rete idrica siriana.

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Il conflitto ha reso inevitabile che l’acqua fosse disponibile solo a intermittenza dove possibile o semplicemente indisponibile in tante aree di conflitto. I Siriani hanno dovuto adattarsi ricorrendo ai vecchi pozzi, all’acqua in bottiglia o attingendo alle risorse dei fiumi utilizzando acqua non depurata.

Le organizzazioni umanitarie tentano di arginare il problema cercando di fornire acqua potabile ma gran parte della popolazione ha un accesso molto limitato alle condutture municipali. Non sorprende che in questo contesto crescano le malattie visto che le persone sono sempre di più esposte ad agenti patogeni di origine idrica.

In Siria anche l’acqua può diventare uno strumento di guerra, anche se raramente decisiva, utilizzando le risorse di accumulo idriche per bloccare vie di accesso ai campi di battaglia o trattenuta nelle dighe per isolare intere zone questo uso ha però degli effetti indiscriminati. Soprattutto per questo motivo, ci sono state numerose intese locali tra forze ribelli e governative per mantenere le infrastrutture acqua corrente per sostenere le popolazioni civili. Ad esempio, sia lealisti e ribelli hanno a lungo mantenuto accordi dentro e intorno alle città di Aleppo e Damasco per cui l’acqua continuerà a scorrere, spesso in cambio di promesse di cessate il fuoco.

Lo Stato islamico, al contrario, ha volontariamente violato dighe o sistemi idrici in overflow nelle regioni militarmente strategica, in modo più evidente in Iraq. Ma anche lo Stato islamico ha in gran parte cercato di mantenere flussi di acqua per sostenere i suoi sforzi per svolgere il ruolo di un governo.

Ci sono tre aree principali di debolezza in Siria che potrebbero essere facilmente sfruttatate. Qualsiasi interferenza attuata sulle stazioni di pompaggio di Aleppo, il Tabqa diga lungo il fiume Eufrate e il flusso d’acqua a Damasco dalle montagne Qalamoun – soprattutto dalla sorgente di Wadi Barada, a nord e ad ovest – potrebbero alterare drasticamente l’approvvigionamento idrico in Siria .

La penuria di carburante ostacola l’efficacia e la produttività delle stazioni di pompaggio esistenti, riducendo il loro deflusso. La diga di Tabqa genera elettricità e assicura che il Lago Assad rimanga a livelli sostenibili; priorità nella fornitura di energia elettrica viene assicurata per la  preservazione dell’acqua può causare un calo insostenibile del livello del lago di Assad, minacciando la sua capacità a lungo termine per fornire acqua.

Infine, Wadi Barada si trova in una zona contesa tra i ribelli e lealisti forze, e potrebbe essere facilmente sfruttato e utilizzato come strumento di conflitti futuri.
Monia Savioli

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Accademia della Crusca: cyberattacco a ritmo di rap

Difesa/EUROPA di

Attacco informatico alla storica istituzione per la salvaguardia della lingua italiana, nata nel ‘500. Le indagini della Digos non hanno ancora chiarito se sia stato opera di simpatizzanti dello Stato Islamico.

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“Quando America e Iran uccidono i musulmani, in Iraq, Palestina, Afganistan e Vietnam nessuno sente il latrato dei media. Ma quando lo Stato Islamico arriva per difenderci… Tu incontri le alleanze. E ti troverai di fronte i kamikaze. Io difendo la mia religione, i miei fratelli e le mie sorelle. Perché i nostri governi sono i veri terroristi. Con il suo supporto o il suo silenzio. Questa guerra è appena cominciata e noi vinceremo a Dio piacendo.”

Con questo rap intitolato “Are you human ?”, sabato 8 Agosto è stato attaccato il sito dell’Accademia della Crusca. Il Presidente dell’antica istituzione, Claudio Marazzini, ha dichiarato di essere venuto a conoscenza dell’attacco grazie ad una telefonata di un giornalista de La Nazione, che lo ha avvisato. Dopo aver ripristinato il sito, l’attacco è stato reiterato e la pagina è riapparsa la domenica.

Il manifesto, con le classiche immagini che richiamano allo Stato Islamico, era a firma di Phenomen DZ, riportando due link: il primo ad una pagina Facebook che risultava però irraggiungibile. Il secondo ad un account twitter @phenodz. Altre firme di gruppi hacker erano riportate.

Phenomen DZ risulta aver condotto una lunga serie di attacchi informatici in diversi paesi, fra cui Francia Belgio e Russia. Questi i fatti di cronaca, fra i quali si registrano anche le indagini a cura della Digos. Non è ancora chiaro se l’attacco sia veramente opera di soggetti isolati o gruppi che supportano lo Stato Islamico oppure no.

Un altro interrogativo concerne l’obiettivo in sé: la Crusca è una delle più antiche istituzioni europee, nata in Toscana nel 1538, dunque in pieno Rinascimento, per salvaguardare la lingua. Il nome rimanda proprio all’obiettivo di discernere la crusca dalla farina, garantendo la purezza della lingua. Dopo alterne vicende, con l’Unità d’Italia diviene depositaria del compito di stabilire una sorta di “canone” linguistico per l’italiano moderno.

Composta da accademici di varia estrazione e provenienza, svolge un prezioso ruolo culturale di interesse pubblico. Tuttavia (purtroppo), non sembra avere un ruolo simbolico così forte, come potrebbe essere per l’Academie Francaise, tale da giustificare un attacco teso a colpire il governo e al paese.

Questa considerazione apre la strada ad altri filoni di indagine, non necessariamente collegati al terrorismo e all’Isis, che potrebbe essere stato utilizzato come paravento. Di sicuro non è un fenomeno da sottovalutare, rappresentando una goccia nel mare agli attacchi informatici che quotidianamente assediano i siti delle istituzioni, con lo scopo di screditare e colpire l’Italia.

Toccherà agli inquirenti stabilire la gravità di questo attacco.
Leonardo Pizzuti

 

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Leonardo Pizzuti
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