#WAR: il ruolo dei social media nell’intelligence militare

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Il popolo più numeroso del mondo non appartiene ad uno stato preciso, non ha ne’ legami storici ne’ legami nazionali, e continua crescere senza sosta.

E’ il popolo dei social media, la cui crescita continua inarrestabile ad unire uomini e donne di tutto il mondo con provenienze, storie e visioni del mondo diverse.

La diffusione e’ cosi capillare e pervasiva da essere diventata uno strumento fondamentale di comunicazione, contatto e propaganda per qualunque organizzazione (o individuo) voglia veicolare il proprio messaggio all’esterno.

Abbiamo tutti nella mente le immagini dei video diffusi dall’ISIS in cui venivano giustiziati prigionieri occidentali nelle prime fasi dell’espansione del califfato: un esempio perfetto di propaganda che ha avuto risonanza mondiale, convincendo i governi occidentali a tornare militarmente in Iraq dopo pochi anni dal ritiro.

Gia’ Al – Qaeda aveva fatto un uso spregiudicato di questi strumenti, a basso costo e accessibili alle masse, per i propri fini.

Dalle video cassette clandestine ai tweet, i protagonisti della guerra asimmetrica del XXI secolo hanno dato prova di intelligenza e flessibilita’ nell’utilizzare i “social” fin dal loro avvento, avvalendosi del lavoro e delle capacita’ dei giovani guerriglieri che si sono formati nelle facolta’ scientifiche delle migliori universita’ occidentali.

Di fronte a questo aspetto del confronto con gli “insurgents”, le complesse organizzazioni delle forze armate, hanno impiegato piu’ tempo nel comprendere il valore dei social media come arma, e organizzarsi di conseguenza.

Israele in questo senso e’ stato un precursore, promuovendo campagne social gia’ nelle offensive del 2006 – 07: oggi l’IDF veicola i propri messaggi su 32 siti diversi in sei lingue. Anche gli Stati Uniti hanno implementato le proprie unita’ dedicate alla guerra sui social media nell’ambito delle psy -ops.

La strategia russa durante il confronto con l’Ucraina del 2014 ha visto l’utilizzo dei social come vero e proprio sistema d’arma coordinato con gli assetti sul campo: mentre uomini e mezzi si spostavano sul terreno, un mix di stampa e social media ne sosteneva i movimenti con una narrativa degli eventi destinata ad influenzare l’opinione pubblica interna ed esterna.

Gli Ucraini dal canto monitorano gli spostamenti e la presenza dei filo russi studiando attentamente i post pubblicati.

Per presidiare questa nuova frontiera dei confronti armati, il Regno Unito pochi mesi fa ha annunciato la creazione di una nuova brigata dedicata, che prendera’ il nome di 77th Brigade, in onore delle forze speciali operanti dietro le linee giapponesi durante la seconda guerra mondiale.

L’Italia gia’ da alcuni anni dispone del 28 Reggimento Pavia, dedicato alle Comunicazioni Operative.

La social media intelligence ad uso militare e’, quindi gia’ una realta’, con un acronimo che la identifica: SOCMINT.

La ricerca, che a differenza dell’operativita’, non ne ha ancora definito tutti i contorni teorici, ha individuato fino ad oggi 4 categorie, mutuate dal settore civile.

  • Sentiment Analysis

Si tratta di un metodo di analisi che raccoglie in tempo reale le reazioni degli     utenti davanti un evento. Utilizzando la vasta quantita’ di dati disponibili si misurano il tono, l’emotivita’, l’intensita’ e la rilevanza del sentiment. Se ben utilizzata, e’ uno strumento in grado di fornire una buona interpretazione qualitativa delle reazioni del target analizzato.

In campo militare, puo’ essere applicata prima del dispiegamento delle forze e dopo una determinata azione, conoscendo quali possono essere le reazioni della popolazione interessata.

  • Propaganda

La pervasivita’ e la capillarita’ dei social media sono un veicolo con cui esercitare al massimo la cosiddetta disseminazione del messaggio scelto, sia in termini di propaganda che di contropropaganda rispetto alle mosse dell’avversario.

Un caso di scuola e’ quello dei fatti di Odessa del febbraio 2014, quando l’assalto delle forze filo-russe provoco’ 200 morti: le due parti, russi e ucraini, cominciarono un’escalation di post, foto, commenti e tweet dando dello stesso due narrazioni opposte, rilanciate dalla stampa dei diversi paesi secondo gli orientamenti politici.

  • Controllo della narrativa

Una forza che si propone un fine strategico puo’, costruendo con accuratezza il messaggio e diffondendolo il giusto timing, costruire una narrazione degli eventi che precedono, accompagnano e seguono le azioni cinetiche, tali da fungere da veri e propri moltiplicatori di forze, conquistando o meno i cuori e le menti delle popolazioni target.

  • Geolocalizzazione

Partendo da un semplice post e’ possibile, ricostruendo con intelligenza e attenzione, le reti di relazione, individuare la posizione di soggetti o infrastrutture. E’ gia’ una realta’: secondo quanto dichiarato dal Generale dell’Air Force Hawk Carlisle, gli Stati Uniti sono stati in grado, nel giro di 24 ore di geolocalizzare e sopprimere con tre JDAM una roccaforte dell’ISIS partendo da un post pubblicato.

La strada per un uso ottimale dei social media nell’intelligence militare sembra ancora lunga, ma non c’e’ dubbio che si tratti di uno degli assetti pregiati che una qualsiasi forza armata o fazione combattente non puo’ trascurare per garantire la propria efficacia.

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