Libia: nuova missione di Leon

in Medio oriente – Africa by

Ad Algeri sono in corso i colloqui di pace tra le fazioni in lotta. L’avanzata dell’Isis e l’emergenza umanitaria nel Mediterraneo rendono sempre più necessaria la costituzione di un governo di unità nazionale.

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“Nessuna delle due parti è sufficientemente forte per vincere”. Con queste parole, Bernardino Leon ha aperto la due giorni di colloqui di pace (3 e 4 giugno) ad Algeri. Un ennesimo incontro tra il governo di Tobruk, sostenuto dalla comunità internazionale, e quello di Tripoli, appoggiato da Qatar e Turchia. Per porre freno all’avanzata dell’Isis in Libia, le due parti sembrano intenzionate a “raggiungere una soluzione politica”, sottolinea il delegato della Nazioni Unite.

Dello stesso tenore, le parole di Abdelkader Messahel, Ministro per gli Affari Magrebini e Africani dell’Algeria: “Appare ormai chiaro che ci sia la necessità di unire gli sforzi e di farli convergere per capitalizzare i risultati ottenuti finora nel tentativo di giungere quanto prima, alla formazione di un governo di unità nazionale in grado di farsi carico della missione essenziale e urgente di affrontare il terrorismo e di creare le condizioni – aggiunge – per garantire una transizione serena verso la creazione di istituzioni democratiche e stabili, condizioni essenziali di uno Stato sovrano e forte”.

Sul fronte interno, intanto, continuano gli attacchi terroristici. Come quello del 31 aprile avvenuto ad ovest di Misurata, responsabile dell’uccisione di cinque miliziani di Fajr Libia, e rivendicato con un tweet dal Daesh. Anche se islamisti, quest’ultimi hanno pagato la vicinanza all’esecutivo di Tripoli e il controllo dei pozzi di petrolio nella provincia di Jaffa. Lo Stato Islamico punta così alla presa della zona centrale della Libia al fine di isolare le truppe di Alba Libica presenti a Sebha, situata nella parte meridionale del Paese.

Anche il fronte internazionale è cupo. Dopo l’apertura a sorpresa del governo di Tripoli in merito ad una missione Ue contro gli scafisti, Ibrahim Dabbashi, Ambasciatore della Libia all’Onu, ha per il momento chiuso a questa eventualità: “Fino a quando l’Unione Europea e alcuni altri paesi non ne discuteranno con il legittimo governo, in quanto unico rappresentante del popolo libico, non ci sarà alcun consenso da parte nostra”.

La frase del rappresentante del governo di Tobruk rende ancora più importante il lavoro di Leon. La spinta verso il governo di unità nazionale conserva un duplice scopo: fermare l’avanzata dell’Isis e giungere un accordo tra Libia e comunità internazionale per la lotta al traffico di esseri umani all’interno del Mediterraneo.
Giacomo Pratali

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